JK Rowling, La scrittrice firma la lettera di avviso riguardo la libertà d’opinione

Oltre 150 figure pubbliche, tra professori, scrittori e giornalisti, si sono uniti nella scrittura di una lettera riguardante le sempre più restrittive regole di discussione, che in alcuni casi hanno portato a gravi conseguenze lavorative



8 Lug. – La scrittrice divenuta famosa per aver ideato Harry Potter è stata recentemente criticata per alcune sue affermazioni riguardanti le persone transessuali. Secondo Rowling un certo moto di inclusione avrebbe finito per limitare i diritti delle donne, non più riconosciute in quanto biologicamente tali. Il dibattito scaturito in conseguenza ha avuto ripercussioni decisamente importanti anche sulla vita lavorativa dell’autrice, che ha visto l’abbandono nel suo team di figure dichiaratesi in forte disaccordo con il suo pensiero. Oggi arriva online una lettera firmata da 150 artisti e professionisti –inclusa la scrittrice inglese – che lanciano un segnale dall’allarme su un sempre più frequente comportamento anti liberale nei confronti del non conformismo.  



La lettera e il campanello d’allarme 

Nel documento pubblicato su Harper’s Magazine si dichiara un appoggio totale verso il nuovo riconoscimento di minoranze prima ignorate. Dai moti di razzismo in America ad una sensibilità diversa riguardante il mondo LBGTQ: “Le nostre istituzioni culturale stanno affrontando una prova. Importanti proteste per la giustizia razziale e sociale stanno portando ad una domanda di riforma della polizia, ma anche ad una chiamata più ampia verso una maggiore eguaglianza ed inclusione nella nostra società, anche nell’arte, nel giornalismo e nell’istruzione -continua la lettera- ma questo bisogno di riconoscimento ha anche potenziato un nuovo insieme di attitudini morali e azioni politiche, che tendono a limitare le nostre norme di dibattito e di tolleranza in favore di una conformità ideologica”.  

Nel documento si parla anche delle ‘punizioni’ professionali nei confronti di quegli artisti e giornalisti non moralmente e ideologicamente schierati, in maniera totale, dalla parte di una certa frangia elettorale: “Più grave è il fatto che i leader istituzionali, nel tentativo di controllo del panico generale, hanno optato per punizioni frettolose e sproporzionate, invece di ragionate riforme. Editori sono licenziati per pezzi controversi, libri ritirati per accuse di inautenticità, giornalisti sono limitati dal parlare di certi argomenti, professori sono indagati per citazioni di certe opere in classe”. La lettera conclude: “Il modo di sconfiggere le cattive idee è attraverso l’esposizioni, l’argomentazione, la persuasione, non cercando di silenziare o di desiderarle via. Come scrittori abbiamo bisogno una cultura che ci lasci spazio per la sperimentazione, di prendere rischi e di sbagliare. Dobbiamo preservare la possibilità del disaccordo in buona fede senza conseguenze professionali”.



 

Il diritto di sbagliare 

Chiunque viva, almeno un po’, su Internet, frequentando i social network in tutte le loro forme, si sarà accorto di un modo di fare che passa dal cinico al legalmente perseguibile. Le poche regole che salvaguardano la libertà del web spesso portano con sé conseguenze negative. Ciò di cui si parla qui, però, nella lettere di questi professionisti, è in realtà un grido di difesa contro un comportamento che, soprattutto su Twitter, spesso porta a pericolosi eventi di rabbia sociale, di intolleranza mediatica contro chi non è abbastanza progressista. Il caso della Rowling è solo uno di centinaia di altri, in cui le vittime sono spesso personaggi pubblici la cui colpa ricade nella non purezza ideologica.  

Nei meandri del progressismo socialista americano sta prendendo piede sempre più un conformismo irrazionale nei confronti di idee apparentemente positive, di battaglie sulla carta sacrosante e doverose in un mondo in continuo cambiamento. Ma questa ricerca di un “solo modo”, di un’ideologia matematica risulta spesso in una crescente intolleranza verso chi, moderatamente e razionalmente, si trova anche solo parzialmente in disaccordo. Il diritto di sbagliare viene a mancare, ma anche quello di controbattere ad assodate categorie date per scontate, portate avanti da persone che guardano il mondo diviso in bene o in male, perdendo le scale di grigi e la bussola della democrazia.