Sci, sale la rabbia per il nuovo stop deciso in extremis

La firma di Speranza che ha decretato lo stop alla riapertura prevista per lunedì 15 degli impianti sci ha generato reazioni di stupore e sconcerto tra i ministri e non solo. A turbare gli animi non è soltanto il prolungamento delle chiusure, ma soprattutto il tempismo con cui si è annunciata la decisione.

La firma del decreto del ministro della Salute, avvenuta a poche ore dalla riapertura degli impianti di risalita è il primo nodo che il nuovo governo dovrà sciogliere. La consultazione con il Cts e l’allarme dell’istituto superiore di Sanità di fronte alla variante inglese sembrano non essere una giustificazione sufficiente all’improvviso cambio di rotta. Oggetto principale delle polemiche sono le spese che hanno affrontato i gestori degli impianti sci per la ripresa e che si sono dimostrati vane.

La voce dei neo-ministri

Come il loro leader, Matteo Salvini, fece in precedenza, ora i neo ministri Giorgetti (Sviluppo Economico) e Garavaglia (Turismo) criticano l’operato del governo per quel che riguarda la montagna. “La montagna, finora dimenticata, merita rispetto e attenzione”, queste le parole dei due leghisti. Continuano infatti mostrando il loro scetticismo riguardo l’adeguatezza della cifra stanziata e gridando all’urgenza dei ristori. “Gli indennizzi per la montagna devono avere la priorità assoluta, quando si reca un danno, il danno va indennizzato”, concludono Giorgetti e Garavaglia, sperando già nel prossimo decreto.

Un fulmine a ciel sereno per le regioni

Sconcertato il presidente della regione Emilia-Romagna, il quale esprime il suo disappunto in un lungo post pubblicato sulla sua pagina Facebook. Dure le parole di Bonaccini il quale sottolinea che cambiare idea in modo così repentino “è un danno enorme per gli operatori economici, che hanno già visto saltare il grosso della stagione invernale”. Conclude poi ribadendo che le regole saranno rispettate, ma non senza ricordare la necessità di aiuti immediati e concreti. La stessa opinione è condivisa da Attilio Fontana, governatore della Lombardia e da Alberto Cirio, presidente del Piemonte. Toti fa riferimento ad un sistema “di settimana in settimana” che sta togliendo speranze e risorse alle regione che traggono maggiori vantaggi dal turismo invernale.

La rabbia dei gestori

Ai microfoni di Adnkronos ha parlato Mariangela Bozzi, proprietaria di un hotel della Valtellina che prende il suo nome. Le sue accuse sono durissime, ma è comprensibile la reazione di coloro che speravano nelle ultime settimane della stagione. Bozzi fa notare che gli impianti “stanno spendendo un sacco di soldi per le piste e questi hanno il coraggio di chiudere tutto il giorno prima”. Definisce la sua una categoria disprezzata e fa notare come la scorsa estate il governo abbia scelto di riapre le discoteche. “Di che parliamo?”, chiede a nome dell’intero settore.

Parla anche il mondo dello sport

A far sentire la sua voce a proposito è lo storico allenatore delle Nazionali Italiane e presidente della Fisi (Federazione Italiana Sport Invernali). Flavio Roda si rende portavoce della sua categoria manifestando il suo disappunto e agli occhi dello sportivo la tempistica dell’informazione sembra non aver rispettato i lavoratori.  “Ci troviamo alle 19:30 della sera prima della riapertura con questa ordinanza che chiude tutto” dichiara preoccupato di fronte alle ingenti spese sostenute invano.

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