Fukushima, L’incubo si avvicina: Acqua radioattiva nell’Oceano

Come hanno ultimamente espresso le agenzie nipponiche, entro fine mese l’acqua utilizzata per raffreddare gli impianti danneggiati nella catastrofe avvenuta nel 2011 nella centrale nucleare di Fukushima Da-ichi, potrebbero essere rilasciate nell’Oceano Pacifico



20 Ott.- Oltre 1,23 milioni di tonnellate di liquido potrebbero dunque essere riversate nell’Oceano Pacifico entro fine mese. A renderlo noto è stato il ministro (uscente) dell’Ambiente giapponese Harada, il quale in un’intervista ha specificato che a breve tutto il governo giapponese discuterà di questa opzione. Intanto nell’ultimo monitoraggio effettuato nel 2019 da Greenpace Japan sono emersi livelli altissimi di radioattività nelle città di Okuma, Naraha (J-Village) e Fukushima.



Disastro di Fukushima: ecco cosa è successo

L’11 Marzo del 2011 intorno alle ore 14:45 locali, un terremoto di magnitudo 9 e il conseguente tsunami, hanno provocato danni sconvolgenti nella costa nordorientale del Giappone, ma soprattutto hanno danneggiato la centrale nucleare di Fukushima-1 (Fukushima Daiichi) gestita dalla Tokyo Electric Power Company (TEPCO). Al momento dell’incidente i tre reattori nucleari erano operativi ma, in seguito alla violenza della massa d’acqua sopraggiunta dall’oceano, si sono fermati bruscamente a scapito di uno che ha continuato ad emanare calore. Successivamente, per le alte temperature raggiunte, il reattore funzionante si è fuso liberando una gran quantità di materiale radioattivo nell’ambiente circostante e, come accaduto nel 1986 a Chernobyl, ci fu un meltdown nucleare (fusione del nocciolo radioattivo) di livello sette: il più alto della scala di valutazione. L’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), ha rivelato che in seguito dell’incidente del 2011, a circa 100 chilometri dall’impianto nucleare di Fukushima, oltre 8 spiagge della costa contenevano, nella propria sabbia, il cesio-137: un isotopo radioattivo del metallo alcalino cesio che si forma principalmente come un sottoprodotto della fissione nucleare dell’uranio, molto dannoso per l’uomo.


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Città di Fukushima dopo il sisma e lo tsunami


Valerio Rossi Albertini propone una nuova soluzione

Il gestore della centrale ha riferito che ogni giorno vengono utilizzati oltre 200 metri cubi di acqua per raffreddare i reattori danneggiati per evitare che essi si fondano e producano nuove fughe di materiale radioattivo. Di conseguenza l’acqua utilizzata per il raffreddamento, rimane debolmente radioattiva e deve essere posta in appositi serbatoi, costruiti sul sito dell’impianto. Secondo la TEPCO però, date le dimensioni del sito, si può arrivare a stoccare al massimo 1,37 milioni di tonnellate di acqua. Il ministro giapponese dell’Ambiente Yoshiaki Harada in un’intervista rilasciata lo scorso anno ha dichiarato: “Dobbiamo scaricare l’accumulo di acqua contenente sostanze radioattive in mare, nell’oceano Pacifico, per diluirla”. Secondo il fisico italiano Valerio Rossi Albertini (Cnr) questa ipotesi è il peggio che si possa fare, anche se la radioattività non fosse elevatissima. L’opzione migliore sarebbe quella di trasportare l’acqua in piscine lontane dai reattori e congelarla. È una questione di sforzo economico, ma il disastro di Fukushima richiede misure eccezionali“.


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Valerio Rossi Albertini (fisico italiano)


Greenpeace Japan: “Trovate nuove contaminazione radioattive

Negli ultimi monitoraggi portati a termine dalla ONG giapponese, sono state trovate nuove contaminazioni radioattive prodotte nel 2019 da due tifoni, Hagibis e Bualoi, che hanno rilasciato tramite le ingenti piogge, cesio radioattivo nelle foreste della Prefettura di Fukushima. “I risultati del nostro monitoraggio del 2019 dimostrano la natura, complessa e persistente, del processo di nuova contaminazione nelle aree della Prefettura di Fukushima. Le foreste delle aree di montagna della Prefettura, che non sono mai state decontaminate, continueranno a essere una fonte di contaminazione a lungo termine. I dati del nostro monitoraggio smentiscono definitivamente il mito del “ritorno alla norma nella Prefettura di Fukushima, afferma Kazue Suzuki, di Greenpeace Japan. Nella città di Fukushima, durante una fase di monitoraggio, il team ha rilevato quarantasei picchi di radioattività nei pressi della stazione centrale: undici di questi superavano l’obiettivo di decontaminazione a lungo termine del governo giapponese (0,23 μSv/h misurato a un metro dal suolo). Shaun Burnie, esperto di nucleare di Greenpeace Germany durante un convegno ha esposto le sue considerazioni in merito ad una spedizione con il suo team. “La radioattività che continuiamo a trovare, anche a poche decine di metri dall’ingresso della linea ferroviaria dello Shinkansen, il treno ad alta velocità per Tokio, evidenzia quel che continua a succedere oggi dopo il disastro del 2011 – ha sottolineato Burnie -. I suoli contaminati hanno livelli di radioattività tali che, per esser trasportati via, sono da classificarsi come trasporto di materiali pericolosi. Il governo sta usando le Olimpiadi come piattaforma per comunicare il mito del ritorno alla normalità a Fukushima. Continuano a dichiarare che la radioattività è sotto controllo, ma il nostro monitoraggio dimostra chiaramente che la propaganda del governo è fasulla” .


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Centrale nucleare di Fukushima


Scontro tra ONG/Greenpeace e sottocommissione giapponese

Lo scorso 31 gennaio la Green Cross, assieme alle organizzazioni dei pescatori, con un comunicato stampa, si è scagliata contro le istituzioni giapponesi dichiarando che “La proposta scelta dalla segreteria della sottocommissione presenta il minor costo finanziario per il Giappone ma pone la minaccia più immediata per l’ambiente e sottolinea il completo fallimento del governo nel considerare alternative più sicure”. Inoltre la Greenpeace Japan ha sospettato che “Negli ultimi mesi, la sottocommissione è riuscita a ottenere la conferma da parte di TEPCO della disponibilità di ulteriore spazio di stoccaggio per l’acqua radioattiva. Tuttavia, i funzionari del governo (che lavorano per il METI) che controllano la sottocommissione, hanno spinto per il progetto di proposta odierno con la falsa premessa che lo spazio per continuare lo stoccaggio dell’acqua si stava esaurendo. Qualsiasi decisione di scaricare oltre un milione di tonnellate di acqua altamente radioattiva nel Pacifico o nell’atmosfera è chiaramente una manaccia diretta per la popolazione di Fukushima, compresi i pescatori. Tuttavia, questo non è solo un problema interno e il governo del Giappone deve spiegare alla comunità internazionale perché sostiene lo scarico dell’acqua nell’Oceano Pacifico o il rilascio nell’atmosfera senza riuscire a sviluppare soluzioni alternative. L’opzione meno dannosa per l’ambiente è lo stoccaggio a lungo termine dell’acqua radioattiva in serbatoi robusti, insieme all’applicazione della tecnologia di elaborazione più avanzata, per rimuovere tutti i radionuclidi incluso il trizio”. Oltre alla soluzione messa in campo dalla Greenpeace Japan, l’unica opzione ancora sul tavolo del governo giapponese sarebbe quella della vaporizzazione dell’acqua contaminata nell’atmosfera: ma questa, secondo la ONG e la Greenpeace potrebbe avere ripercussioni per un’area ben più vasta che interesserebbe il mondo intero.

Fukushima, L'incubo si avvicina: Acqua radioattiva nell'Oceano
Greenpeace e Ong nella centrale nucleare di Fukushima