Scontro militare in Nagorno Karabakh, Resta alta la tensione nel Caucaso Meridionale

Secondo fonti di Baku, pare sia stato attaccato un avamposto di artiglieria sul lato azero del confine da parte di truppe armeno-karabakhe, provocando alcune vittime da entrambe le parti. L’UE invita le controparti alla calma e a dedicarsi all’emergenza sanitaria



13 Lug. – In un’estate particolarmente torrida, il Caucaso si risveglia con colpi di artiglieria nell’oramai dilaniato territorio armeno del Nagorno Karabakh, aspramente conteso tra Baku ed Erevan, dichiaratosi indipendente de-facto come Repubblica dell’Artsakh, non riconosciuta da alcuno stato membro ONU. I cittadini di Step’anakert, la capitale dello Stato, già soggetti alle disposizioni di quarantena, sono inoltre minacciati dalle truppe azere dislocate a poche decine di chilometri dal centro urbano, assediato a lungo durante gli anni ’90. Le versioni correlate all’evento bellico tenutosi ieri sono molteplici, marchiate dalle rispettive autorità militari in causa, che responsabilizzano il nemico oltreconfine di aver sferrato il primo attacco, e che la loro azione militare si tratti in realtà di una risposta alla provocazione della controparte. Numerosi i dissidi politici relativi al conflitto schizzoide che si intrattiene oramai da circa 30 anni; in primis figurano lo status internazionale dell’Artsakh, i rapporti politici tra Baku e Erevan, la riapertura dei confini tra i due paese, gli embarghi continui alle economie già deboli della regione caucasica.



Le dichiarazioni dell’Armenia: “hanno attaccato un nostro caposaldo oltreconfine”

Le autorità di Erevan nell’immediato il dito contro l’Azerbaigian, accusandolo di un’azione militare non conforme agli accordi stabiliti di cessate il fuoco sottoscritti per il Nagorno Karabakh negli scorsi anni e denunciando di volersi impossessare del caposaldo armeno sito al lato azero con l’artiglieria, senza però provocare vittime tra le truppe armene. I militari azeri, prima di sferrare l’offensiva, hanno tentato di oltrepassare il confine a bordo di un veicolo, fortunatamente intercettato dagli armeni dispiegati nei check-point di frontiera. Come dichiarato oggi su Facebook dal Ministro della Difesa armeno, Shushan Stepanyan, “i militari delle forze armate azere, usando il fuoco di artiglieria, hanno cercato di conquistare un nostro caposaldo, ma sono stati respinti subendo vittime”. La tensione nelle aree karabakhe resta alta: tutti serrati in casa, dichiarato lo stato d’emergenza nazionale, molti si preparano al peggio, in ricordo dei numerosi pogrom armeni nelle città azere di Sumqayt e Baku.



Baku: “i militari armeni hanno attaccato le nostre posizioni”

“A partire dal mezzogiorno del 12 luglio le unità delle forze armate armene, violando in maniera grave il cessate il fuoco nella sezione del confine di stato azero-armeno del distretto di Tovuz, hanno attaccato le nostre posizioni”, ha affermato l’ufficio stampa del Ministero della Difesa azero ad un’agenzia di stampa locale. Le truppe azere sono oggi dispiegate su tutto il confine con l’Artsakh, temendo altri eventuali attacchi ed altri caduti tra i propri effettivi. Secondo fonti locali, gli armeni hanno volontariamente attaccato alcune postazioni azere non prestando osservanza alle disposizioni di cessate il fuoco, specialmente nella regione di Tovuz. Le autorità di Baku sono convinte che “Questa azione provocatoria delle forze armate dell’Armenia dovrebbe essere vista come una continuazione delle recenti azioni e dichiarazioni della leadership dell’Armenia volte a inasprire le tensioni nella regione”, in un’ottica, secondo gli azeri, di voler superare gli esiti del conflitto secondo una politica aggressiva, impadronendosi di nuovi posizioni ed inasprendo le tensioni già al culmine tra i due paesi. “Con azioni così provocatorie, l’Armenia sta cercando di attirare paesi terzi nel conflitto”, afferma il Ministro della Difesa locale, convinto ovviamente che tutte le responsabilità vertano sul nemico e non sulle azioni ostili perpetrate dalla controparte azera per trent’anni, a cui si aggiungono pulizia etnica, distruzione di villaggi e pogrom nei confronti della popolazione armena che da millenni abita il Karabakh montagnoso.



La posizione delle autorità internazionali, spettatrici di un conflitto trentennale

La disputa bellica tra i nascenti stati armeno ed azero è scoppiata nel 1988, in seguito a numerosi pogrom e persecuzioni perpetrate dagli azeri alla popolazione armena che abitava i distretti periferici di Baku e Sumqayt. Il territorio etnicamente armeno del Nagorno-Karabakh, con proprio oblast’ ed autonomia amministrativa, è stato assegnato alle autorità azere, senza apparente rigor di logica, dalla neonata Federazione Russa all’atto di disgregazione dell’URSS. Un passo, a differenza di quello che si possa pensare, incredibilmente oculato: la Russia di El’cin, desiderosa di estendere i propri interessi commerciali e politici nel Caucaso, ha provocato un conflitto tra due ex-Repubbliche sovietiche con lo scopo di porsi da mediatore e mantenere ottimi rapporti con queste ultime, offrendo capitali e finanziamenti in cambio di infrastrutture e giacimenti fossili. La repubblica di Artsakh, per paura di altri pogrom nelle zone abitate da armeni, si dichiara indipendente de-facto senza alcun riconoscimento internazionale, costituendo un proprio apparato statale ed economico sotto i continui bombardamenti aerei azeri, nonchè un esercito addestrato dal Ministero della Difesa di Erevan, finanziato dalla diaspora armena. Il conflitto si struttura in attimi di tensione, per provocazioni varie, e distensioni, in cui questo resta congelato, fino a nuove azioni ostili. L’UE, così come NATO ed ONU ha solo preso parte dal 1992 ai negoziati del gruppo di Minsk per una soluzione pacifica del conflitto, attraverso l’OSCE. Per via della pandemia in corso, le due nazioni dovrebbero dedicarsi attivamente al contrasto della diffusione del virus e non a pianificare interventi bellici in un conflitto oramai destinato a durare, per il disinteresse dell’Occidente, per altri decenni.