Inquinamento, L’Artide contaminato dalle microplastiche da bucato

Approssimativamente 42 000 tonnellate di rifiuti in plastica finiscono nell’ambiente ogni anno. E’ stato stimato che l’uso complessivo annuo tra UE (Unione Europea) e SEE (Lo Spazio economico europeo) ammonta a 145mila tonnellate



13 Gen. – La presenza di queste particelle plastiche disperse nel continente era già nota, tuttavia una nuova ricerca condotta dal gruppo Ocean Wise Conservation Association, e pubblicata sulla rivista “Nature Comunications”, ne illustra una delle fonti principali.



A rischio l’ambiente e la salute

Le materie plastiche vengono usate in grande quantità nella vita di tutti i giorni perché più economiche rispetto ai materiali alternativi. Tuttavia, se non sono smaltite o riciclate correttamente danneggiano l’ecosistema.
Una volta nell’ambiente, le microplastiche non si decompongono, ma vengono assimilate dagli animali e dai pesci. Di conseguenza queste piccole particelle entrano nella catena alimentare e vengono ingerite dagli esseri umani. L’ingestione di microplastiche è dannosa per la salute perché agiscono da vettori per agenti patogeni (virus e batteri, fra cui l’ E. coli) e per alcuni inquinanti pericolosi e cancerogeni. Peter Ross dell’Università della Columbia Britannica in Canada afferma che “C’è un forte sospetto che il bucato, l’abbigliamento e i tessuti stiano giocando un ruolo significativo nella contaminazione degli oceani del mondo con microfibre”.



La ricerca

Ross e i suoi colleghi hanno analizzato 2016 campioni di acqua di mare prelevati, vicino la superficie, da 71 località di tutto L’Artico. Sono così venuti a scoprire che le fibre sintetiche hanno dominato il 92 percento dell’inquinamento microplastico, il 73percento delle quali di poliestere. Per ogni metro cubo d’acqua dunque, sono presenti circa 40 particelle. Oltretutto sembrerebbero aver notato che i campioni più vicini alla superficie presentino una più ampia varietà di tipi di polimeri, mentre quelli più profondi sembrano essere dominati sempre più dal poliestere.
Nuove fibre sintetiche vengono trasportate nell’Oceano Artico orientale dalle correnti dell’Atlantico, come dimostra la maggior quantità di particelle trovate nell’Artico orientale rispetto a quello occidentale.



Un’attività quotidiana e dannosa

Gran parte dell’inquinamento deriva dagli oggetti utilizzati dagli uomini nelle attività domestiche di tutti i giorni. I tessuti sintetici, attraverso il bucato e lo scarico delle acque reflue, rivestirebbero un ruolo importante nella contaminazione degli oceani. “Il bucato – attesta la ricerca – si sta rivelando un canale potenzialmente importante per il rilascio di microfibre nelle acque. Noi recentemente abbiamo stimato che un singolo capo di abbigliamento può rilasciare milioni di fibre durante un tipico lavaggio domestico”.
Le microplastiche sono diventate una preoccupazione globale non da poco. Eppure è poco lo sforzo che si richiederebbe per diminuire l’impatto negativo che hanno: basterebbe utilizzare filtri per il bucato e raccoglitori in microfibra, una piccola azione che può rimuovere fino al 95percento delle fibre scaricate da lavatrici ed asciugatrici.