Strage di Bologna, Mattarella: «Dolore, ricordo e verità»

Il 2 agosto 1980, alle 10.25 precise, una bomba esplose nella sala d’aspetto di seconda classe distruggendo l’ala sinistra della stazione di Bologna e colpendo pure il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea fermo sul primo binario. La strage portò con sé oltre 200 feriti e 85 morti



30 Lug. – Questa mattina il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato a Bologna per commemorare le vittime della strage. Il capo dello Stato ha incontrato i familiari dei defunti a seguito della messa celebrata dall’arcivescovo Matteo Zuppi. Una cerimonia che quest’anno, a quarant’anni dalla tragedia, viene sentita con maggiore commozione, nella speranza che un giorno si possa far luce su quanto accaduto. Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione vittime, legge così un breve discorso, dove ricorda gli impegni nella desecretazione degli atti utili ad arrivare alle responsabilità sui mandanti dell’attentato. Il 2 agosto invece a rappresentare le istituzioni sarà, insieme al sindaco Virginio Merola, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.




L’esplosione improvvisa alle 10:25 precise

Quella mattina la stazione di Bologna era colma di vacanzieri in esodo per le ferie d’agosto. Centinaia di persone in attesa di un treno che non sarebbe mai partito. Le ricche risate di una bambina di 3 anni, Angela Fresu, la più piccola delle vittime, congelate per sempre nelle lancette del grande orologio della stazione, bloccato alle 10:25. Tra i defunti, Luca Mauri, di 6 anni, Sonia Burri, di 7, fino a Maria Idria Avati, ottantenne, e ad Antonio Montanari, 86 anni. A perdere la vita anche 6 lavoratori del ristorante-bar-self service della stazione e due taxisti in attesa di clienti nel posteggio davanti all’edificio ormai polverizzato. D’improvviso tutto si trasforma: un autobus Atc della linea 37, diventa un carro funebre diretto al capolinea, la Medicina legale. Le salme sono tirate fuori dai detriti e portate via tramite una catena umana pronta a salvare vite da sotto le macerie. I primi pensieri sulle cause della tragedia fanno pensare allo scoppio di una caldaia. Presto l’ipotesi più attendibile sembra essere quella più temuta: l’attentato terroristico con una bomba ad alto potenziale.



L’iter processuale e le condanne

Dopo diversi rinvii processuali si giunge ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione solo il 23 novembre 1995. Vengono condannati all’ergastolo, quali esecutori dell’attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (nel 2007 sarà ritenuto colpevole anche Luigi Ciavardini, minorenne all’epoca dei fatti). Condannati a 10 anni, per il depistaggio delle indagini, l’ex capo della loggia massonica “P2Licio Gelli, l’ex agente del SISMI Francesco Pazienza e i due alti ufficiali Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, rispettivamente generale e colonnello del servizio segreto militare (SISMI). Sembrerebbe che il gran maestro della P2 pagò 5 milioni di dollari, presi da conti svizzeri derivanti anche dal crac del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, per finanziare il gruppo esecutore dei terroristi di estrema destra Nar. Il 9 gennaio 2020 si aggiunge tra gli altri, e quindi condannato anch’egli all’ergastolo,  Gilberto Cavallini, sulle cui spalle pesano già otto ergastoli.  Restano ancora ignoti i mandanti della strage, ma non morirà mai la pretesa di giustizia nel saperlo.



Mattarella, il presidente davanti alla lapide della strage di Bologna

“Ho solo poche parole da pronunciare: dolore, ricordo e verità. Il dolore per le vittime, vittime assassinate dalla violenza del terrore stragista. Ognuna delle vite spezzate aveva un futuro, rimosso, cancellato ” – queste le parole del capo dello Stato che sottolinea con orgoglio la “reazione dei bolognesi in soccorso dei feriti”, simbolo di solidarietà che unisce gli italiani nei momenti più difficili. “Piena verità, giustizia, verità completa, perseguita dall’azione giudiziaria, contro ogni tentativo di depistaggio e occultamento – continua il presidente MattarellaSi faccia di tutto senza alcuna riserva per impegno. la mia presenza qui ha questo significato.“