Crisi di governo: fiducia per Conte anche a Palazzo Madama

maggioranza larga a Montecitorio, il Premier la spunta al Senato

La squadra di governo a guida Conte ha ottenuto la fiducia alla seconda Camera. 19 gennaio, ore 22 e 33, viene proclamato il risultato della votazione. Conquistata la maggioranza relativa con 156 voti a favore (a cinque lunghezze di distanza dalla fatidica quota 161, ma comunque sufficienti per non essere sfiduciata), 140 contrari e 16 astenuti – tutti di Italia viva. Nove assenti in Aula. Conteggiati anche i voti favorevoli dei senatori Ciampolillo (Gruppo misto – Ex M5S) e Nencini (Partito Socialista Italiano – PSI), arrivati sul filo del rasoio e considerati validi grazie alle analisi video della seduta da parte dei questori. “Il governo ottiene la fiducia anche al Senato. Ora l’obiettivo è rendere ancora più solida questa maggioranza”, è la reazione del premier su Twitter. “L’Italia non ha un minuto da perdere. Subito al lavoro per superare l’emergenza sanitaria e la crisi economica. Priorità a piano vaccini, Recovery Plan e dl ristori”.

Il clima

Il lungo iter che dovrebbe confermare o smentire la fiducia necessaria al mantenimento dell’attuale formazione di governo, va sviluppandosi insieme alla vicenda politica innescata da Matteo Renzi a dai suoi “Fedelissimi”, tra cui ricordiamo le ex ministre per la famiglia Elena Bonetti e per le politiche agricole Teresa Bellanova. Tra le rivendicazioni principali che hanno portato alla crisi, vi erano la rinuncia alla delega per la guida dei servizi segreti da parte del primo ministro (comunque annunciata al termine del suo discorso di ieri alla Camera dei deputati) e l’integrazione dei fondi del Recovery con parte della liquidità a prestito dal Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), giudicata non necessaria dal ministro dell’economia Gualtieri. Il discorso del capo del governo era cominciato alle 12.15 e si era concluso con un appello: “Chi ha a cuore l’Italia ci aiuti”, perché “il Paese merita un governo coeso”. Dopo le comunicazioni, era cominciata la discussione in Aula con 26 deputati iscritti a parlare, di tutte le forze politiche, per approdare poi definitivamente al voto intorno alle 19 e 30. Inaspettato il sì di Renata Polverini, che ha parlato di “Un atto di responsabilità verso il paese” ed ha votato contro il proprio gruppo di Forza Italia (FI), lasciando il partito subito dopo. Tutti i 27 deputati iscritti a Italia Viva (IV) alla Camera si sono astenuti come annunciato. Tra le dichiarazioni che hanno fatto eco all’esito della votazione, il segretario del Pd, Nicola Zingaretti ha twittato: “Maggioranza assoluta alla Camera. Un fatto politico molto importante. Ora avanti per il bene dell’Italia!”. “Segnale positivo per tutto il Paese. È la giusta risposta che la politica doveva dare ai cittadini al termine di questa giornata”, commenta il capo politico ad interim del Movimento 5 Stelle (M5s), Vito Crimi. Per Matteo Renzi, al contrario, quella ottenuta dall’esecutivo è una “maggioranza risicata”.

Il confronto continua a Palazzo Madama

Questo il clima con cui si apre la giornata di oggi 19 gennaio, che vede il Conte Bis presentarsi di fronte ai senatori già dalle 9 e 30 per il dibattito in merito alla fiducia. Il dibattito vero e proprio è cominciato alle 10 e 44, preceduto dal discorso del professor Conte, discorso che ricalca in larga parte quello fatto alla platea dei deputati il giorno precedente e che ha snocciolato per punti l’operato del suo secondo esecutivo. In più, il premier ha risposto alle recenti accuse di Renzi sull’immobilità delle opere pubbliche: “Non è così, le opere non sono mai state bloccate, perché i poteri dei commissari sono stati attribuiti dal decreto semplificazioni ai responsabili unici di progetto. Gli appalti di Anas (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade) e Fsi (Ferrovie dello Stato Italiane) sono cresciuti a 43,3 miliardi rispetto ai 39,4 del 2019”. Conte ha anche invocato la necessità di un sistema elettorale proporzionale. E tra le riforme necessarie, ha parlato del rapporto con le Regioni: “L’esperienza della pandemia impone anche un’attenta, meditata e pacata riflessione sulla revisione del Titolo V”, con “l’individuazione di meccanismi e istituti che consentano di coordinare più efficacemente” il rapporto tra Stato e Regioni. In conclusione, il primo ministro ha rivolto un appello direttamente alle forze europeiste e a tutte le forze politiche disposte a continuare i lavori al suo fianco: “Aiutateci a rimarginare la ferita che la crisi ha prodotto”.

Il dibattito

La discussione generale a palazzo Madama è durata in tutto cinque ore: è cominciata con Pier Ferdinando Casini, che ha lodato l’operato del premier, invitandolo a riconsiderare l’ala di IV più lontana da Renzi. Subito dopo Mario Monti e Riccardo Nencini. Se i primi due hanno annunciato che voteranno la fiducia, il senatore dei socialisti, la prende larga e parla di scelte frettolose a discapito del paese. A favore, come previsto, anche il Maie-Italia23 del Gruppo Misto, come confermato dai senatori Fantetti e Buccarella. Emma Bonino (+Europa) ha invece annunciato il suo No, affermando di non riconoscere nel governo Conte la svolta necessaria per il paese. Sandra Lonardo, senatrice ex FI, ha ribadito il suo voto a favore: “Sarò una responsabile, costruttrice. Ditelo come volete”. E alla leader di Fratelli di Italia (Fdi) Giorgia Meloni che ieri alla Camera ha ironizzato su responsabili e l’uso della Mastella airlines per salvarsi, ha detto: “La Meloni si è dimenticata che usò il confortevole aereo Scilipoti per conservare il suo posticino da ministra nel governo Berlusconi”. Un altro voto a favore confermato in queste ore, dopo quello dell’ex democratico Tommaso Cerno, è quello dell’ex M5s Gregorio De Falco. “Lei è l’Arturo Brachetti della politica… Lei è come l’omino Playmobil, che potevi trasformare come volevi, in tanti personaggi… Vuoi il premier sovranista, eccolo! Vuoi il premier sceriffo…e via i decreti sicurezza!” ha tuonato il senatore della Lega Gian Marco Centinaio, intervenuto in aula alle ore 16:00. Deciso invece il governatore della Regione Liguria Giovanni Toti, che manifesta scetticismo tramite il social di Zuckerberg: “Sono a Roma con i tre senatori di Cambiamo! che oggi non voteranno la fiducia a questo Governo, proprio come hanno fatto i nostri deputati ieri alla Camera. Non siamo ideologici, non siamo faziosi né pregiudizialmente ostili a nessuno. Ma questo Esecutivo non condiviso, non ci interessa. Adesso incontreremo di nuovo i nostri alleati del centrodestra”, scrive sulla sua pagina Facebook. Dopo un’altra ora di pausa per consentire nuovamente le operazioni di sanificazione anti Covid, è prevista la replica del premier (ore 17.30), quindi un’ora e mezza per le dichiarazioni di voto. Le procedure di voto dovrebbero iniziare verso le 19,30, ma a questo punto potrebbe slittare di almeno mezzora il voto finale e l’esito dopo un’ora circa. Armandosi di pallottoliere, il presidente del consiglio parte da 152 voti a favore: possono crescere fino a 157/158. Un risultato che non garantisce la maggioranza assoluta ma quella relativa: tanto basta, in ogni caso, per evitare la sfiducia del governo. Tra i senatori già in maggioranza si segnala oggi l’assenza per Covid del M5s Francesco Castiello. Secondo alcune indiscrezioni, anche alcuni forzisti potrebbero decidere di votare la fiducia (come fatto ieri alla Camera da Renata Polverini). Tra le indecise era data Barbara Masini che però, in un post su Twitter, ha smentito e ribadito il suo No alla fiducia. I 17 senatori di Italia viva (Mauro Marino è assente per Covid) sono orientati all’astensione.

Conte risponde alle accuse e alle sollecitazioni dei senatori

Alle 17 e 30 (slittamento dovuto agli interventi di sanificazione) prende la parola il senatore Matteo Renzi: “Signor presidente, se lei parla di crisi incomprensibile, le spiego le ragioni che hanno portato la nostra esperienza al termine. Non è il governo più bello del mondo: pensiamo ci sia bisogno di un governo più forte, non pensiamo possa bastare la narrazione del gli altri paesi ci copiano. Non è stata aperta ancora una crisi istituzionale perché lei non si è dimesso”. Un concetto, quelle delle dimissioni del premier, sul quale è tornato più volte. “Lei – ha detto rivolto a Conte – ha avuto paura di salire al Colle perché ha scelto un arrocco che spero sia utile per lei ma credo sia dannoso per le istituzioni. La crisi istituzionale non è aperta ma l’Italia vive una crisi sanitaria ed economica, non può cambiare le idee per mantenere la poltrona”. Dura la replica del Premier nella stessa sede, arrivata subito dopo iniziando la contro risposta al dibattito. Rispondendo al leader di IV ha infatti affermato: “Renzi ha ricostruito le ragioni del discutere la fiducia oggi. A me però non sembra che quando abbiamo trattato dei temi concreti non si sia trovata una soluzione. Il Recovery Plan non è stato elaborato in qualche oscura cantina di Palazzo Chigi ma in incontri bilaterali con tutti i ministri, anche quelli di IV. La bozza, che avete voluto distruggere anche mediaticamente, era frutto di un primo confronto a livello bilaterale con i ministri, anche d’Italia Viva”, ha detto. Sempre rivolto ai renziani ha aggiunto: “Avete ritenuto che la cabina di regia non fosse accettabile? Ma quando mai non è stata discussa? Il risultato è che ora dobbiamo affrettarci e il lavoro è urgente, perché ce lo chiede anche l’Ue. Quando si sceglie la via del dialogo, e voi lo sapete, non avete mai trovato porte chiuse. A un certo punto avete scelto la strada dell’aggressione e degli attacchi mediatici, avete cominciato a parlare fuori e non dentro. La rispettiamo ma possiamo dire che forse non è la scelta migliore negli interessi del Paese?”. Conte ha pure risposto all’accusa di voler conservare a ogni costo la poltrona: “Quando sento questa parola io non mi vergogno di dire che stiamo seduti su queste poltrone. Non è importantelo dico ai cittadinidire non sono interessato alla poltrona ma essere interessati a star seduti con disciplina e onore”. Sul MES ha poi aggiunto “le forze di maggiorana sono divise ma per dare altre risorse per la sanità dovremmo aumentare il deficit e quindi il debito pubblico. In ogni caso è contraddittorio contribuire al miglioramento del Recovery e poi non accettarlo perché non c’era il Mes”. Risposta secca anche al capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, che nel suo intervento aveva criticato il governo sui disegni di legge (ddl) in tema di giustizia. “Il senatore Romeo, della Lega, chiedeva dei disegni di legge sulla giustizia. Dal 2019 quello sulla giustizia civile e dal 2020 quello del processo sono alla commissione Giustizia del Senato che è sotto presidente della commissione del suo partito. Cerchiamo tutti di dare un’accelerazione”, sono le parole del presidente del Consiglio. Alle 20 e 15 è il turno di Matteo Salvini (leader della Lega), che incentra il suo discorso sull’accusa di mantenimento delle poltrone, sulla necessità di salvaguardare il Quota 100 nato durante la legislatura comune “L’avvocato Conte ha fatto bene a combattere per quota 100 e opzione donna. Se l’Europa ci chiede di abolirle deve dire di no” per finire il suo intervento citando parzialmente la frase di Beppe Grillo riguardo i senatori a vita dello scorso 2012: “Ricordo ai senatori a vita che si apprestano a votare la fiducia, cosa diceva il leader dei 5 Stelle di loro, non muoiono mai o muoiono troppo tardi”. Quest’ultima frase ha portato alla scaramuccia verbale con la presidente del Senato Casellati (FI), che alle 20 e 40 richiama il capo del carroccio e lo ammonisce: “le sue osservazioni non mi sono sembrate appropriate”, e poi le ha definite “irrispettose” nei confronti dei senatori a vita. Nel frattempo, il clima si surriscaldava e la Casellati ha ricordato che in oltre dieci ore di seduta tutti hanno finito con il raddoppiare i tempi di intervento ma che a nessuno è stata tolta la parola, data l’importanza del dibattito. “Fino a qualche mese fa Salvini pensava che il covid fosse poco più che una influenza o il pretesto per applicare qualche Dpcm: non c’è da stupirsi per quello che dice”. Ha risposto infine il senatore 5stelle Ettore Licheri, poco prima dell’inizio della procedura di voto.

La votazione

la votazione finale prende il via in Aula alle 21 e 22. Il voto è palese ed avviene per appello nominale. Renzi assente alla prima chiama insieme a due senatori di FI giustificati da Gasparri come segue “sono assenti i senatori Biasotti a cui è morta la mamma e Sciascia che non sta bene. Ma la presenza di chi vota No non è determinante, l’assenza è assolutamente giustificata”. Assenti oltre ai due senatori bloccati dal Sars-Cov2 (Marino e Castiello di M5s), anche Umberto Bossi e i senatori a vita Renzo Piano, Carlo Rubbia, Giorgio Napolitano. L’UDC vota contro la fiducia guidata dal senatore Antonio Saccone. Gli indecisi di Forza Italia Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin votano invece a sostegno del Conte Bis, seguendo l’esempio del giorno precedente dato dalla deputata Renata Polverini, prima di essere espulsi dalle fila del partito in maniera identica da Antonio Tajani (capogruppo di Berlusconi al senato). Alle 21 e 50 comincia la seconda chiama, che vede Matteo Renzi e Teresa Bellanova astenersi. La senatrice di Italia viva, Daniela Sbrollini era presente alla seconda chiama e si è astenuta come il resto del gruppo di IV, a differenza di quanto scritto inizialmente. Sono le 21 e 54 e dopo essere stato assente per quasi tutta la seduta, arriva in extremis il Sì di Ciampolillo (Ex 5s ora Gruppo Misto), che fa scoppiare un vero e proprio caso da “Var”, per usare termini calcistici. La Presidente Casellati aveva già chiuso le votazioni, ma il ricorso alla moviola e la conseguente analisi dei questori ha concesso ai voti di Ciampolillo e del socialista Nencini di essere conteggiati, mandando i favorevoli a quota 156. I due avrebbero di fatto alzato la mano prima della chiusura della seduta. Sebbene il Premier avesse lasciato Palazzo Madama già alle 22 e 10, la conferma ufficiale arriva alle 22 e 40: L’esecutivo Conte ottiene 156 sì alla fiducia sulle sue comunicazioni in Senato. I no sono stati 140, 16 gli astenuti.

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