Uzbekistan-Kazakistan, In arrivo pacchetti economici per lo sviluppo post-COVID

Nelle due nazioni centroasiatiche la pandemia ha prodotto un calo enorme delle produzioni industriali, estrattive e dell’export internazionale di greggio, gas naturale e prodotti agroalimentari nella vicina Federazione Russa. I governi nazionali, per quanto possibile in proporzione al debito estero accumulatosi negli scorsi decenni, hanno formalmente sostenuto le imprese, le famiglie e lavoratori, straziati da mancanza momentanea di reddito




29 Giu. Nur – Sultan e Toshkent sono tornate in vita, nonostante la stabilità dei casi, in certe zone aumentati. I giovani affollano i bazaar e le caffetterie dei centri storici, al riparo dal primi caldi estivi, gli anziani sono a spasso per ritrovare i familiari nei centri urbani vicini alle maggiori città, sempre secondo le disposizioni dettate dai comitati governativi ancora in vigore, per via della preoccupazione nell’insorgere di focolai e nuove ondate pandemiche. Le economie dei due colossi centroasiatici sono in ripartenza, escludendo attimi di difficoltà e tensione per la mancanza di fondi sufficienti per riavviare i settori strategici, tra cui figurano fossili, gas e qualche prodotto agroalimentare, destinato alle economie deboli della regione. In risposta alla crisi pandemica e le conseguenti tensioni sociali ed economiche, le banche locali sottoscrivono, per conto dei Ministeri dello sviluppo economico, pacchetti di aiuto finanziario con la Banca Asiatica di Sviluppo, soggetto veicolante di capitali nella regione asiatica secondo gli accordi di Shanghai e cooperazione euroasiatica.



Il COVID-19 in Asia Centrale: numeri, gestione sanitaria e preoccupazione per eventuali ondate di ritorno e focolai

Secondo i più recenti dati forniti dagli Istituti di statistica nazionale e dall’OMS, i casi di positivi e decessi sono, solo per alcune aree, in relativa diminuzione, ed aumentano i casi di guarigione, specie di giovani e soggetti precedentemente considerati come asintomatici. In Cosacchia, aggiornati ad oggi, i positivi sono 21.327, con un aumento rispetto a ieri di +461 casi, i guariti 12.933, ed i decessi totali 183, con un aumento di +15. Nel desertico Uzbekistan i casi positivi non subiscono alcun aumento, almeno per ora, assestandosi a 8.031 pazienti contagiati, a 5.329 guarigioni e 22 decessi, senza alcuna variazione da un paio di giorni, per via dell’isolamento preventivo di focolai, delle disposizioni di distanziamento sociale e di razionalizzazione delle aperture delle maggiori attività commerciali, nonché dei trasporti e delle produzioni, crisi molto sentite nei rispettivi settori. La vicinanza con Afghanistan ed Iran hanno inizialmente compromesso la gestione dei positivi nella regione. I sistemi sanitari hanno ben attutito la crisi pandemica, grazie alla costruzione di padiglioni dedicati al COVID in tempi record e finanziamenti diretti e ottenimento di finanziamenti a fondo perduto, nonché fruito dell’invio di squadre di medici dall’Europa dedicati alla formazione dei locali. Le autorità nazionali hanno comunque concesso la libera circolazione sui territori nazionali senza limitazione, a patto di rispettare le norme pena sanzione amministrativa o eventuale stato di fermo, per paura di insorgere di nuovi focolai e ondate di ritorno, specie nelle città di frontiera e nodi di trasporto ferroviario internazionali.



Gli aiuti internazionali: quantitativo, accordi e condizioni

La Banca Asiatica per lo Sviluppo, istituita nel 1966 e con sede nelle Filippine, ha finalità di promuovere la stabilità economica per la regione asiatica e del Pacifico, con la partecipazione della quasi totalità delle nazioni euroasiatiche e di alcuni paesi europei che annualmente garantiscono fondi di sostegno alle nazioni in via di sviluppo nella regione. Ad Uzbekistan e Kazakistan sono stati destinati rispettivamente 500 milioni di dollari che “sosterranno la risposta globale alla politica sanitaria per contrastare il Covid-19, le misure di protezione sociale e a garanzia dell’occupazione e il piano di stimolo economico introdotto dai governi per mitigare gli effetti negativi della pandemia”. Le economie locali, devastate dalla pandemia, sono destinate a subire un calo inimmaginabile, nonostante gli sforzi congiunti per la ripartenza. In particolare si soffre il calo sensibile del prezzo del petrolio, fossile il cui export garantisce stabilità alle casse e monopoli nazionali, i quali attualmente a malapena sono in grado di sostenere il costo di produzione e di export, decisamente sconveniente dati i consumi mondiali, di fatto dimezzati. I fondi mirano alla ricostruzione progressiva del circuito economico: riapertura delle aziende, abbattimento della disoccupazione, ripresa delle produzioni e rispettivamente dei consumi che garantiscono la sopravvivenza delle casse statali nonché dei maggiori soggetti economici import-export.