Virtual Photography, Scopriamo la nuova frontiera della fotografia insieme ad Emanuele Bresciani

Abbiamo chiesto al pioniere italiano della Fotografia Virtuale di raccontarci qualcosa in più su questa nuova frontiera della rappresentazione visiva. Scopriamo come non solo sia fattibile un nuovo modo di intendere la fotografia, ma come questa sia in realtà già accettata dal mondo dell’arte moderna, dimostrando un’inclusività a ben sperare per l’intero medium del videogioco



10 Nov. – Discutere di videogiochi non è mai semplice, probabilmente perché ancora oggi il medium è visto con un occhio critico fatto di pregiudizi legati ad una distanza d’età o di mezzi che rende il videogioco stesso estraneo, un mezzo da cui diffidare e spesso da usare come capro espiatorio per una facile, ed errata, comunicazione giornalistica. D’altra parte, in un’ottica più diplomatica e conciliante, si può lecitamente affermare che il mondo videoludico è costruito attorno ad un marasma di prodotti ed utilizzi degli stessi all’apparenza non proprio nobilitanti, relativi più che altro ad un uso per intrattenimento; è perciò ovvio che è molto più facile vedere questo mondo – se non lo si conosce – come l’ennesima mutazione capitalistica con cui tanti non vogliono avere a che fare, un’altra incarnazione del materialismo moderno. In parte ovviamente lo è, ma chi è appassionato, anche critico del medium, conosce le enormi potenzialità artistiche e creative del videogioco. Oggi vogliamo portarvi perciò un esempio all’apparenza di carattere più tradizionale, che speriamo permetterà anche agli estranei, ma curiosi, di conoscere qualcosa in più sulle opere che arrivano ogni giorno sugli scaffali di milioni di italiani. L’argomento è la fotografia, in particolare parliamo di Virtual Photography, e lo facciamo con alcune domande direttamente ad Emanuele Bresciani, pioniere di questa nuova forma d’arte in Italia (e non solo!) che ci spiegherà e racconterà, attraverso la sua esperienza, questo nuovo modo di intendere Videogioco e Fotografia.  

Cos’è la virtual photography e quali sono le differenze con la fotografia tradizionale? 

La Virtual Photography è la fotografia dei mondi virtuali resa possibile da un software interno ai videogiochi chiamato Photo Mode, che in quest’ultima generazione è ormai in dotazione a tutti i titoli ludici più importanti.  Il Photo Mode offre la possibilità di “congelare” il tempo all’interno di un gioco e di muoversi nello spazio 3D controllando la riproduzione virtuale di una vera e propria macchina fotografica. Così facendo si possono immortalare persone, cose, eventi che stanno accadendo all’interno del videogioco, con diversi gradi di ambizione. Si possono fare semplici report dei fatti, ritratti, paesaggi, oppure prendere il gioco cercando di trascenderlo e renderlo diverso. Essendo io il veterano italiano della VP (sono attivo dal 2004) ed avendo passato la fase “di apprendimento” focalizzata sulla semplice ritrattistica, ho inaugurato nel 2018 un modo innovativo di fare Virtual Photography cercando di restituire l’idea di un dipinto a olio, un poster pubblicitario, un artwork di gioco, usando solamente i filtri cromatici forniti dal Photo Mode, luminosità e contrasto. La Virtual Photography ha pochissime regole non scritte, molto importanti: le indicazioni di gioco che si possono vedere normalmente a schermo non devono essere mostrate, così da dare l’impressione che si tratti di una vera e propria fotografia; bisogna “staccarsi” dalla telecamera ufficiale di gioco – spesso distante per favorire la giocabilità – e creare qualcosa di assolutamente personale; infine, sono vietate foto di quelle sequenze non interattive che legano tra di loro svariati momenti di gioco, poiché in quel caso il regista del gioco decide tutti i parametri di inquadratura, e farli propri non sarebbe corretto. Spesso le critiche sono basate su accuse di sfruttamento del lavoro altrui, ma anche nel mondo “reale” tutti i grandi fotografi fanno proprie le creazioni di altri (natura, guerre, malattie, paesaggi, fatti di cronaca). Rispetto alla fotografia tradizionale la differenza più grande è il controllo sul tempo e lo spazio. Mettersi nel posto giusto, con la luce giusta, nel momento giusto, all’altezza giusta. La Fotografia Virtuale ha il completo controllo di questi fattori e ti permette di comporre lo scatto perfetto al momento perfetto. 

Questo tipo di lavoro richiede non una, ma due grandi passioni: quale è nata prima? Quella per la fotografia o per i videogiochi? Raccontaci un po’ di te 

E’ nata prima la passione per la Virtual Photography, stranamente, e dopo aver ricevuto complimenti più e più volte, ho provato a fotografare anche la vita reale, con risultati spesso oltre le mie più rosee aspettative. Ma in passato abbiamo avuto esempi di fotografi noti che si sono cimentati con la VP senza particolare successo, quindi le due cose non sono necessariamente intercambiabili. Io continuo a cimentarmi, di preferenza, sulla versione virtuale. Di me posso raccontarvi che ho scoperto la VP nel 2004 quando un geniale creatore di videogiochi, Kazunori Yamahuchi, ha inserito in Gran Turismo 4 – videogioco di simulazione automobilistica – il primo Photo Mode della storia, su PlayStation 2. Nel 2010 ho inaugurato electricblueskies.com, secondo sito web al mondo interamente dedicato alla Virtual Photography, che è durato 6 anni. Nel 2016 ho dovuto lasciarlo a seguito di una forte stanchezza (per fatti di vita reale) e mi sono allontanato dalla mia passione per un paio d’anni. Nel 2018, stimolato da un grande amico, ho ripreso in mano la macchina fotografica virtuale mentre nel frattempo la Fotografia Virtuale stava diventando una moda dai numeri altissimi su Instagram.


Virtual Photography, Scopriamo la nuova frontiera della fotografia insieme ad Emanuele Bresciani
Foto di: Emanuele Bresciani



Nel giro di due anni sono passato dall’essere uno dei 10 Virtual Photographers al mondo, ad uno dei 10.000 e oltre, il che ha portato anche ad una confusione generale, per cui chiunque provava a cimentarsi nella fotografia. Nel 2014 sono stato adocchiato da due curatori museali di Varese, Debora Ferrari e Luca Traini, fondatori di Neoludica, un’associazione che tutela e promuove le opere degli artisti digitali. Nonostante sia stato un assoluto pioniere ed innovatore nel campo, senza Debora e Luca a portare le mie foto in giro per vari eventi, dalla Milan Gamesweek a Roma Games Lab, sarei stato letteralmente dimenticato nei numeri incredibili della VP moderna. Questo perché a 50 anni, un’azienda con 50 dipendenti da portare avanti qui a Bergamo, e senza tempo rispetto a studenti universitari, non sarei riuscito a competere nel produrre foto giornalmente. Eppure, nonostante i piccoli numeri sui social, il mio lavoro e la mia capacità mi sono state riconosciute quest’anno come non mai. Poche settimane prima della pandemia, infatti, sono stato il primo fotografo italiano e credo, il primo al mondo (non ne ho trovato tracce online), a esporre le mie foto di VP in un vero e proprio museo di Arte Contemporanea (Museo Donazione Meli, Luzzana, BG, dal 8 al 29 febbraio 2020). Poche settimane dopo, Sony Italia mi ha contattato offrendomi la possibilità di giocare Ghost Of Tsushima qualche settimana prima del lancio e produrre così foto da utilizzare per il lancio del gioco sul suolo italiano attraverso i social media di Sony e Playstation. Oggi espongo tutte le mie foto più recenti su www.brescianiemanuele.com e spesso le condivido sui siti videoludici più importanti d’Italia. 

Ci sono particolari titoli con cui ti è risultato più facile entrare in contatto con la componente fotografica? Quanto influisce la cura per la photo mode offerta dagli sviluppatori rispetto ai tuoi lavori? 

I Photo Mode moderni sono molto rigidi e pieni di limitazioni. Il motivo è semplice e si chiama LOD (Level Of Detail). Alterando le inquadrature ed il grado di zoom sul paesaggio circostante, il PC o la console vengono costantemente sovraccaricati di informazioni cercando di renderizzare il soggetto alla massima risoluzione possibile, ma l’alta mobilità dell’inquadratura ed il frequente cambio di soggetto mettono in crisi un sistema che non ha sufficiente potenza per garantire tutta questa libertà. Per questo, i Photo Mode, soprattutto su console, hanno una telecamera “ancorata” al personaggio principale, impossibile da allontanare più di una ventina di metri, con tutte le limitazioni del caso. Anche per questo i fotografi più esperti non si limitano alla ritrattistica o al paesaggio tout-court, ma ingaggiano una sfida con la tecnologia per creare il perfetto connubio tra zoom, distanza, filtri, sfocature e tilt, evitando distorsioni di tipo grandangolare e restituendo una composizione che sia la più bella ed equilibrata possibile. In questa generazione devo dire che il Photo Mode più eclettico ed interessante è stato quello di Horizon: Zero Dawn. Non solo permette tutta una serie di impostazioni classiche (Tilt, FOV, zoom, filtri colorati e anche una discreta distanza della telecamera) ma aggiunge anche tutta una serie di buffe espressioni e di pose del personaggio principale che contribuiscono ad espandere le possibilità espressive e creative di chi lo usa. 

Virtual Photography, Scopriamo la nuova frontiera della fotografia insieme ad Emanuele Bresciani
Foto di: Emanuele Bresciani
Come si relaziona, a tuo modo di vedere, il mondo tradizionale rispetto a questa nuova forma di rappresentazione visiva? Ti è parso incline ad accettarla? 

Inizialmente mi aspettavo sostegno dalla community e indifferenza dal mondo dell’Arte. In entrambi i casi mi sbagliavo. La community tende ad essere ostile, seppur in piccola parte, Fotografia Virtuale, accusandola di sfruttare il lavoro altrui. Il mondo dell’Arte invece è stato assolutamente inclusivo. Devo fare specificare una cosa: sono l’unico tra i pochissimi al mondo a vedere la VP come una forma d’Arte. E io stesso ci ho messo anni a farmene una ragione. Ma più la tecnologia avanza più lo fanno le possibilità creative, e già dal 2018 ho visto il MOMA (Museum of Modern Art) come un possibile sbocco di questa forma espressiva. Quando a febbraio ho portato la VP in un vero Museo di Arte Moderna, e ho informato tutti i media e le software house di questa cosa, ho notato che i media italiani hanno risposto prontamente, al contrario delle aziende. Questo perché vedono la Fotografia più che altro come un facile veicolo per promuovere i loro giochi. Il mondo dell’Arte vero e proprio, invece, mi ha dato attenzione, mi ha ascoltato e mi ha aperto le proprie porte. La VP stessa è stata etichettata come arte “ready-made” e se alla fotografia dei videogiochi viene riconosciuta una categoria artistica, speriamo possa accadere all’intero medium. 

Infine, come pensi che evolverà la virtual photography in futuro? Quali potrebbero essere le strade percorribili? 

Più potenza computazionale darà la possibilità ai creatori di videogiochi di essere ancora più coraggiosi e creativi e ambiziosi. Tutto questo, sicuramente, si rispecchierà nella Virtual Photography. Tra le migliaia di fotografi dilettanti sui social ne sto tenendo d’occhio alcuni estremamente bravi ed interessanti ed il futuro non può essere che roseo anche in prospettiva di finire, per l’appunto, nel tempio newyorkese dell’Arte Moderna.  

Grazie dell’ospitalità sulle vostre pagine e se volete seguitemi anche su Instagram (@emalord) potremo riuscire a dare un po’ più di visibilità alla Fotografia Virtuale più professionale e promettente!