Covid, in crisi il Made in Italy. La Coldiretti lancia l’allarme

Dietro ad ogni prodotto storia e dedizione rimaste vive nel tempo. 

Il settore agroalimentare, in crisi a causa dell’emergenza sanitaria. Lo ha dichiarato la Coldiretti durante il Summit, con il Governo, sul “Recovery Food, l’Italia riparte dal cibo”. Dall’incontro, è emerso come, la mancanza dei turisti stia mettendo a rischio “5.266 tesori alimentari tradizionali dei borghi d’Italia”.

Tesori a rischio

L’allarme lanciato dalla Coldiretti, pone l’attenzione su come “i blocchi e le limitazioni agli spostamenti imposti dall’emergenza Covid”, stiano mettendo a rischio la “sopravvivenza dei tesori agroalimentari del paese”. Anche secondo i dati, forniti da Bankitalia, l’assenza di attività turistica ha creato un “buco di circa 27 miliardi” derivanti dalle spese dei viaggiatori. Si tratta di una diminuzione del 61% rispetto al 2019. Dalle ultime statistiche, è infatti emerso come le principali spese durante le vacanze siano destinate al cibo. A gravare, non sono soltanto le limitazioni agli spostamenti, ma anche le chiusure imposte per garantire il distanziamento sociale. A tal proposito, la Coldiretti aveva già posto l’attenzione sulla questione, a seguito del decreto di Aprile. Infatti la chiusura di attività come bar e ristoranti, ha messo in crisi la produzione Made in Italy. “1,1 milioni di tonnellate di cibi e  vini invenduti dall’inizio della pandemia”. Il presidente Coldiretti Ettore Pirandini, durante l’incontro a Palazzo Rospigliosi, ha spinto verso una “valorizzazione di questo patrimonio”. 5.498 tesori tra pane, pasta, carne, insaccati e ancora pesce, lattici oli e dolci da dover promuovere per aiutare l’economia del Paese. La Coldiretti ha inoltre fornito una classifica delle regioni italiane, con maggiori specialità del territorio. In testa la Campania com 552 tesori, a seguire la Toscana con 461, il Lazio ne conta 436 e infine l’Emilia Romagna con 398 specialità tipiche

Un settore da tutelare

La Coldiretti a seguito Relazione semestrale della Dia, sulla base dei dati Ismea, si è mostrata molto preoccupata per il settore agroalimentare diventato ormai d’interesse per la criminalità organizzata. “Le infiltrazioni mafiose sono particolarmente preoccupanti con la ristorazione indebolita finanziariamente dal crack di 41 miliardi nel 2020 a causa delle conseguenze dell’emergenza Covid”. Ad oggi si contano cinquemila locali sotto il controllo della malavita. La situazione di crisi infatti permette  “di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la vita quotidiana delle persone”. La preoccupazione, riguarda la gestione di tali attività. Infatt, il controllo da parte delle organizzazioni criminali “dell’economia green dai campi agli scaffali”, provocherebbe il soffocamento della “concorrenza e dell’imprenditoria onesta”, e il deterioramento dellaqualità e la sicurezza dei prodotti”.  Come è emerso, dalle parole del presidente Prandini, sono state attivate misure di contrasto , che hanno prodotto ottimi risultati. Ma è ancora necessario procedere con riforme dei reati alimentari e rinforzare la legislatura in materia. La Coldiretti, ha dunque sollecitato, l’approvazione delle proposte di Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie.

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