Cultura, Anno nero per l’editoria italiana. Nove editori su dieci riscontrano una perdita consistente del proprio fatturato

L’emergenza sanitaria e il lockdown hanno avuto conseguenze drastiche per l’attività editoriale. Secondo l’Istat le categorie più a rischio sono i piccoli e micro editori con una perdita pari al 75% del proprio ricavo



12 Gen. – Sono 1.706 le imprese che in Italia pubblicano libri. Il 53% di queste sono micro-editori (non più di 5.000 copie), il 38% piccoli editori (tiratura massima di 100.000 copie), il 6,8% medi editori (non superano un milione di copie), infine il 2% sono grandi editori (titoli superiori a un milione di copie). In media, micro e piccoli editori hanno pubblicato rispettivamente 8 e 43 titoli all’anno, i medi editori hanno prodotto circa 208 opere librarie e le grandi case editrici ben 771. In base al fatturato annuo riscontrato, i grandi editori contribuiscono per il 63% al valore totale della produzione libraria, i medi per il 30%, per ultimi i micro 6,6%. Oltre il 50% degli attori attivi citati, ha sede a Nord del Paese, il 28% al Centro e il 21% nel Mezzogiorno. Il maggior numero di editori attivi è stanziato soprattutto in Lombardia e nel Lazio.



Numerose le iniziative proposte per fronteggiare l’impatto della pandemia sul settore editoriale

Tra le più note vi è il rinvio inerente alle nuove uscite editoriali in programma, potenziamento dei canali di vendita online e ricorso al lavoro in modalità smart working. Secondo l’Istat quasi un operatore su tre ha promosso l’ampliamento dell’offerta di titoli in formato digitale. Gli editori si sono impegnati nell’attuazione di iniziative riguardo la promozione della lettura, attraverso l’incremento di reti per vendita e consegna libri a domicilio. Sono stati organizzati eventi di promozione e interazione con i lettori, attraverso le piattaforme social per restare vicini al proprio pubblico attraverso ogni supporto disponibile. Una tra le iniziative maggiormente adottata, riguarda la diffusione gratuita di e-book e la possibilità di download o ascolto gratuito di audiolibri, riservato soprattutto alle persone con disabilità.



Libreria Odradek: “ Siamo salvi grazie al legame con il territorio, al sostegno dei cittadini”

Il gestore di una storica libreria nel centro di Roma, in merito a un’intervista pubblicata sul portale di RomaToday, ha spiegato come la pandemia abbia avuto una ricaduta ingente nei confronti del suo piccolo chiosco culturale. “La nostra libreria è importante per la sua comunità di riferimento, deve essere la comunità stessa a salvarla”, spiega il proprietario Davide Vender. Per capire il perché di questa sua premessa, racconta dall’inizio la sua iniziativa, i suoi progetti e i sacrifici nel portarla a termine. Diede vita al crowdfunding, raccogliendo 20mila euro in due mesi grazie al sostegno di 250 donatori. “Odradek non ha mai ricevuto un soldo dalle istituzioni perché pur sempre un’attività privata e crediamo che una realtà simile debba reggersi sul mercato”, ha spiegato il titolare. Il suo è un appello di forza rivolto a tutte quelle istituzioni che nel credere che quella di Vender, possa essere un’attività privata, debba essere lui stesso a farsi carico delle problematiche che possono riscontrarsi sul mercato. “Ci autosfruttiamo e campiamo di impegno civile però sono soddisfatto perché nonostante i due mesi di chiusura e una perdita di quasi 20mila euro rispetto al 2019, centinaia di persone sono venute a comprare i libri da noi, affermando di farlo per contribuire a tenerci aperti”, continua Davide Vender. Questo fa capire quanto con impegno e dedizione, nonostante le numerose incombenze che ogni giorno affliggono la vita di ogni lavoratore, si riesce comunque ad essere soddisfatti e tornare a casa con un accenno di sorriso. “Si è creato un rapporto pazzesco tra la città e la libreria e questo mi fa pensare come in 21 anni di attività qualcosa abbiamo combinato”, ha concluso. Nonostante il centro storico di Roma sia un deserto a causa della pandemia e delle restrizioni, il sostegno da parte dei cittadini dei quartieri della città, potrebbe essere un piccolo spiraglio per la sua attività e una soddisfazione personale nel svolgere discretamente il proprio lavoro, senza perdere mai la speranza in un giorno migliore.



In arrivo la home page di “ItsArt”, iniziativa affidata a Chili, per la realizzazione della Netflix della cultura italiana

Un progetto di sito internet al quale ha deciso di partecipare anche il ministro Franceschini. Dalla grafia anonima e con due soli contatti, uno per i contenuti (proposte, eventi, manifestazioni) e uno per l’ufficio stampa, si presenta come una piattaforma che attraversa città d’arte e borghi, quinte e musei, per celebrare e raccontare il patrimonio culturale italiano in tutte le sue forme e offrirlo al pubblico di tutto il mondo. Sarà Chili l’azienda individuata dal ministero per la realizzazione della Netflix cultura proposta durante la pandemia. Sin dall’inizio, si è molto discusso sulla legittimità di un’operazione che escludesse la Rai. L’operazione dovrebbe vedere la luce grazie alla partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti al 51% con un investimento pari a nove milioni di euro, al 50% con Chili. Andrebbe aggiunta la partecipazione del MiBact che entrerebbe nell’operazione con 10 milioni di euro dal Recovery Fund.