Mohammed Bakri, Vietata la proiezione del documentario: Jenin, Jenin

Multato il regista e stabilito il divieto di proiezione, vendita e circolazione del docufilm. Ritirate anche le 24 copie in circolo



13 Gen. – Il tribunale israeliano distrettuale di Lod ha preso la sua decisione lunedì, concludendo una causa per diffamazione intentata dal regista Mohammed Bakri contro il soldato israeliano Nissim Magnaji, la cui partecipazione all’operazione scudo “difensivo” israeliano è ritratta nel film uscito nel 2002.



La multa salata per Bakri

Il documetario descrive le storie degli scontri mortali del 2002, tramite testimonianze, tra soldati israeliani armati e palestinesi nel campo profughi di Jenin, nella Cisgiordania occupata. La sentenza dell’11 gennaio scorso ha ordinato a Bakri di risarcire il soldato israeliano di 175mila shekel (55mila dollari) più 50.000 shekel di spese giudiziarie dicendo inoltre che Magnaji era stato “mandato a difendere il suo paese e si è trovato accusato di un crimine che non ha commesso“. Il tribunale ha vietato anche la proiezione del documentario. “Ho intenzione di fare appello contro il verdetto perché è ingiusto, sta neutralizzando la mia verità”, ha detto Bakri al sito web di Walla News. Se parliamo di libertà d’espressione, come mai la maggior parte dei film/documentari che parlano della situazione in Palestina vengono segnalati e bannati?



Perché?

La corte ha affermato: “Non c’è verità nelle principali argomentazioni del film, non c’è buona fede nella loro presentazione e che l’imputato non ha intrapreso alcun passo per provare determinate affermazioni”. Dunque oltre all’accusa di diffamazione, Bakri è stato accusato di falso, nonostante il documentario riportasse solo testimonianze e immagini filmate in tempo reale. Dietro il processo, durato 19 anni, ci sono accuse e motivazioni politiche. Bakri, forte sostenitore degli accordi di Oslo, dopo il suo film ha pensato a un cambio di ideologie politiche. In una intervista a un quotidiano italiano, Il Manifesto, aveva commentato così la sua situazione giudiziaria. “Credono di dovermi dare una dura lezione perché, secondo il loro giudizio, avrei abbandonato certe posizioni per adottarne altre critiche dell’esercito e dell’occupazione. Ma io ho sempre condannato l’occupazione, è sbagliata, è illegale e continuerò ripeterlo. Non cambierò idea”, ha evidenziato.



Alcune testimonianze mostrate nel docufilm

Nel documentario ci sono testimonianze crude, come quella di un anziano che racconta come gli hanno sparato alla mano e al piede. Durante il suo racconto traspare ancora la paura e il dolore di quei attimi. Una bambina alla fine del suo intervento dice: “Dopo che hanno distrutto tutti i miei sogni, che vita dovrei vivere? Non c’è vita!” . Parole dure che non dovrebbero uscire dalla bocca di una giovane. I suoi occhi neri, riflettono il buio delle sue giornate. La rabbia nei confronti di chi ha distrutto la sua casa, la sua famiglia e i suoi sogni.