Autostrade, Tornano indietro i Benetton. Entra Cdp, Aspi sarà una public company

L’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti con il 51%. Alla famiglia veneta resterà il 10%, non saranno neanche in Consiglio d’Amministrazione. Questo è il prodotto dopo sei ore di riunione tesa e dura. Il Cdm dà il via libera a Cdp per dare inizio, entro il 27 luglio, al percorso che dovrebbe portare all’uscita dei Benetton



15 lug. – Arriva un passo indietro della famiglia Benetton che apre all’accordo su Autostrade per l’Italia. Il patto prevede l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti con il 51% che renderà di fatto Aspi una public company. Altri punti del documento riguardano una revisione complessiva della concessione, i risarcimenti e le tariffe. Questo è il risultato di una riunione ardua, durata sei ore, in cui il Consiglio dei ministri dà mandato a Cassa Depositi e Prestiti per dare avvio, entro il 27 luglio, all’iter che dovrebbe portare all’uscita progressiva dei Benetton, prima scendendo al 10-12% dell’azionariato, poi con una successiva diluizione in coincidenza con la quotazione in borsa di Aspi.



I punti della proposta transattiva di Aspi

Tra i temi della proposta transattiva di Aspi, arrivata in Cdm, figurano la rinuncia a tutti i i giudizi promossi in relazione alle attività di ricostruzione del ponte Morandi, al sistema tariffario, compresi i giudizi promossi verso le delibere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) e i ricorsi per contestare la legittimità dell’art.35 del decreto-legge “Milleproroghe”. È inoltre prevista “la riscrittura delle clausole della convenzione al fine di adeguarle all’articolo 35 del Dl Milleproroghe”, che ha ridotto l’indennizzo in caso di revoca da 23 a 7 miliardi. Nella proposta sono previsti anche, stando a quanto si legge nel comunicato del Cdm, “misure compensative ad esclusivo carico di Aspi per il complessivo importo di 3,4 miliardi di euro” e “accettazione della disciplina tariffaria introdotta dall’ART con una significativa moderazione della dinamica tariffaria”.



L’ultima trattativa tra il premier Conte e i Benetton

L’ultima trattativa tra il premier e i Benetton termina nella notte, nel corso di un Consiglio dei ministri infuocato che vede il capo del Governo stretto tra sospetti interni alla maggioranza, l’irritazione di Iv e del M5S. In Cdm, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, porta sul “tavolo” una nuova proposta ad Aspi. Ma ciò non è sufficiente, in quanto immediatamente scatta una lunga e durissima negoziazione che porta l’azienda ad inviare al Governo quattro diverse lettere durante la notte al fine di perfezionare una bozza d’intesa. Conte ed anche i Cinque Stelle, per la parte dell’assetto societario, si mostrano insoddisfatti; l’uscita graduale dei Benetton richiederà una negoziazione dai tempi lenti e lunghi, secondo quanto emerge da fonti pentastellate. Tra gli stessi Dem il dossier fa nascere tensioni e frizioni e il clima a Palazzo Chigi si fa pesante; salta una riunione dei capi delegazione che era stata convocata prima del Cdm. È stato il ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, a chiedere un confronto direttamente in Consiglio, dove siedono anche i ministri De Micheli e Gualtieri, rispettivamente ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti e il ministro dell’Economia e delle Finanze. Il Cdm viene aperto intorno alle 23 e sospeso poco dopo. Il fatto non piace alla ministra delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova, che ne fa una questione di metodo: quando Conte e Gualtieri si riuniscono per prendere decisioni su come condurre la trattativa finale, la capo delegazione di Iv, l’unico partito apertamente contrario alla revoca, fa emergere la sua irritazione.

Autostrade, Tornano indietro i Benetton. Entra Cdp, Aspi sarà una public company

Il cambiamento nelle mosse del premier Conte

“O Aspi accetta le condizioni che il Governo le ha già sottoposto o ci sarà la revoca”, è l’ultimatum con cui Conte entra alla riunione di Palazzo Chigi. Il premier non è disposto a muovere passi indietro sul taglio delle tariffe autostradali, sulla modifica dell’art.35 del decreto “Milleproroghe” che riduce da 23 a 7 miliardi l’indennizzo in caso di revoca, sulla manleva per sollevare lo Stato dalle richieste risarcitorie connesse al ponte Morandi e sul diritto di recesso, per il futuro, in caso di gravi inadempienze del concessionario risarcendo solo gli investimenti non ammortizzati. La novità che consentirebbe lo sblocco della trattativa riguarda l’azionariato: i Benetton sono aperti allo scorporo di Autostrade rispetto ad Atlantia, al contemporaneo ingresso di Cdp in Aspi e alla successiva quotazione in Borsa.



Le due fasi dell’iter che durerebbe sei mesi o un anno

Il processo che, secondo fonti governative durerebbe sei mesi o un anno, avverrebbe in due fasi; nella prima Cassa Depositi e Prestiti entrerebbe con il 51% e ci sarebbe lo scorporo che porterebbe il peso della famiglia Benetton tra il 10 e il 12%, percentuale sotto la quale non si entra in Consiglio d’Amministrazione; nella seconda fase ci sarebbe la quotazione che dovrebbe portare ad una società con un azionariato diffuso elevato, fino al 50%, in cui potrebbero entrare nuovi soci con un’operazione di mercato abbassando la rilevanza della famiglia Benetton.



L’ultima lettera inviata all’alba dall’azienda

Si è deciso di trattare fino in fondo al fine di evitare la revoca; il negoziato con gli “sherpa” dei Benetton continua in parallelo. All’alba il Consiglio dei Ministri, dopo un cornetto offerto a tutti i colleghi dal ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, si legge l’ultima lettera inviata dall’azienda. Il M5S chiede fino all’ultimo garanzie che i Benetton escano davvero dall’azienda. La revoca della concessione non viene tolta dal tavolo, dato che gli aspetti tecnici della trattativa dovranno prendere forma ed essere perfezionati.