Falcone, 28 anni fa la Strage di Capaci

“Prima di essere ucciso fu delegittimato e isolato anche dalla magistratura e dal Consiglio”, secondo quanto dichiarato dal pretore e presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo, Antonino Di Matteo

 

 

23 Mag.- Oggi si ricorda una persona che ha posto al centro della sua vita la lotta contro la mafia. 28 anni fa, il magistrato Giovanni Falcone fu vittima per mano di Cosa Nostra nell’attentato allo svincolo autostradale di Capaci.

 


L’esplosione e la morte, l’Italia pianse la prematura scomparsa di un eroe

Era il 23 maggio del 1992 e Falcone stava tornando, come ogni consueto weekend, da Roma. Il jet di servizio, partito dall’aeroporto di Ciampino intorno alle 16:45, arrivò allo scalo di Punta Raisi dopo un viaggio di 53 minuti. Il boss Raffaele Ganci seguiva tutti i movimenti del poliziotto Antonio Montinaro, caposcorta di Falcone che guidò le tre Fiat Croma blindate verso l’aeroporto, dove ad aspettarle c’erano Falcone e la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato. Tra gli agenti di scorta figuravano: Giuseppe Costanza, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo.

Alle ore 17:58, durante il tragitto utile per riportare il magistrato a casa, si ebbe l’esplosione che spazzò via Falcone, la moglie e tre uomini della sua scorta.

Falcone, 28 anni fa la Strage di Capaci
Giovanni Falcone insieme alla coniuge Francesca Morvillo

 

A salvarsi furono soltanto gli agenti della Croma Azzurra. Il magistrato Falcone non morì sul colpo ma nel nosocomio civico di Palermo tra le braccia del collega Borsellino.

L’intera Italia rimase immobile difronte ad una strage così crudele e di ampia portata; due giorni dopo l’attentato, mentre a Roma veniva eletto come presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, a Palermo nella Chiesa di San Domenico si celebrarono i funerali delle vittime ai quali partecipò l’intera città, assieme a familiari e colleghi di Falcone, tra i quali Giuseppe Ayala e Tano Grasso.

 

 

I provvedimenti emanati da Falcone per contrastare la criminalità organizzata

Per Cosa Nostra, il magistrato Falcone fu veramente un “sasso nella scarpa da togliere”, per via di alcuni suoi provvedimenti normativi tesi ad agevolare il contrasto e la repressione della criminalità organizzata. Tra le più importanti figurano; decreto-legge 29 ottobre 1991 n. 345 convertito in legge 30 dicembre 1991 n. 410 che istituì della direzione investigativa antimafia; il decreto-legge 20 novembre 1991, n. 367 convertito in legge 20 gennaio 1992, n. 8 che modificava il codice di procedura penale italiano. Infine il decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306 convertito in legge n. 7 agosto 1992 n. 356, norma che contempla diverse misure in tema di procedimento penale, contrasto al crimine mafioso, riciclaggio di denaro, giustizia minorile e alcune disposizioni circa la tutela dei fenomeno dei “collaboratori di giustizia”.

A 28 anni dal tragico attentato, passato alla storia come “Strage di Capaci”, la memoria di Falcone viene ricordata attraverso un’ampia filmografia nella quale compaiono volti noti del cinema come: Michele Placido, Massimo Dapporto, Andrea Tidona e Claudio Spadaro.

“In Italia per essere presi in considerazione occorre morire. Io disgraziatamente sono rimasto in vita e oggi do fastidio perché dico ciò che penso e non quello che vogliono che io dica. Dopo 18 mesi tornai a lavoro, mi aspettavo un’accoglienza diversa e, invece, non sapevano cosa farsene di me. Mi misero in uno sgabuzzino, un piccolo ufficio con le pareti in cartongesso ricavato in un corridoio”, secondo quanto dichiarato da Giuseppe Costanza, autista del giudice Giovanni Falcone scampato al tritolo di Cosa Nostra.