I “furbetti dello sci” sulla neve nonostante i divieti

Le restrizioni anticovid non fermano lo sci. Sono molti gli italiani che nello scorso fine settimana hanno scelto di indossare le loro tute da neve e di montare sugli sci approfittando del bel tempo. Tutto questo, seppure le norme non prevedano l’apertura degli impianti sciistici

Le disposizioni del Governo stabilite nel DPCM del 14 gennaio scorso sono chiare, la chiusura degli impianti di risalita è prorogata. Lo conferma anche il nuovo decreto che entrerà in vigore il 6 marzo, il primo firmato dal nuovo Presidente del Consiglio. I numeri dei contagi e dei decessi legati al Covid-19 continuano a preoccupare e portano a misure sempre più rigide per evitare possibili assembramenti. Da qui, la decisione di chiudere le piste da sci.

Come è stato possibile evadere le norme

Il decreto, nonostante le chiusure, non vieta agli atleti tesserati di sciare, è quindi possibile accedere agli impianti di risalita per tutti coloro che sono in possesso di una tessera della Federazione Sportiva. Molti sciatori colti in flagrante si sono giustificati affermando di essere lì per accompagnare nipoti e figli minorenni alla loro lezione di sci, altri, senza una scusa altrettanto valida, sono stati multati dalle forze dell’ordine. Ottenere la tessera necessaria il riconoscimento dello status di atleta è, tra le altre cose, molto semplice. Alcuni impianti riescono a farla avere in meno di 24 ore dopo la compilazione di un modulo apposito. Senza tale certificazione dello stato di atleta si rischia una multa che va dai 400 ai 1000 euro, ma per i più intrepidi vale la pena rischiare. È successo prevalentemente in Abruzzo, dove erano presenti persone provenienti anche dalle regioni limitrofe.

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