Giancarlo Siani, Ai familiari il tesserino da giornalista dell’Ordine

Il collaboratore de Il Mattino fu ucciso il 23 settembre 1985 per ordine di Toto Riina. A 35 anni dalla sua morte l’Ordine dei Giornalisti ha voluto onorare la sua memoria con un tesserino ufficiale  



28 Giu. – Circa un mese fa la vicenda Siani è tornata a far parlare di sé con la scoperta di pagamenti diretti, per quasi 30 anni, agli assassini del giornalista napoletano, Ciro Cappuccio e Armando Del Core, che uccisero il giovane di Torre Annunziata per diversi articoli inerenti alle attività mafiose di spaccio nel quartiere di Napoli, all’epoca ferita da una faida tra clan. La scoperta aveva suscitato indignazione, soprattutto per il tempo in cui i due carcerati, e le loro famiglie, avevano ricevuto il sussidio insanguinato. Le mensilità pagate, in tre decenni, avevano addirittura valicato i limiti della territorialità mafiosa, continuando a giungere nelle mani dei colpevoli sotto tre differenti famiglie criminali. Oggi, invece, arriva l’annuncio da parte dell’Ordine dei giornalisti del conferimento del tesserino ufficiale, che il giovane collaboratore non aveva fatto in tempo ad ottenere. Il documento verrà consegnato direttamente ai familiari a settembre, nelle date relative all’anniversario della morte di Giancarlo Siani.  “Una decisione che mira a valorizzare ulteriormente il grande impegno professionale di Giancarlo, il cui lavoro è da tempo un simbolo per la nostra professione. Un simbolo per l’informazione corretta, pulita e libera da qualsiasi condizionamento” ha affermato il Presidente dell’Ordine della Campania Ottavio Lucarelli



Paolo Siani: “gesto altamente simbolico” 

A commentare la notizia dell’onorificenza è anche il fratello di Giancarlo, oggi deputato PD, che ha dichiarato: “Consegnare a Giancarlo, 35 anni dopo la sua barbara uccisione, il tesserino di giornalista professionista è un gesto altamente simbolico, che mi commuove e mi fa pensareMi commuove perché penso che lui quel tesserino lo desiderasse davvero. Mi fa pensare perché l’Ordine dei giornalisti sceglie da che parte stare. E ha scelto la parte più difficile, quella che non va in Tv, che non urla ma che cerca le notizie, anche quelle più scomode” .