Una proposta di legge per combattere l’hate speech online

L’hate speech, oggi più che mai, è un fenomeno molto diffuso soprattutto all’interno dei social networks. Per questo, il ddl Boldrini, vorrebbe introdurre una legge per contrastare e sanzionare l’odio online.

Laura Boldrini, deputata del Partito Democratico ed ex presidente di Montecitorio, ha presentato una proposta di legge alla Camera dei Deputati per cercare di combattere l’odio online. L’obiettivo è quello di contrastare e sanzionare il cosiddetto “hate speech”. Infatti, una volta approvata, tale norma obbligherà i gestori dei siti a rimuovere tutti quei contenuti che potrebbero ledere la dignità e la libertà della persona rivolti a soggetti appartenenti a specifici gruppi sociali o a minoranze. Una legge che vuole, quindi, osteggiare la discriminazione e la violenza contro persone di diversa etnia, religione, orientamento sessuale e disabilità. Chiaramente, coloro che non rispetteranno quanto previsto dalla norma in questione, incorreranno in pesanti sanzioni.

L’hate speech in Europa

In Europa l’hate speech rappresenta una forma di discriminazione. Infatti, esso è vietato dall’articolo 14 della CEDU (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali). Questo fenomeno, con l’avvento della tecnologia e, in modo particolare, dei social network, è diventato molto più complesso e molto più difficile da contrastare. Dal 2003, infatti, la comunità europea sta cercando di fare il possibile per combattere e mettere definitivamente fine all’odio online. Il 28 gennaio 2003, è stato firmato il Protocollo addizionale alla Convenzione di Budapest sulla criminalità informatica. Tale protoccollo prevede che“qualsiasi materiale scritto, immagine o altra rappresentazione di idee o teorie che sostiene, promuove o incita l’odio, la discriminazione o la violenza contro qualsiasi individuo o gruppo di individui, sulla base di razza, colore, origine e religione, se usato come pretesto per uno di questi fattori” è punibile

A partire dal 2008, “l’istigazione pubblica alla violenza o all’odio” è iniziata ad essere considerata come reato. Nel 2016, invece, la Commissione Europea ha presentato il cosiddetto “Codice di Condotta per contrastare l’illecito incitamento all’hate speech online” (CoCEN). Questo testo, inoltre, è nato da una collaborazione con alcuni social come Facebook, Twitter, YouTube e Microsofot. Dunque, l’Europa nel corso degli anni ha fatto notevoli passi avanti in materia di hate speech. Purtroppo, però, questo fenomeno non è stato ancora completamente sconfitto. Infatti, si tratta di un problema tuttora molto grave ed esteso. L’obiettivo finale, è quello di ridurre il disagio sociale diffuso nonchè educare e responsabilizzare tutti i cittadini.

Le iniziative per contratsare l’odio online in Italia

Dunque, in Italia, la Boldrini ha proposto una legge proprio per cercare di contrastare queste forme di discriminazioni e violenze online. Nel nostro Paese, non si tratta, però di una novità. Infatti, già nel 2017 , era stata introdotta la norma sul cyberullismo. Ma c’è bisogno di maggiore protezione per le persone offese. Proprio per questo, il ddl Boldrini vorrebbe introdurre una producedura di monitoraggio e intervento tramite un organismo di autoregolamentazione delle piattaforme. Quest’ultimo ha il compito di verificare l’illiceità del contenuto della segnalazione entro 24 ore. Ovviamente, per permettere agli utenti di segnalare l’hate speech in modo rapido e veloce, ogni gestore dovrà dotarsi di organismi di tutela che dovranno rendere questa procedura molto rapida e chiara.

Dunque, dopo la segnalazione degli utenti e la verifica, in caso di esito positivo, quindi di contenuto illecito e discriminatorio, la comunicazione dovrà essere inoltrata alla polizia postale e il gestore del sito dovrà bloccare o rimuovere il contenuto nel termine di ventiquattro ore. In teoria, in pochi step e nel giro di poche ore, il problema è risolto. Nella pratica potrebbe, però, volerci un po’ di tempo in più. Inoltre, i gestori dovranno, poi, rendere periodicamente conto agli utenti di quanti e quali sono i casi segnalati e quali misure hanno intrapreso. Sarà anche molto importante stabilire un confine tra reato e libertà di espressione, che, come sottolineato dalla Boldrini, “è un diritto fondamentale ma non assoluto e, non tutte le forme di espressione sono lecite”.

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