Kosovo, Ambasciata UE: «Preservare i valori dell’UCK limita libertà di espressione»

Risorto dalle macerie del conflitto kosovaro, tra pulizia etnica, traffico di stupefacenti e terrorismo, il Gruppo di Liberazione Nazionale del Kosovo (UCK) ha ancora in mano una grossa fetta del potere politico locale, in particolare relazionato al Partito Politico del Kosovo (PDK), guidato da Thaci, attuale Presidente. L’UE, in cooperazione con l’OSCE, preoccupata per le sorti diplomatiche, democratiche e politiche della piccola nazione balcanica, avverte l’esecutivo locale di limitare la tutela dei valori del gruppo paramilitare



9 lug. – L’Assemblea parlamentare di Pristina si riunisce per approvare un emendamento a favore della tutela dei valori del gruppo paramilitare dell’UCK, di natura terroristica e a ravvicinato contatto con le mafie locali. Fondamentale per la vittoria del conflitto del ’99 sull’esercito jugoslavo, si è concesso operazione di pulizia etnica a favore dei kosovari di etnia albanese e a scapito della popolazione di origine serba e rom, compiendo massacri, dimostrazioni militari, eccidi, torture ed eliminazione di personaggi politici scomodi, tra cui numerosi giornalisti albanesi favorevoli alla politica di non-violenza di Rugova. L’esecutivo condotto da H. Thaci, Presidente della Repubblica Kosovara nonché ex-capo dell’UCK si riunisce per approvare una legge di conservazione e tutela dei valori militari ed associativi del gruppo terroristico e paramilitare che da quasi trent’anni terrorizza quegli albanesi vicini al Partito dell’ex-Presidente Ibrahim Rugova, nonchè quelle poche famiglie di serbi scampati alle ronde ed ai pogrom condotti dagli albanesi dell’UCK.



Chi guida il potere politico nel nuovo stato kosovaro: associazioni militari, mafie ed élite di potere

Fin dalle primarie tensioni con la componente serba, gli albanesi del Kosovo, desiderosi di indipendenza dallo stato jugoslavo oramai chirurgicamente in frantumi, si riuniscono nel gruppo paramilitare dell’UCK, già classificato dai Tribunali Internazionali come associazione a scopo terroristico che vedeva e vede tutt’ora l’adesione della maggioranza dei giovani dell’area, senza escludere fenomeni di radicalizzazione islamica. Il gruppo si è reso responsabile di pulizia etnica a scapito dei serbi del Kosovo, straziando e sterminando intere famiglie e radendo al suolo villaggi, chiese ortodosse medievali, scuole, ospedali e portando all’esilio forzato nel nord del paese interi gruppi etnici, con la piena indifferenza di NATO, OSCE ed Unione Europea, impegnata a fornire consiglieri militari proprio all’UCK e a radere al suolo con bombardamenti ad uranio impoverito le maggiori città serbe. A guidare queste operazioni sono proprio gli attuali leader politici locali, tra cui in prima linea figurano Thaci, attuale Presidente, e Ramush Aradinaj, capo politico del Partito “Alleanza per il Kosovo”, anch’esso capo militare dell’organizzazione. I responsabili, processati o meno presso il Tribunale per i crimini dell’ex-Jugoslavia, secondo un rapporto dell’UNMIK, missione delle Nazioni Unite per preservare la pace e la cooperazione nel nuovo stato kosovaro, fanno parte di un’associazione militare segreta che va ben oltre l’UCK: questa prende il nome di KSHIK, i cui componenti si finanziano con traffico di droga, organi di civili uccisi, armi da guerra ed estorsione. Non ci si limita esclusivamente a crimini riconducibili a traffici illeciti, ma anche al terrorismo psicologico esercitato sulla quasi totalità della popolazione: gli oppositori di H. Thaci e del PDK vengono minacciati, torturati e spesso eliminati nella totale indifferenza delle missioni occidentali e nell’omertà totale della popolazione, spesso testimone oculare di rapimenti e torture su cui di seguito non è in grado di rilasciare dichiarazioni. Coinvolti nelle uccisioni anche giornalisti indipendenti, agenti di polizia, presbiteri ortodossi e civili considerati pericolosi. Nel mero stato kosovaro transita il 70 % di droghe pesanti dirette in Europa Occidentale, ed abbonda la presenza di banche, istituti di credito, auto di lusso, alberghi a 5 stelle, in un paese in cui un salario medio si aggira sui 100 euro mensili. La popolazione non è esente da fenomeni di pericolosa radicalizzazione islamica, data la presenza quasi ubiquitaria di moschee e scuole religiose finanziate da Turchia ed Arabia Saudita; numerosi sono i controbattenti dello Stato Islamico di origine kosovara. A giugno scorso il Presidente Thaci nonché altri 9 combattenti dell’UCK sono stati ufficialmente incriminati dal tribunale speciale con l’accusa di aver commesso centinaia di omicidi, rapimenti, torture e pulizia etnica, finanziata dal traffico di armi e droga pesante, nonché di scalate verticali al potere attraverso l’eliminazione di potenziali rivali politici.



La preoccupazione dell’UE per il nuovo emendamento a favore dell’UCK

In vista dell’approvazione del testo legislativo atto a preservare i valori storici, politici, militari e terroristici del Gruppo paramilitare di Liberazione Nazionale (UCK), l’UE, così come Germania, USA sono preoccupati per le sorti diplomatiche e democratiche della nuova repubblica voluta dall’Occidente. Il gruppo militare, finanziato bellicamente da consiglieri NATO e UE, ha da sempre ottenuto approvazione e favoritismo politico tanto da essere considerato come un fondamentale componente della cultura nazionale, a cui favore sono stati eretti memoriali, sacrari militari e compiuti migliaia di omicidi e persecuzioni a scapito della popolazione non albanese. Secondo una bozza UE, questo provvedimento legislativo rischia di “penalizzare la libertà di espressione, un elemento essenziale dei valori europei e un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione del Kosovo oltre che dalla Convenzione europea sui diritti umani”, ed obbliga i cittadini e le autorità a mostrare rispetto in ogni forma all’UCK ed ai suoi combattenti. Thaci è stato convocato a L’Aia a luglio scorso per rispondere ai quesiti posti dai giudici internazionali in materia dei crimini commessi dall’UCK, ed ha dichiarato “Oggi sono qui nel rispetto del mio sogno e per quello per cui ho combattuto, un Kosovo libero e indipendente, basato sulla parità di diritti e sullo stato di diritto. Sono pronto ad affrontare nuove sfide e vincere per mio figlio e per la mia famiglia, per il mio paese nessuno perché può riscrivere la storia”. Costui ha aggiunto “Questo è il prezzo della libertà. Credo nella pace, nella verità e nella giustizia. Credo nel dialogo e nelle buone relazioni con i paesi vicini. Il Kosovo è ‘una storia di successo’ e ne sono molto orgoglioso. La meta del Kosovo è l’integrazione nell’Unione europea, la Nato e buone relazioni con gli Stati Uniti”. Le tensioni con la Serbia restano però elevate, così come con la Macedonia del Nord, anch’essa alle prese con un gruppo paramilitare retto da albanesi. Numerosi sostenitori dell’UCK si sono radunati durante il processo a Thaci dinanzi la sede del Tribunale Internazionale, intonando slogan all’organizzazione militare ed a difesa dell’imputato che, assieme ad altri componenti di partito, è accusato di crimini contro l’umanità.