Libano, Accordo tra Governo e Banque du Liban. La crisi finanziaria spinge gli stranieri a rimpatriare

Trovata l’intesa tra Hassan Diab e Riad Salamé. Quest’ultimo ha promesso che dal 27 maggio la banca centrale adotterà misure per proteggere la lira libanese e per abbassare i prezzi dei beni alimentari di base. Nel frattempo, i lavoratori stranieri stanno lasciando il Libano perché non più conveniente

 

 

21 Mag. – Il Paese dei Cedri continua a fronteggiare due complicatissime battaglie: il Coronavirus e la crisi economica. Se il primo non desta grandi preoccupazioni nella popolazione per il basso numero di contagi, questo sta comunque spingendo molti lavoratori stranieri a richiedere alle ambasciate il rimpatrio nel proprio paese di origine. Un desiderio di ritorno voluto anche e soprattutto per il secondo e più complicato problema, quello economico. La crisi finanziaria ha messo in ginocchio il paese e ha visto il governo promuovere un piano che, però, non è stato accolto positivamente dall’Associazione delle banche libanesi. Nonostante tutto l’esecutivo è riuscito a trovare un primo accordo con la Banca centrale del paese.

 

 

La pandemia in Libano, il nuovo lockdown e il numero dei contagi che crescere

I dati di oggi evidenziano come il Paese continua a conoscere un aumento, anche se lento, del numero dei contagi da Coronavirus. Dall’inizio della crisi sanitaria, ad oggi, all’interno dei confini nazionali sono stati registrati 961 infetti e 26 morti. Un ammontare, quello dei positivi, che è aumentato negli ultimi nove giorni di circa cento unità. Un numero ben inferiore a quelli che si registrano negli altri paesi del mondo arabo e del globo in generale. Nonostante tutto la crescita dei contagi è stata contrastata dal governo di Hassan Diab mediante un nuovo blocco nazionale durato quattro giorni. Una decisione drastica, promossa lo scorso 12 maggio, dopo che nel paese si sono registrati cento nuovi infetti. Le cifre dei malati da covid continuano a rimanere basse, nonostante nel territorio nazionale si contano circa sei milioni di abitanti. Come riporta Al Jazeera, molti dei nuovi contagi sono da attribuire ai libanesi che sono tornati dall’estero con voli organizzati dal governo. I rimpatri, come previsto dal piano suddiviso in tre step e promosso dall’esecutivo, sono ripresi e si chiuderanno il prossimo 24 maggio. Un fatto che potrebbe porre la maggioranza parlamentare in una situazione sgradevole, visto che era stata presa di mira dall’opposizione la gestione dei primi due piani dei rientri.

 

 

Il problema degli immigrati. I lavoratori stranieri vogliono lasciare il Libano. Il Paese non rappresenta più un posto dove poter arricchirsi

L’annoso problema dei lavoratori stranieri nel Paese ha sempre fatto discutere la comunità internazionale, soprattutto per quanto riguarda le domestiche. In Libano non è difficile trovare in ogni appartamento una donna che si prende cura della casa e dei suoi proprietari. Persone molte volte originarie dei paesi asiatici e africani, costrette a vivere, privi di diritti, nel proprio posto di lavoro con i propri datori. Donne, molte volte minorenni arrivate nel territorio attraverso documenti falsi, che lavorano, in alcuni casi, senza godere di pause e giorni di riposo. Ragazze che, una volta arrivate in Libano, entrano a far parte di agenzie che provvederanno ad assegnargli le famiglie dove lavorare, privandole momentaneamente del passaporto. Per queste badanti arrivare nel paese dei cedri rappresenta un punto di svolta per poter pensare ad un futuro migliore, ma in alcuni casi questa voglia di nuovo le spinge a vivere situazioni difficili. Un fatto che è stato spesso dibattuto in parlamento. Battaglie per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori sostenute soprattutto da quei movimenti più vicini alle classi meno abbienti. Nonostante tutto per queste donne il lavoro in Libano rappresentava una fonte di guadagno utile per far vivere i propri cari.

Come riporta il giornale nazionale L’Orient-Le Jour, però, molti di questi stranieri desiderano, oggi, tornare nel proprio paese di origine. Le motivazioni che li sta spingendo a partire sono da ricercare nel covid, ma soprattutto nella grande crisi economica. Infatti, restare in Libano non è più conveniente. Il deprezzamento della Lira libanese e l’impoverimento dei datori di lavoro, ma anche il sempre più complicato trasferimento di denaro all’estero, rappresentano per queste persone ostacoli troppo grandi a cui non è possibile non tenere conto. Il Libano, quindi, non è più un territorio che offre una possibile ricchezza. Per questo motivo molti consolati si stanno muovendo per riportare i propri connazionali in patria. L’ambasciata filippina, per esempio, ha già provveduto a rimpatriare 618 lavoratori, ma le richieste ammontano a circa 2000. Questi sono principalmente persone prive di documenti che erano fuggite dalle case dei loro datori di lavoro. “Prima di tutto questo rimpatrio deve essere volontario e non forzato poiché la lavoratrice deve scegliere tra il voler trovare un altro lavoro locale o partire – ha sottolineato l’Organizzazione mondiale del lavoro -. Inoltre, è indispensabile che il rimpatrio dei lavoratori dal Libano non sia un pretesto di sollevarli dai loro diritti. I datori di lavoro devono provvedere all’acquisto dei biglietti aerei”. Molto più complicata è la situazione delle lavoratrici etiope. Queste, infatti, non riescono a far ritorno in africa. L’ambasciata d’Etiopia in libano ha sottolineato che per ora non è stato organizzato alcun volo per il rimpatrio di tutti i lavoratori connazionali presenti in Libano. Un problema che vede queste donne vivere momentaneamente senza casa e in alcuni casi senza documenti.

 

 

Libano, Accordo tra Governo e Banque du Liban. La crisi finanziaria spinge gli stranieri a rimpatriareContrastare la crisi è una priorità per il Paese. Diab: “Raggiunto accordo con Salamé”

Nella giornata di ieri il Governatore della Banca centrale del paese, Riad Salamé, ha incontrato il Presidente della camera, Nabih Berri. Un colloquio, il primo dall’inizio dei negoziati con l’FMI, per cercare di risolvere la questione portata avanti dall’Associazione bancaria libanese. Quest’ultima, infatti, ha fin da subito mostrato la propria contrarietà al piano economico promosso dal Governo Diab che, secondo i banchieri, non si concentra sulla ristrutturazione del debito. Un problema che si va a sommare a quello inerente alle mancate riforme che il fondo monetario e la comunità internazionale chiedono come garanzia per poter investire o prestare il denaro. Il piano quinquennale del Governo, quindi, è stato respinto dall’associazione delle banche libanesi che ha provveduto a presentarne uno tutto loro.

Il Governatore della Banca centrale del libano, però, dopo l’incontro di ieri, ha dichiarato che dal prossimo 27 maggio l’istituto provvederà a adottare le manovre necessarie per proteggere la sterlina libanese. “Le nostre misure proteggeranno la lira e garantiranno l’importazione di prodotti alimentari di base. Tutte gli istituti potranno contribuire e verranno coordinati dalla banca centrale”, ha annunciato Salamé.

Fiducia trapela anche dalle parole pronunciate dal Primo Ministro Diab. Nel corso suo discorso presso al Saraya, per i primi cento giorni di esecutivo, questo ha sottolineato la volontà del Banque du Liban di promuovere manovre utili per contrastare la crisi. “Ho raggiunto un accordo con il governatore della banca centrale. Questo ha promesso che interverrà per fermare l’aumento del tasso di cambio del dollaro”, ha sottolineato. Il presidente del consiglio ha anche ribadito che l’istituto di credito nazionale sosterrà l’importazione dei beni alimentari e che, inoltre, lavorerà per ridurre i loro prezzi.