Chernobyl, Cronache di un disastro che ha segnato la storia

La miniserie Chernobyl, già trasmessa da Sky ed attualmente disponibile on-demand, rappresenta un sicuro elemento di originalità nel genere. La visione è appassionante e fluida, nonostante la massima rispondenza del narrato ai fatti reali ed un’esaustiva trattazione scientifica. Interessante è anche la ricostruzione dell’atmosfera di un’Unione Sovietica anni ‘80. Un universo sospeso tra la irreversibile decadenza politica ed economica di un regime che, di lì a qualche anno, sarebbe poi crollato travolto dagli avvenimenti susseguenti la caduta del muro di Berlino


   

1 Giu. – Questa miniserie, prodotta da HBO, ripercorre gli avvenimenti a partire dalla tragica notte, per proseguire con i drammatici giorni spesi nei disperati tentativi di arginare le conseguenze della tragedia. Il 26 aprile 1986, all’una, un’esplosione distrusse il reattore della centrale nucleare di Chernobyl, distante tre chilometri dalla città Pryp’jat’ e dai suoi abitanti. La visione di un futuro basato sull’avere imbrigliato la fonte di un’energia inesauribile, si dissolse nel bagliore di una nube radioattiva che, portata dai venti, attraversava confini e distruggeva certezze. La storia cambiava per sempre. Era invece appena all’inizio l’incubo per le vittime, le conseguenze sull’ambiente, sullo Stato e la società Sovietica, che si dissolverà poi di lì a pochi anni.

Gli eventi narrati sono ripresi in gran parte da testimonianze reali, cui si aggiungo circostanze e personaggi necessari a completare e rendere incalzante il percorso narrativo. I fatti sono ben noti, più volte già oggetto di documentari, reportage, libri, articoli. Il serial invece ci restituisce un’emozionante ed originalmente ambigua interpretazione degli stessi. La sceneggiatura, le inquadrature spesso fisse, la scenografia, i costumi ed i tratti dei personaggi, fanno ben percepire la realtà della società e dello Stato Sovietico di allora. Un apparato statale prossimo al collasso, dove la verità viene taciuta e soppressa per ritardare una fine comunque inevitabile. Se ne ricava la sensazione di un’umanità spersonalizzata, dove tutto avviene meccanicamente ed anche i sentimenti sembrano, seppur presenti, ridotti ad una essenzialità di sopravvivenza. Accade così che il sacrificio dei pompieri che intervennero nelle prime ore del disastro senza adeguata protezione, appaia come l’azione compiuta da uomini che operano inconsapevoli del pericolo che affrontano, taciuto dall’autorità. Quindi più vittime che Eroi. Questo profilo si estende a coloro che saranno chiamati a rischiare la propria vita, minatori, operai, soldati, scienziati, popolazione nelle azioni riportate nei diversi episodi, che sembrano agire travolti da ineluttabile fatalismo più che da consapevole spirito di sacrificio.