Rivolta nel carcere di Rieti: muoiono tre detenuti, un altro in gravi condizioni

Si fa più grave il bilancio delle vittime in carcere a seguito delle rivolte scoppiate a partire da domenica 8 marzo nei penitenziari di tutta Italia a seguito delle restrizioni ai colloqui imposte dall’espandersi del coronavirus nel nostro Paese. Dopo i disordini nati nella tarda mattinata del 9 marzo nel penitenziario “Nuovo complesso” di Rieti tre detenuti sono deceduti per overdose di farmaci, probabilmente metadone e un altro è in gravi condizioni. Le vittime vanno ad aggiungersi alle altre 7 persone morte nel carcere di Modena.

Stando alle prime ricostruzioni degli inquirenti alcuni detenuti si sarebbero introdotti in infermeria per sottrarre i farmaci da assumere. I tre che sono deceduti, come confermano fonti interne al carcere, sono stati trovati dentro all’istituto. Altri 8 sono stati trasportati all’ ospedale cittadino San Camillo De Lellis di cui 3 sono al momento ricoverati in terapia intensiva. Un altro detenuto in condizioni più gravi è stato elitrasportato a Roma.

La protesta all’interno della struttura, che ha coinvolto una cinquantina di detenuti, è stata sedata solo in tarda notte. Molti ospiti del carcere sono rimasti per ore sul tetto, altri hanno provocato ingenti i danni all’interno dell’edificio.

Disordini in tutta Italia

Negli ultimi tre giorni si sono verificati disordini in circa 27 penitenziari di tutta Italia, da San Vittore a Milano all’Ucciardone di Palermo, da Foggia (dove circa 30 detenuti sono evasi) a Prato, da Bari a Rebibbia a Roma. Le proteste riguardano principalmente le restrizioni ai colloqui fisici con i parenti imposte a causa dell’emergenza coronavirus. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha motivato la misura spiegando che “è nostro dovere tutelare la salute di chi lavora e di chi vive negli istituti penitenziari” e spiegando di essere al lavoro per “garantire la più rapida ripresa dei colloqui con i familiari”.