Russia-Kazakistan, A rischio indebolimento le valute locali per pandemia da COVID-19

Le Banche Centrali dei due colossi economici euroasiatici si dicono preoccupate per la destabilizzazione delle valute locali portata dalla pandemia che ancora interessa numerose aree della Federazione Russa, la cui moneta è incredibilmente a rischio di perdita di valore commerciale. Le valute connesse al rublo russo, come il tenge kazako e alcuni som centroasiatici, potrebbero subire diminuzioni di valore a causa di un deficit delle partite correnti



9 Lug. L’economia centroasiatica è a rischio per l’indebolimento del colosso russo colpito dalla pandemia e dalla mala gestione finanziaria degli ultimi mesi che ha contribuito, nell’ottica di lungo termine, ad un severo calo del valore commerciale del rublo. Questo, così come altre valute internazionali, mette a rischio la stabilità monetaria dei paesi affiliati, come il Kazakistan, che ha registrato un netto divario delle partite in aumento, complesso da gestire per un’economia caratterizzata dal forte debito estero ancora da liquidare. La Banca Centrale, in stato di allarme, ha affermato che il calo del valore commerciale del rublo potrebbe avere una fatale incidenza anche sulle valute locali dell’Asia Centrale, già deboli per via di deficit vari, eccesso di importazioni che contribuiscono al debito di partite correnti.



La stabilità finanziaria in Asia Centrale: un gioco di posizioni tra Russia e Cina

Il crollo del Blocco Orientale, tra i numerosi problemi di impoverimento di numerosi territori ex-sovietici, ha compromesso seriamente le deboli economie locali, aprendole di fatto al libero mercato che ha compromesso alcuni settori e fatto concorrenza in altri, causando un’instabilità finanziaria dei neonati governi. Tutte le ex-Repubbliche dell’URSS sono state costrette a sostenere l’enorme debito estero dello stato ex-sovietico, che ha compromesso seriamente la tenuta delle casse locali, spesso con fondi miseri per via della forte ricaduta dell’economia e del valore di una moneta appena entrata in circolazione. Lo scacchiere geopolitico attuale che interessa l’Asia Centrale vede come protagonisti la Federazione Russa, intenzionata a mantenere il controllo delle materie prime e della relativa commercializzazione su larga scala e la RP Cinese, intenta a delineare nuovi tessuti commerciali attraverso gli stati centroasiatici con l’Occidente, controllando appieno la logistica e garantendo con le proprie banche numerosi prestiti miliardari ai governi locali in difficoltà, costretti poi a cedere le proprie infrastrutture per l’impossibilità di sostenere il debito accumulato con gli istituti finanziari Made in China. Inondare di prestiti e capitali uno stato centroasiatico presenta un duplice vantaggio per chi detiene capitali immediati: costruire buoni rapporti commerciali e istituzionali, in un’ottica di cooperazione, ma anche manipolare in laboratorio l’economia locale, indebolendola e costringendo i governi a richiedere nuovi prestiti alle stesse banche o governi esteri. In pratica, un circolo vizioso dannosissimo per la stabilità economica e finanziaria di un ex-stato sovietico, che autorizza formalmente l’ingerenza di esterni nella propria gestione delle finanze statali, assoggettandole di fatto ad altri soggetti e valute estere. L’apertura di complesse questioni relative al divario delle partite, entrato già in deficit in Kazakistan, compromette ancor di più l’inevitabile indebolimento del tenge per via del rispettivo calo del rublo russo, per via delle pesanti sanzioni antirusse perpetrate unilateralmente dall’Occidente.



Il rischio di ribasso per il tenge preoccupa la Banca Centrale del Kazakistan

La valuta kazaka potrebbe essere messa sotto pressione già nella seconda metà del 2020, per via dell’indebolimento del rublo russo ed un sostanziale deficit delle partite correnti, corrispondenti alle transazioni internazionali di beni e servizi nella contabilità statale. Queste comprendono il valore dell’esportazione di merci e servizi all’estero (crediti) e le importazioni di fattori produttivi non residenti nel paese (debiti), causando un impatto importante sulla liquidità e conseguentemente sui consumi. Una nazione può accumulare numerosi debiti quando sta importando più beni e servizi di quanti ne stia esportando, di fatto accumulando un importante debito estero, che potrebbe, nel lungo periodo, garantire alcuni investimenti la cui redditività potrebbe ripagare il debito stesso, procedimento molto complesso nel caso relativo a consumi e spesa pubblica, per via della ridotta mole di investitori. Questa situazione di deficit è un problema che deriva dalla stampa della moneta locale, in quantità tale da consentire un forte sbilanciamento tra importazioni ed esportazioni. Nel caso specifico del Kazakistan, questo ha registrato un netto divario delle partite, da 6,5 miliardi di dollari a 9,9, preoccupando seriamente gli istituti finanziari. I principali esponenti di questi ritengono responsabile “l’indebolimento del rublo: l’aumento della retorica delle sanzioni antirusse e la diminuzione delle vendite di valuta estera (…) da parte del ministero delle Finanze russo che riduce il sostegno al rublo”, come ha dichiarato la vice governatrice della Banca centrale, Aliya Moldabekova, che aggiunge: “Il potenziale indebolimento del rublo, la valuta di uno dei nostri principali partner commerciali, comporta un rischio al ribasso per il tenge”. La vendita recente di 1,4 miliardi di dollari del Fondo sovrano sul mercato interno nello scorso giugno permetterà di sostenere la valuta locale e consentire l’agevole trasferimento di denaro alle casse statali.