Mali, Il Paese è nel caos. Continua la violenza: 4 morti. Chieste le dimissioni di Keita

Scontri a Bamako. Le proteste del week end hanno causato la morte di alcuni manifestanti antigovernativi. L’opposizione rifiuta le concessioni del presidente Ibrahim Keita. La Cedeao chiede nuove elezioni ed un governo di unità nazionale, mentre l’Imam Dicko apre il dialogo ai gruppi jihadisti ed invita la popolazione a mantenere la calma



13 Lug. – Le violenze in Mali non sembrano voler cessare. Sono almeno quatto i morti nel corso delle proteste di Bamako. Una crisi politica che sta mettendo in ginocchio il paese e che vede l’opposizione e la maggioranza scontrarsi a viso scoperto su questioni determinanti per la nazione. La minoranza ha respinto le concessioni del presidente Keita. Arrivano le parole dell’Imam Dicko che invita il popolo ad usare la ragione e a non far uso della violenza.



Respinte dall’opposizione le concessioni del presidente. Continuano le violenze nel paese

Le concessioni del presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, sono state rispedite al mittente da parte della minoranza. L’offerta del capo di Stato del paese dell’Africa occidentale è stata considerata insufficiente dalla parte politica che non lo sostiene e che continua a chiedere a gran voce la sua testa e le sue dimissioni. Concessioni che servivano per cercare di risolvere la crisi politica che si è venuta a creare all’interno dei confini nazionali e che ha portato nell’ultimo fine settimana a proteste violente nel paese. Nel corso di queste almeno quattro persone hanno perso la vita. “Non accetteremo questa assurdità. Chiediamo le sue dimissioni chiare e semplici”, ha dichiarato il portavoce dell’opposizione M5-Rfp, Nouhoum Togo. La risposta del presidente Keita non è tardata ed è stata trasmessa in diretta televisiva. Nel corso del suo intervento, andato in onda sabato scorso, il capo di Stato ha annunciato lo scioglimento della Corte costituzionale e la sua volontà di accettare le raccomandazioni elaborate dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao) negli ultimi mesi. “Lo Stato si assumerà la responsabilità e le libertà fondamentali saranno protette finché avrò il grande privilegio di servirvi”, ha dichiarato Keita, sottolineando di mantenere aperte le porte del confronto e del dialogo con i suoi avversari, ma condannando gli atti di vandalismo e violenza. La coalizione di opposizione, però, ha affermato che le forze di sicurezza hanno arrestato due leader politici che hanno partecipato alle proteste antigovernative tenutesi a nella capitale Bamako, dove hanno perso la vita quattro manifestanti. I due politici antigovernativi tratti in stato di fermo sono: Choguel Kokala Maiga e Mountaga Tall, entrambi figure di spicco del movimento. L’arresto è avvenuto ieri sera e segue quello di un altro leader: Issa Kaou Djim.  

I giornali locali hanno reso noto che la polizia sabato ha fatto irruzione nella sede centrale del movimento M5-Rfp. Un atto, spiegano le forze dell’ordine, dovuto dalle violente manifestazioni che si sono tenute nel corso di quella giornata. Le cause che hanno portato il popolo a riversarsi nelle strade del Mali sono da ricercare nello stallo politico derivato dalle ultime e contestate votazioni di marzo scorso, dove l’affluenza alle urne è stata bassa per paura del coronavirus. La scelta di voler proseguire ugualmente con le elezioni ha generato malcontento, provocando un inasprimento del clima già estremamente teso prima dell’appuntamento per via della scomparsa del leader dell’opposizione, Soumaila Cisse’, del quale non si hanno più notizie da quasi tre mesi.



La Cedeao è tornata in Mali per risolvere la crisi politica e far cessare le violenze. “Ripetere le votazioni in tutti i distretti”

Una delegazione della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale è tornata la scorsa settimana in visita ufficiale nel Paese per cercare di ricucire i rapporti del tessuto sociale e politico. Questa ha chiesto al governo e al presidente Keita di ripetere nuovamente le votazioni in tutti i distretti che sono stati oggetto di revisione e ha invitato tutte le autorità del territorio a prendere in considerazione l’eventualità di un esecutivo di unità nazionale. Punti che sembrerebbero essere le uniche alternative buone per risolvere la crisi in atto, ma che non trovano favorevoli parte del governo in carica e, riguardo al governo di unità, le opposizioni. Sotto la lente d’ingrandimento del Cedeao è finito proprio Keita. L’uomo, al potere dal 2013 e rieletto per un secondo mandato nel 2018, ora è sempre più isolato. Infatti, il malcontento della popolazione è sfociato in proteste violente che stanno facendo traballare il suo potere e la sua credibilità. Preoccupazione cresce anche all’interno della comunità internazionale che ha il timore che la situazione possa generare maggiore instabilità all’interno dei confini nazionali.



L’Imam Dicko invita i manifestanti alla calma. “Basta violenza, ma la lotta continua”

Le proteste sono iniziate lo scorso 5 giugno e stanno proseguendo ancora oggi. A promuoverle è stato l’influente uomo religioso musulmano l’Imam Mahmoud Dicko. E’ lui che guida una coalizione d’opposizione che chiede fortemente le riforme necessarie utile per la crescita del Mali. Le sue proposte politiche ed economiche puntano tutte alla fine della corruzione endemica che affligge il paese. Il problema, però, è che la sua formazione politica, nata di recente, non immaginava che le manifestazioni si sarebbero potute trasformare in rivolte. L’escalation della violenza ha spinto il presidente Keita ad invitare ad un confronto privato, per aprire un dialogo e far cessare le manifestazioni, Dicko. Quest’ultimo, però, ha declinato l’offerta, sottolineando che è propenso ad aprire un canale di confronto solo con i gruppi islamisti che gestiscono vaste aree nel centro e nel nord del Mali. “Keita non ha imparato la lezione, non ascolta il popolo. Ma questa volta capirà”, aveva minacciato l’imam Dicko nell’annunciare le nuove proteste. E’ proprio questa volontà di stringere rapporti con i gruppi jihadisti legati alle tribù di etnia fulana, accusati di proteggere le milizie islamiste, ad allarmare la comunità internazionale. Nonostante tutto, per evitare che la sua lotta possa essere tacciata completamente come una guerra jihadista, l’Imam è tornato nuovamente a parlare, chiedendo esplicitamente ai dimostranti di astenersi da qualsiasi tipo di violenza. Frasi che, però, continuano ad essere un monito anche al potere del presidente Keita. “La lotta al buongoverno, contro la corruzione e per la rifondazione del Mali continua”, ha evidenziato l’Imam. Le parole sono state rilasciate durante una cerimonia funebre in memoria delle persone uccise nel corso degli scontri nella capitale Bamako.