Russia, Fuoriuscita di gasolio a Norilsk. Si indaga per disastro colposo

Presso la Regione Amministrativa di Krasnojarsk, nella Russia europea, una grave perdita di gasolio riversatasi nell’Ambarnaya, un corso d’acqua che abbraccia le steppe siberiane, sta mettendo a rischio la stabilità dell’ecosistema locale, già compromesso dal surriscaldamento climatico. Viene istituito un comitato apposito dal Ministero per le Emergenze di Mosca, con notevole ritardo


5 Giu. – L’Oblast’ siberiano è in grave stato d’emergenza, già attanagliato dalla crisi pandemica da COVID-19. Un contenuto di 20.000 tonnellate di carburante presso un apposito serbatoio, sito nei pressi del fiume Ambarnaya, il maggiore per portata nella regione, si è riversato nelle gelide acque siberiane. Il corso d’acqua è irriconoscibile: l‘avifauna locale completamente distrutta, così come l’ecosistema fluviale, severamente compromesso dall’inquinante fossile ancora in circolazione. Le autorità locali hanno sottoposto l’intera regione allo stato d’emergenza, invitando i cittadini dei villaggi fluviali a restare chiusi in casa fino ad ordine nuovo, per ovviare patologie severe causabili dall’inalazione delle polveri sottili emanate dal carburante, oramai depositato sulla vegetazione ripariale che segue il fiume fino all’Artico.

La perdita: cause, responsabilità ed interventi

Il serbatoio in oggetto, sito nell’insediamento urbano ed industriale di Norilsk, nella Siberia occidentale, era poggiato su uno strato di fondamenta in calcestruzzo armato a loro volta deposte sul permafrost, di fatto sciolto a seguito del surriscaldamento climatico che oramai riduce la durata dei freddi invernali a poche mensilità. Il cedimento strutturale del suolo ghiacciato ha provocato una falla da cui 20.000 tonnellate di nafta si sono riversate nel limitrofo corso d’acqua, viaggiando fino all’Artico. La responsabilità è della società che aveva in gestione l’impianto in oggetto, la Norilsk Nickel, multinazionale nel settore di esportazione di fossili su larga scala ma mediocre per quanto concerne la manutenzione degli impianti di stoccaggio ad essa affidati in concessione dal Ministero dell’Energia russo. Il cedimento strutturale è causato dalla vetustà delle fondamenta, vecchie di ben 36 anni e visibilmente danneggiate dai molteplici freddi invernali e dai caldi estivi che han corroso l’armatura del calcestruzzo, poggiato su un permafrost oramai non più tenace per via del surriscaldamento medio delle temperature del periodo, che ne ha provocato quasi il totale scioglimento. Le autorità locali, secondo la Presidenza Federale, si sono allertate in ritardo ed hanno avviato dei protocolli decisionali molte ore dopo lo sversamento del carburante. Le squadre di soccorso della Gazprom Neft, unite a quelle locali, sono attualmente impegnate nella bonifica delle aree fluviali e lacustri site nei pressi del centro di Norilsk, per ovviare che i fossili ora nel corso d’acqua possano compromettere l’ecosistema locale e quello dell’Artico, non troppo distante dalla Siberia occidentale, uno dei pochi ancora incontaminato. La procura del luogo indaga per disastro colposo, procedura per cui si attendono nuovi sviluppi.

Il surriscaldamento climatico in Siberia: cause e conseguenze effettive

Come nel resto del pianeta, anche la Federazione Russa sta subendo l’aumento generale delle temperature, che inducono ad una limitazione severa dei freddi invernali e l’esasperazione afosa dei caldi estivi, spesso responsabili di catastrofici incendi nella tundra e nelle foreste di conifere sparse per la regione. Ciò è causato dalle pesanti emissioni dei gas serra e da fenomeni climatici come El Nino, che comporta il surriscaldamento delle acque superficiali del Pacifico. Presso la regione siberiana lo scioglimento del permafrost sta mettendo a rischio la stabilità di numerose infrastrutture ferroviarie, stradali, industriali ed abitative, poggiate su roccia sotto la quale il permafrost è in scioglimento. I caldi estivi e gli incendi che si sviluppano mettono in serio pericolo l’avifauna, la vegetazione che offre riparo a numerose specie a rischio e l’ecosistema generale.