Ennio Morricone, La sua opera in 5 celebri brani del compositore romano

Spentosi nella notte all’età di 91 anni, il Maestro è stato per molti registi una figura leggendaria, mito in vita ed immortale nella morte, così come solo i grandi artisti possono ambire. Con oltre 500 colonne sonore create, è difficile ripercorrere con la giusta dedizione il lavoro di Morricone. Ne abbiamo scelti 5, per motivi diversi, che rappresentano l’eredità creativa e culturale di un musicista imponente 



6 Lug. – Le musiche di Ennio Morricone hanno non solo plasmato il Cinema internazionale dalla seconda metà del ‘900, hanno anche impresso nella mente di milioni di persone i motivi ed i ritmi di brani immortali, resi indimenticabili dalla forza della musica, in grado di lasciare un segno in chiunque, anche a chi verso la Settima Arte non nutriva grande interesse. Il superamento dei confini artistici è infatti prova di un talento unico ed eterno, prezioso e immutabile nel tempo come una sinfonia che scorre in un deserto silenzioso e arido, o come una melodia che risuona in una New York grigia, facendo tremare anche l’imponente ponte di Brooklyn, scosso dalla potenza di quel suono. Ma la musica di Morricone è anche la dolcezza di un amore infantile verso il cinema stesso, dei fumi e degli odori di una sala da proiezione. Ed è anche colonna sonora di un moto di giustizia, quello verso innocenti ingiustamente condannati ad un immeritevole morte.  



Here’s to you – Sacco e Vanzetti  

Forse uno dei pezzi di cui si parla di meno. Nel 1971 uscì al Cinema Sacco e Vanzetti, di Giuliano Montaldo. Pellicola che intendeva raccontare la storia dei due italiani condannati a morte negli Stati Uniti per attentati di matrice anarchica. Innocenti con la sola colpa di essere estranei in un mondo nuovo, stranieri ed emarginati, deboli di fronte ad una giustizia che giustizia non è.  

Here’s to you è un brano di sole 4 frasi, ripetute in un motivo commovente e drammatico, come solo Morricone poteva pensare. La voce è di Joan Baez, che completa un quadro musicale delicato, riflessivo e potente in poche e semplici parole:  

Here’s to you, Nicola and Bart 
Rest forever here in our hearts 
The last and final moment is yours 
That agony is your triumph 




C’era una volta in America 

Canto del cigno di Sergio Leone, compagno di classe dello stesso Morricone, C’era una volta in America è la storia di una New York madre, la quale si prende cura dei propri figli abbandonati, tentati in un mondo fatto di criminalità e sopravvivenza quotidiana.  

Qui la melodia è leggendaria. Le note sono la voce di una città imponente, fatta di palazzi, strade e ponti. La musica è il valzer di un ritmo frenetico e inafferrabile, porta su un mondo moderno, alto nei suoi grattacieli e basso nei suoi sobborghi malfamati. Colonna sonora di uno dei film più importanti della storia del Cinema.



  

Estasi dell’oro  

Come non menzionare l’opera western di Leone, indissolubilmente legata alle musiche del compositore romano. L’atto conclusivo de Il Buono, il Brutto, il Cattivo è il climax definitivo dell’intreccio western, nelle aride distese dell’America occidentale. Spaghetti western non a caso, la trilogia del dollaro è il lascito tutto nostrano nel Paese d’oltreoceano, immortale anche grazie al sottofondo musicale di Morricone. 

L’Estasi dell’oro parla da sé. E’ un inno, le parole si sprecano perfino perdendo valore nel vano tentativo di spiegare la musica con le sole corde vocali. 



Nuovo Cinema Paradiso 

Per Morricone, Giuseppe Tornatore era l’unico regista per cui sarebbe tornato a comporre musiche per cinema (come effettivamente successe con La Corrispondenza, 2016). Il sentimento d’amicizia che legava i due era quantomeno esplicito. Ovviamente la combinazione di due menti artistiche come le loro non ha potuto che permettere la creazione di Nuovo Cinema Paradiso. E’ la dolcezza nostalgica di un passato che nessuna ha vissuto, ma per cui non si può che provare una naturale ed inspiegabile commozione, come quella di un bambino ammagliato dalle luci soffuse in una sala cinematografica, perduto nelle immagini sul grande schermo.  



The Hateful Eight 

In conclusione è importante discutere di quello che, a conti fatti, è stato l’ultimo film internazionale del Maestro. La pellicola diretta da Quentin Tarantino è un escalation di violenza che detta i ritmi di una storia cinicamente estrema, fatta di cacciatori di taglie, banditi e poco di buono riuniti in un locale ai confini della civiltà. La convivenza ovviamente dura poco, e i tasselli che compongono il puzzle narrativo sono svelati attraverso capitoli, come un romanzo.  

Solo che, al contrario della forma cartacea, qui le pagine sfogliate sono sostituite dal sottofondo della musica di Morricone. C’è inquietudine e suspence nei motivi, ed un ritmo che, come per il film, non fa che aumentare, turbando ed emozionando. The Hateful Eight è anche il film che ha permesso al compositore italiano di vincere il suo unico Oscar (con alle spalle ben 5 nomination). E’ il suo definitivo saluto alla Hollywood che tanto gli ha dato, ma che altrettanto ha beneficiato dell’incredibile lavoro di Ennio Morricone.