Vaccini in Italia. Draghi vuole l’immunità di gregge

Pronta la nuova campagna vaccinale italiana. Draghi punta ad oltre mezzo milione di dosi giornaliere e alla partecipazione della Protezione Civile.

Dopo i bruschi rallentamenti della campagna vaccinale iniziata il 27 dicembre 2020 sotto la guida dello scorso esecutivo, sembra esserci un punto di svolta. “Accelerare” è dunque la parola chiave che accompagnerà il nuovo piano Draghi, pronto a partire nelle prossime giornate.

I numeri del piano vaccinale

Quattro milioni di dosi somministrate. Più di un milione e mezzo di italiani vaccinati, di cui la maggior parte operatori sanitari, over 80 e forze armate. Nonostante tali risultati (e la diminuzione del numero di casi nelle suddette categorie), l’Italia soffre i ritardi nella consegna delle dosi da parte delle aziende farmaceutiche e l’incubo varianti spinge l’esecutivo ad un nuovo piano.

La volontà è quella di passare da 100mila dosi al giorno a 600mila, arrivando così vaccinare 25 milioni di italiani entro la fine di giugno. Resta però lo scoglio delle consegne: di fronte ai rallentamenti di AstraZeneca (le cui dosi sono state preferite, per costi e gestione, a Pfizer), sembra aprirsi la possibilità di poter contare sul nuovo vaccino Johnson & Johnson già approvato negli Stati Uniti.

L’obiettivo è dunque la ripresa del turismo, a partire da quello estivo, e l’immunità di gregge per settembre.

Da Johnson & Johnson alla ripresa di AstraZeneca, ecco come realizzare il nuovo piano

Il programma vaccinale firmato Draghi potrebbe essere caratterizzato dal superamento del “richiamo” a favore della monodose. Tali ipotesi troverebbero una corrispondenza con il nuovo vaccino americano Johnson & Johnson, che presto potrebbe sbarcare in Italia.

Ottenuta l’autorizzazione per l’uso negli Stati Uniti, le prossime tappe del vaccino J&J prevedono la commercializzazione su territorio europeo e l’approvazione da parte dell’EMA, Agenzia europea dei medicinali, che dovrebbe arrivare entro la seconda settimana di marzo 2021. Le recenti sperimentazioni sulla monodose si caratterizzerebbero inoltre per una discreta efficacia, compresa tra il 72 e 86%, e per la resistenza alle varianti come quella sudafricana. L’ipotesi non è stata però accolta all’unisono. L’immunologa dell’Università di Padova Antonella Viola considera infatti il piano monodose come un azzardo, convinta che “si rischierebbe di non proteggere le persone e facilitare la generazione di varianti”. Nonostante le diverse interpretazioni, l’Italia guarda interessata al nuovo vaccino americano. Considerate come una concreta alternativa, le monodosi J&J consentirebbero di superare le distinzioni per fasce d’età o categorie professionali, in attesa che le grandi case farmaceutiche (come Pfizer e AstraZeneca) rispettino gli accordi presi con l’UE garantendo le consegne per il mese di marzo.

La possibilità di poter contare su più vaccini e case farmaceutiche, sembrerebbero dunque la chiave della nuova campagna italiana.

L’ingresso Protezione Civile

Differentemente dal precedente piano anti-Covid, la campagna Draghi si caratterizzerebbe anche per l’ingresso della Protezione Civile. Sfruttare le risorse fisiche e umane messe in campo dal Dipartimento ora guidato dal dott. Curcio ampliando ambulatori e presidi sanitari con strutture mobili, ad esempio, saranno quindi un ulteriore mezzo per affrontare un’emergenza che dura ormai da più di un anno.

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