Addio a Giampaolo Pansa, giornalista provocatore

È morto all’età di 84 anni a Roma. Lo scrittore piemontese ha pubblicato molto sulla società e sulla politica italiana.

 

Roma 13 gen.- Scrittore, polemista, commentatore, è intervenuto con la sua “penna” nei maggiori quotidiani italiani, dalla “Stampa”, dove ottenne il suo primo contratto giornalistico nel 1961, al “Giorno”, dal “Corriere della Sera” a “Repubblica” (di cui è stato vicedirettore), al “Messaggero”, dall’ “Espresso” ad “Epoca” a “Panorama”, Giampaolo Pansa, giornalista controcorrente, è venuto a mancare nella capitale. Raccontava con acutezza i vizi della classe dirigente italiana stimolando la riflessione e il dibattito.

Basti ricordare ai suoi libri sulla Resistenza improntati sulle polemiche giornalistiche e storiografiche. Un esempio di essi è “Il Sangue dei vinti”, saggio del 2003 sui crimini dei partigiani commessi dopo il 1945. La pubblicazione dell’opera gli è costata l’accusa di revisionismo.

Per quanto riguarda la carriera da giornalista, vanno ricordati numerosi scoop. Uno dei maggiori fu quello sullo scandalo Lockheed ma anche espressioni entrate nella storia come “Balena bianca” per indicare la Democrazia Cristiana, o il “Bestiario” titolo di una sua rubrica.

Addio a Giampaolo Pansa, giornalista provocatore

Piemontese di Casale Monferrato, allievo di Alessandro Galante Garrone, Pansa ha esordito con il quotidiano “La Stampa” occupandosi anche del disastro del Vajont. Era entrato da poco a collaborare col “Corriere della Sera”. Con “L’Espresso” ha lavorato dal 1977 al 2008 quando abbandonò il Gruppo Espresso, in quanto era contrario alla linea editoriale della rivista dal formato magazine. Da allora ha scritto per “Il Riformista”, “Panorama” e “Libero” e “The Post Internazionale”. Pansa mostrava una forte passione per gli anni del Fascismo e della Resistenza, sentimento maturato fin dalla tesi di laurea. Partendo da questi “topic”, ha “dato alle stampe” numerosi romanzi e saggi storici.

Nel 2001 ha pubblicato “Le notti dei fuochi” sulla guerra civile italiana combattuta tra il 1919 e il 1922. “I figli dell’Aquila” racconta la storia di un soldato volontario dell’esercito della Repubblica sociale italiana. Ha lavorato poi sul “Ciclo dei vinti”, libri che riportano le violenze compiute dai partigiani nei confronti dei fascisti durante e dopo la Seconda guerra mondiale. “Il sangue dei vinti” vincitore del Premio Cimitile nel 2005, “Sconosciuto 1945”, “La Grande Bugia” e “I vinti non dimenticano” (2010). Nel 2011 Pansa ha firmato “Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri”, opera che ritrae l’Italia degli umili tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo attraverso le testimonianze dei nonni e genitori del noto giornalista. E poi ancora “La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti” (2012) e “Sangue, sesso e soldi”, una contro-storia d’Italia dal 1946 fino ad arrivare ai nostri giorni.

Addio a Giampaolo Pansa, giornalista provocatore

Provocatore fino all’ultimo, tra le sue pubblicazioni più recenti figurano l’autoritratto dal titolo “Quel fascista di Pansa” e il pamphlet su Salvini “Ritratto irriverente di un seduttore autoritario”, Pansa è deceduto a Roma assistito dalla moglie, la scrittrice Adele Grisendi. Nel 2016 era venuto a mancare il figlio Alessandro, ex amministratore delegato di Finmeccanica, morto di malattia a soli 55 anni. Un dolore dal quale Pansa non si era mai ripreso.