Sandra Bonsanti, Il Memoir della cultura contro gli anni della dittatura

Firenze presa da fascisti e tedeschi, la Liberazione nel 1944 e il racconto di come si combatteva il regime con arte, cultura e libri



29 Lug. – Ci sono persone, riviste, libri, ricordi, tutto che riaffiora, fa ricordare, risuscita nella mente emozioni. Poi ci sono i luoghi ed i simboli che fanno da sfondo a ciò che avviene. Per esempio, come copertina è stata usata la campana Martinella a Palazzo Vecchio e fu  proprio quella campana, suonando, ad annunciare la fuga dei tedeschi da Firenze, l’11 agosto 1944.



Memoir, i personaggi

Il Memoir della Bonsanti racconta un pezzo di storia del Novecento su cui tanto si è raccontato tanto ma mai abbastanza. Torna bambina l’autrice e ci fa incontrare subito il padre, Alessandro. Ritroviamo però anche Giorgio Bassani e Alberto Carocci, Luigi Dallapiccola e Carlo Levi, Natalia Ginzburg e Adriana Pincherle e molti altri che compongono l’articolato e irripetibile mosaico della cultura italiana di quegli anni. Presto si fa anche conoscenza della mamma dell’autrice, Marcella Del Valle. Le sue origini ebraiche costringono la famiglia alla fuga, a spostarsi di casa in casa, alla ricerca di una sorta di sicurezza che però sanno, infondo, di non poterla raggiungere.



L’analisi

La Bonsanti fa risaltare il punto fondamentale di questo libro fin dall’inizio, tornandoci più volte sopra. “Quello che ho potuto capire dello stato d’animo di mio padre e dei suoi amici è che solo la cultura poteva servire alla loro e alla prossima generazione per vincere i confini del silenzio, l’imposizione del pensiero unico, la tragedia della notte della libertà”. Per questo l’autrice cita gli intellettuali che si frequentavano al caffè delle Giubbe Rosse per confrontarsi e alimentare la resistenza che si notava nei libri, nelle riviste, nelle opere scritte che si allargavano agli autori stranieri e si pubblicavano testi sgraditi al regime. Per questo, finita la guerra, quando è il momento di ricostruire non solo le case ma anche l’uomo, con la fame che si fa ancora sentire, l’obiettivo prioritario è fondare un periodico, ci riescono nell’aprile del 1945, e verrà chiamato “Il Mondo?”. La storia va seguita attraverso gli occhi di una bambina che è dovuta diventare adulta troppo presto, che ascolta il nonno Giuseppe raccontarle storie di guerra, che osserva uomini scavare buche per la posa delle mine, sotto minaccia, che si ritrova completamente ricoperta da schegge di vetro di una finestra, andata in frantumi per via di una bomba, e che si rifugia con gli altri nei sotterranei.



Conclusioni

Arrivata la Liberazione, subentra però lo smarrimento, il vuoto, la durezza di rialzarsi. Sullo sfondo di questo racconto si scoprono racconti che rimangono impressi come i sensi di colpa dell’archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli per non aver ucciso Mussolini e Hitler quando, nel 1938 aveva fatto da guida a entrambi, a Roma e a Firenze. Si capisce alla fine che nel dedicare il Memoir ai genitori, l’autrice ha sottolineato che le ci sono voluti 80 anni per quest’opera. Una vita di pensieri, elaborazione, fatica, ricordi ma soprattutto di gratitudine per aver conosciuto “il prezzo della libertà”.