Usa, Anonymous apre il vaso di Pandora. Nel mirino i poliziotti e il caso Trump-Epstein

La morte di George Floyd ha scatenato l’ira di milioni di persone, infiammando la protesta nelle strade americane. Un grido di lotta che ora inizia anche online e che ha visto Anonymous scendere in campo a supporto dei manifestanti. Nel mirino le forze dell’ordine di Minneapolis e il Presidente americano Donald Trump


3 Giu. – Il gruppo di cyberattivisti ha preso posizione nel caso della morte di George Floyd. Questi, tramite un video di pochi minuti diffuso su Twitter, annuncia il suo intervento per mostrare al mondo i crimini di agenti che uccidono persone e commettono reati. Nel filmato è possibile osservare una persona con la maschera del cospiratore inglese Guy Fawkes, che accusa la polizia del Minnesota di aver ucciso 193 persone nel corso degli ultimi 20 anni. Il gruppo hacker si è anche introdotto nel sistema radio della polizia di Chicago e ha diffuso la canzone “Fuck the police” sulle frequenze utilizzate dagli agenti per comunicare tra loro. Come se non bastasse ha pubblicato dei documenti che riportano al centro dell’attenzione mediatica il presunto coinvolgimento di Donald Trump nel caso Jeffrey Epstein, il miliardario accusato di abusi sessuali e traffico di minori. Anonymous sostiene che il Presidente americano abbia fatto uccidere il magnate al fine di coprire il suo passato che lo vede coinvolto nella vicenda. Nell’aprile 2016 una donna californiana, presentò causa contro Epstein e lo stesso Trump per aggressione sessuale avvenuta durante una festa in una casa di Manhattan, quanto la vittima era ancora dodicenne.



Il mistero che avvolge il caso Jeffrey Epstein

Jeffrey Edward Epstein era un miliardario americano che vantava molte conoscenze importanti nel mondo della politica, della finanza e dell’intrattenimento. Aveva lavorato per banche d’investimento e fondato importanti società. Oltre ad essere tutto ciò, sembrerebbe essere stato anche un pedofilo. Infatti, secondo Anonymous, per anni le sue case di Manhattan e quella nella sua isola privata, erano luoghi di festini con minorenni. Il caso scoppiò nel 2005 per una denuncia di una famiglia di una ragazza di 14 anni, a cui ne seguirono altre 35. Dopo tre anni fu condannato ad una soffice condanna di 13 mesi di custodia con permesso di rilascio per motivi lavorativi. A luglio dell’anno scorso fu nuovamente arrestato con l’accusa di abusi sessuali e traffico internazionale di minori, ma nel frattempo era diventato ministro del lavoro proprio sotto il governo Trump. Inevitabilmente arrivarono le sue dimissioni. Dopo due mesi di galera, Epstain fu trovato morto nella sua cella, e così ciò che fece discutere fu il mistero del suo presunto suicidio. Tre settimane prima della sua morte fu trovato privo di sensi e quando si risvegliò disse che era stato aggredito da un suo compagno di cella. Per questo motivo fu spostato e affidato ad un programma speciale che di solito viene adottato per chi vuole suicidarsi. I responsabili delle carceri pensavano infatti che volesse togliersi la vita. Nella notte tra il 9 e 10 agosto Epstein non fu controllato come da protocollo ogni mezz’ora. I secondini si addormentarono e lo lasciarono incustodito per tre ore. Le guardie falsificarono i verbali e stranamente le telecamere di sorveglianza, proprio in quel lasso di tempo, non funzionarono. Il procuratore definì la morte un “possibile suicidio”. Il referto dell’autopsia parlava di suicidio avvenuto per le ossa del collo rotte, ma è molto più frequente tramite omicidio per strangolamento. La storia di Epstein è ancora stata avvolta nel mistero, a tal punto che Netflix ha deciso di produrre un documentario sul caso.

Il libro nero di Epstein

Stando a molti la causa della sua morte è da ricercare in un libretto nero che custodiva il suo maggiordomo Alfredo Rodriguez. Una sorta di registro di tutte le persone che conosceva Epstein. Nomi, contatti e e-mail di gente molto potente e famosa. Una lista dell ‘ex ministro fu rubata e resa pubblica già nel 2015, ma sembrerebbe essercene tante altre. Questa prevedeva il registro di tutti i voli effettuati dall’aereo privato di Epstein, il “Lolita Express”, che veniva usato per portare i suoi amici ai Caraibi, nella sua isola.  Tra le personalità più note spiccano: Woody Allen, Kevin Spacey, Bill Cosby, Murdoch, Bloomberg, il principe Andre d’Inghilterra, Bill Clinton e appunto Donald Trump. Sono presenti anche gli italiani Giuseppe Cipriani, Andrea Bonomi, Flavio Briatore che allora era fidanzato con Naomi Campbell.

Ma cosa centra Anonymous con tutto questo?

Il gruppo sostiene che Trump, Epstein, i suoi amici potenti e i poliziotti violenti agiscano in modo criminale e ingiusto perché sicuri di un’impunità garantita dal sistema per le loro categorie privilegiate e protette. Di conseguenza ha messo ko alcuni siti dei dipartimenti di polizia delle principali città toccate dalle proteste, e ha diffuso dei video mirati al presidente Trump, nascosto in un bunker antiaereo per proteggersi dagli attacchi dei manifestanti fuori la Casa Bianca.

La risposta di Trump agli attacchi

Il Presidente americano dichiara come ‘terroristiche’ le organizzazioni come ANTIFA (il collettivo antifascista internazionale di estrema sinistra), e accusa le grandi testate di diffondere fake news a suo danno, dando la colpa ai democratici.

Vuoi condividere questo articolo?