Furto di milioni di dati personali: Uber tace sull’accaduto

Uber finisce nei guai. La società che offre un servizio di trasporto automobilistico privato, attraverso un’applicazione mobile, ha preferito tacere e pagare un riscatto di 100 mila dollari agli hacker che hanno rubato i dati sensibili di 57 milioni di utenti.

Il fatto risale a ottobre dello scorso anno. Degli hacker professionisti sono riusciti a rubare nomi, mail e numeri di telefono degli utenti. Secondo accertamenti esterni, Uber ha spiegato che i numeri delle carte di credito e dei conti bancari degli utenti sarebbero al sicuro. Nulla di grave dunque, se non fosse che la nota azienda abbia tenuto nascosto il furto per più di un anno. Uber avrebbe infatti preferito tacere sul caso, pagando un riscatto di 100 mila dollari agli hacker responsabili del furto,in cambio del loro silenzio. È stato Dara Khosrowshahi a darne la notizia. L’Amministratore Delegato dell’azienda ha dichiarato di aver saputo della notizia solo recentemente. Uber invece, nega il pagamento del riscatto.

I responsabili del furto sono stati prontamente identificati. Secondo Khosrowshahi, sono due uomini che non hanno mai fatto parte dell’azienda e assicura che: <<Al momento dell’incidente abbiamo preso immediatamente le misure per mettere al sicuro i dati e mettere fine all’accesso non autorizzato. Abbiamo identificato i responsabili del furto e ottenuto delle assicurazioni che i dati saranno distrutti>>. L’A.D. ha inoltre ammesso che Uber ha sbagliato a non informare subito gli utenti, riaprendo il dibattito sulla sicurezza e la trasparenza di tutte le società che gestiscono milioni di dati personali. L’azienda ha provveduto a licenziare il responsabile della sicurezza, Joe Sullivan, e il suo team, garantendo un maggiore controllo dei dati.
Una vera beffa per la nota azienda di trasporti, che proprio ieri ha visto i tassisti manifestare contro l’apertura del governo a concorrenti come Uber.

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