Pirateria informatica, I dati e le analisi di un fenomeno digitale

L’impatto negativo dello streaming e del download illegale riguarda tutti i settori che si affidano al digitale, pur osservandosi un leggero miglioramento negli ultimi anni permane un grave problema per l’industria dell’intrattenimento 


22 Mag. – Da quando esiste internet il problema della pirateria digitale ha sempre avuto considerevole spazio all’interno del dibattito sull’uso della rete. Nel corso degli anni, passando per download e streaming, l’utilizzo di contenuti illegalmente recuperati è diventato sempre più facile, diffondendosi da una risicata nicchia di professionisti ad una massa comprendente giovani e adulti, in quella che poi si è trasformata in una vera e propria cultura del web, che oggi sopravvive districandosi tra le intricate maglie di un sistema legislativo ancora debole, in un clima di perenne confusione.  

 

 

I dati in Italia: tra cinema e sport 

Leggendo i dati pubblicati da FAVAP (Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali) nel luglio del 2019, riferendosi ad una ricerca durata circa 3 anni, si possono scorgere informazioni decisamente interessanti, che parlano di numeri importanti. Nel 2018 la pirateria si attesta ad una percentuale del 38%, un dato che, seppur in diminuzione (circa dell’8%), rappresenta ancora oggi una soglia particolarmente preoccupante. I danni subiti dall’industria, infatti, ammontano a circa 600milioni di euro, mentre il miliardo è toccato se si allarga lo sguardo all’intera economia italiana, addirittura evidenziando un effettivo rischio per 6000 posti di lavoro 

A soffrire di più è il settore cinematografico, che riguarda il 33% dell’utenza pirata, mentre pochi punti più in basso si collocano contenuti seriali e programmi TV. Come si legge nella ricerca pubblica si tratta di dati comunque positivi rispetto ai trend precedenti, ben –14% dal 2016 al 2018. Un altro aspetto interessante è quello dell’età: il fenomeno della pirateria sembra andare incontro ad un ‘invecchiamento’ accelerato. Chi fa uso di questi contenuti, infatti, è spesso un over 45 (55%), il 47% è invece la percentuale di adolescenti che nel solo 2018 hanno usufruito di prodotti piratati. Un fenomeno in crescita è quello legato al traffico di streaming sportivi, soprattutto calcistici: ben 5 milioni di persone hanno dichiarato di aver seguito eventi in diretta illegalmente. 

 

 

Problema culturale o economico?  

Che cosa genera davvero la pirateria? Se è vero che in un momento di crisi è legittimo pensare ad un meccanismo mentale portato a ragionare in termini di salvadanaio, ovvero a modi nuovi di escludere dalle proprie spese pagamenti superflui o comunque non indispensabili, il vero problema della pirateria risiede nella sua natura di strumento accessibile. Recuperare un contenuto in maniera illegale è infatti alla portata di tutti, senza bisogno di ricorrere a complicate manovre digitali. Pochi click che anche un adolescente può fare per essere portato alla visione completa di un film o di una serie Tv. Il trend positivo degli ultimi anni è certamente legato all’avvento delle piattaforme streaming legali che, ad un prezzo più che abbordabile, mettono a disposizione grandi quantità di contenuti ai consumatori, parlando ad un pubblico senza età spesso fidelizzato dall’azienda stessa. Un caso analogo per ciò che riguarda il mondo della musica, anch’esso sempre più salvaguardato da strategie di marketing efficaci e oneste. Discorso invece più complesso per il mondo videoludico, che ancora regge su un mercato basato sul commercio di singoli prodotti, e per questo facilitando quel meccanismo mentale che spinge a preferire un’alternativa illegale. Si parla comunque di una fetta specifica del settore, quella del PC, unica piattaforma che permetta il download pirata in maniera immediata; resta un problema importante, per cui si spera di trovare una soluzione nei prossimi anni.  

 

La facilità di aggirare il sistema è quindi il vero fattore scatenante del fenomeno, che si accompagna ad una cultura dell’internet ancora acerba; la considerazione di ciò che sta sul web è infatti continuamente fraintesa in sottrazione, attribuendogli meno importanza di quanta effettivamente ne abbia. Dal semplice comportamento tenuto su un social network all’effettivo utilizzo di prodotti coperti da copyright, che comunque sopravvivono a malapena in un mondo digitale ancora troppo caotico, si configura una realtà secondaria, in cui è possibile infrangere regole perché senza vere conseguenze. Si tratta curiosamente di atteggiamenti che partono spesso dai ‘grandi’, i quali meno di tutti posseggono strumenti logici in grado di capire il funzionamento del web, tra intricate leggi scritte e non, utili a sorreggere una sorta di impostazione governata della rete. Un castello di carte sempre pronto a crollare, ma per cui difficilmente si troverà alternativa, mantenendosi sul confine tra libertà digitale e rispetto professionale, culturale e sociale.