INAF, scoperti i confini dell’universo tra migliaia di baby stelle e nuove galassie

La comunità italiana sta analizzando le osservazioni di un’altra regione di cielo molto interessante

 

14 nuove galassie e migliaia di baby stelle. Questa, l’ultima scoperta degli esperti. Tra questi, molti dei ricercatori, appartengono all’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Fondamentale, per le nuove scoperte, l’utilizzo del telescopio di ultima generazione, Low Frequency Array (LOFAR). Solo grazie all’utilizzo delle più sofisticate tecnologie è stato possibile registrare i deboli segnali radio, di giovani stelle ai confini dell’universo.

Lo studio

Gli esiti della ricerca, pubblicati sulla rivista “Astronomy & Astrophysics”, hanno rivelato l’esistenza di moltissime baby stelle che diventano supernove, in luoghi dell’universo fino ad adesso inesplorati. A mostrarlo sono le immagini rilevate dal radioscopico LOFAR, che ha fornito nitide immagini dell’universo. E’ un lavoro che ha richiesto ripetute osservazioni, della stessa superficie di cielo, e un lavoro di elaborazione di dati, per creare un’unica immagine. Grazie a questo è stato possibile individuare nuovissime galassie molto simili alla Via Lattea, in luoghi nascosti dell’universo. Il ricercatore INAF, Matteo Bonato, ha spiegato come durante lo studio sono state scelte “regioni di cielo dell’emisfero boreale”. Anche la ricercatrice Isabella Prandoni ha aggiunto che “le galassie le stelle si formano in regioni ricche di polveri, le quali bloccano buona parte della luce prodotta dalle stelle stesse a lunghezze d’onda ottiche. Utilizzando osservazioni in banda radio è possibile penetrare questi strati di polvere e ottenere una misura molto più precisa e completa dell’attività di formazione stellare in corso in galassie anche molto distanti da noi”. Ciò ha permesso dunque, di approfondire il ciclo di vita di questi corpi celesti.

Finanziamenti per studio dell’universo violento

L’INAF, aveva precedentemente annunciato un nuovo progetto, alla scoperta dell’astronomia multimessaggera. Si tratta, per esempio, di studi sulle  perturbazioni nella struttura dello spazio-tempo, esplosioni stellari a seguito della fusione di buchi neri e stelle di neutroni. Sono stati finanziati 10 milioni di euro, per finanziare nuove tecnologie per l’osservazione, sia dallo spazio che dalla Terra. “Tecnologia e infrastrutture in questo settore di ricerca astrofisica stanno diventando più complesse e costose, soprattutto a causa dell’esigenza di soddisfare obiettivi relativi alle prestazioni ancor più ambiziosi” aveva sottolineato Luigi Piro, direttore alla ricerca INAF. Tra questi nuovi strumenti ad emergere è il LOFAR. Radiotelescopio di ultima generazioni, frutto dell’investimento di 2,5 milioni di euro e della collaborazione tra alcuni membri europei e il Regno Unito. Tra questi Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lettonia, Svezia, Paesi Bassi, Polonia. Lo strumento è stato realizzato tramite il raggruppamento di 51 stazioni radio, costruite in diversi punti dell’Europa. Lo scopo, era catturare le onde radio di frequenza più bassa, osservabili dalla Terra tra 10 e 240 MHz. L’INAF, ha inoltre specificato come lo sviluppo tecnologico del Lofar, comporti anche uno sviluppo di tutte le tecnologie accessorie, al radioscopico stesso. Gianfranco Brunetti, coordinatore del consorzio Italiano LOFAR ha infine dichiarato come il radioscopio “offre alcune potenzialità osservative che rimarranno uniche. Le osservazioni ultra-sensibili già programmate ci forniranno informazioni molto importanti sull’origine delle particelle relativistiche e sulla natura della materia oscura negli ammassi di galassie”

 

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