Scienza, Da oggi anche i robot possono osservare, imparare e prevedere

Ad alcune persone basta uno sguardo per capirsi. Da oggi sappiamo che questo può succedere anche alle machine ed è il segnale che dimostra l’esistenza di una teoria della mente anche fra gli androidi



12 Gen. – Un esperimento condotto dalla Columbia University di New York ha dimostrato che è possibile accendere nei robot una scintilla di empatia. Con questo termine indichiamo la capacità di “mettersi nei panni degli altri” e prevedere le loro azioni. Un’abilità puramente umana e sociale, che potrebbe permettere ai robot di aiutarci, ma anche di ingannarci.



L’esperimento

Un team di ingegneri guidato dal professor Hod Lipson, ingegnere meccanico specializzato in robotica e intelligenza artificiale, ha portato a termine un esperimento molto semplice che coinvolgeva due robot. L’obiettivo della coppia, lavorando in team, era quello di raggiungere le macchie verdi (simbolo del cibo) disposte sul ripiano dove l’esperimento è stato condotto. Uno degli automi era stato posto in alto, e sorretto da una struttura poteva spaziare con lo sguardo sul ripiano dove invece l’altro robot era libero di muoversi. Nel momento in cui il robot posto sul tavolo ha incontrato un ostacolo (un cubo rosso) che gli impediva di scorgere la macchia verde e di raggiungerla, il suo compagno “osservatore” ha previsto correttamente i suoi movimenti nel 98% dei casi. Questo è potuto succedere perché l’androide con la visuale sopraelevata ha “capito” che la macchia verde non rientrava nel raggio visivo del compagno ed è riuscito a predire in quali casi la macchia sarebbe stata raggiunta e quali no. L’essenza dell’esperimento sta nel fatto che il robot osservatore è riuscito a comprendere da solo le dinamiche della situazione, solo osservando il suo compagno muoversi per circa 2 ore, senza che gli fossero date ulteriori indicazioni. Questa è la dimostrazione che alle macchine basta osservare per prevedere i comportamenti altrui. La cooperazione fra robot non è una novità, e “Quando una macchina sviluppa abilità di compartecipazione molto complesse, come quella di battere un umano agli scacchi, ha bisogno che le vengano impartite le regole iniziali“, come ha spiegato Cristina Becchio, scienziata dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, mentre invece all’androide osservatore non era state date informazioni aggiuntive e si è verificata in lui un’attività di deduzione.



I problemi etici dell’empatia robotica

Imparare attraverso l’osservazione e anticipare i comportamenti futuri in base alle informazioni di cui si è in possesso è uno dei requisiti della cosiddetta “teoria della mente”. “Questa capacità di sapere quel che un’altra persona vede, sente e desidera“, come ha spiegato anche Becchio, metterebbe i robot nella condizione di comprendere noi umani, ma anche di ingannarci e mentirci, perché “Una volta che so rappresentarmi uno stato mentale altrui, posso agire in modo empatico o manipolarlo“. Se i questi arriveranno ad anticipare quello che pensano gli esseri umani potrebbero aprirsi problemi etici importanti: fino a che punto un robot deve essere in grado di prendere decisioni autonome sulla base di una sua predizione? È una domanda fondamentale che merita riflessioni profonde, così come l’eventuale utilizzo di macchine per assistere persone non autosufficienti. Ciò che è certo è che si è aperta la possibilità per i robot di abbandonare il loro marginale ruolo di esecutori di compiti ed essere coinvolti attivamente nelle attività umane.