Cultura, Il privato potrà salvare questa categoria

Caratteristica del nostro Paese, principale benefattrice del turismo, è oggi la filiera della cultura che vale circa 255 miliardi e dà lavoro a quasi 2 milioni di persone



29 Giu. – La categoria più colpita dalla crisi economica, creata dalla pandemia, è la cultura, oltre ad essere la più penalizzata dalle disposizioni sanitarie nei decreti. Il Governo ora ha quindi un difficile e complicato problema da risolvere. Deve sostenere il settore, i suoi lavoratori, deve riorganizzarlo in previsione di un necessario rilancio. Il presidente Conte e il ministro Franceschini stanno ancora procedendo per trovare una soluzione al più presto possibile.



Il patrimonio italiano

Fino ad ora per questo settore è stato stanziato circa un miliardo sugli oltre 75 miliardi di cui dispone il Governo grazie ai due scostamenti di bilancio votati dal Parlamento. L’Italia è il paese europeo con il più grande patrimonio artistico e culturale ed oltre il 70% di tutto il mondo. Purtroppo, i dati ci rivelano che siamo il Paese tra quelli che spendono meno per tutelarlo, valorizzarlo e proteggerlo. Al di sotto di noi abbiamo solo Portogallo, Cipro e Grecia. Gran parte dei finanziamenti sono arrivati da privati distanziati in tutto il mondo.



Le parole del presidente dell’AICC

Luigi Abete, nella veste di presidente dell’Associazione delle imprese culturali e creative che fa capo a Confindustria, dichiara: “Il ministro Franceschini sta utilizzando la tragedia nazionale della pandemia per raggiungere un obiettivo ideologico di parte: cacciare i privati dal mondo della cultura e rimettere tutto sotto il cappello pubblico”.

Secondo Abete, Franceschini è del parere che M5s, Leu e gran parte del Pd hanno un forte e consolidato pregiudizio nei confronti dei privati quando quest’ultimi interferiscono con le attività pubbliche e dall’idea che tra la cultura ed il profitto non debba esserci nulla in comune.