Decreto Rilancio, Braccianti in sciopero contro i termini della regolarizzazione

Oggi gli operai stranieri, molte volte sfruttati nelle campagne italiane, si fermano. Uno stop di un giorno per uscire all’invisibilità, da una condizione di sfruttamento che la politica finge di combattere attraverso provvedimenti che, alla fine dei conti, sono solo l’ennesimo regalo alle imprese. Una marcia pacifica partirà da Foggia per rivendicare i diritti che si attendono da anni

 

 

21 Mag. – A 50 anni di distanza dall’approvazione dello Statuto dei lavoratori, il principio fondamentale della nostra Costituzione, questo giorno dopo giorno, continua ad essere calpestato e malmenato. In un Italia in cui un giovane non può permettersi di inseguire i suoi sogni ed avere accanto la sua famiglia, dove i migranti devono raccogliere frutta, pur marcendo in baracche fatte di stracci e lamiere, in un territorio fatto di invisibili che continuano a morire a ammalarsi facendo quello che dovrebbe farli vivere, in un’Italia in cui è difficile continuare a sperare, i lavoratori e lavoratrici delle terra hanno detto STOP.

 

 

“Basta. Non vogliamo più essere invisibili”. E’ questo ciò che gridano a gran voce

Dietro ad ogni pomodoro, mela, fragola, ortaggio o frutto che troviamo sulle nostre tavole c’è qualcosa che non si può più accettare, di cui non si può più essere complici. C’è il dolore, l’abbandono, lo sfruttamento, la distruzione della dignità di centinaia di migliaia di esseri umani. Sono lì, chini tra i nostri campi, e li vediamo anche se fingiamo il contrario. Lavorano per 3 o 4 euro l’ora, sette giorni su sette, con il terrore di ammalarsi costantemente sotto ricatto. A fine giornata non tornano a casa dalla loro famiglia, non vanno in un locale a divertirsi con gli amici. Non tornano a vivere. Ma si adagiano su un letto lercio consapevoli che al risveglio inizierà un’altra giornata di sfruttamento. Oggi, 21 maggio, è stato indetto lo sciopero dei braccianti perché non vogliono essere più invisibili. Incroceranno le braccia per chiedere diritti e dignità. Anche i consumatori sono stati invitati a non acquistare ne frutta ne verdura in nessun grande supermercato perché quando mancano i diritti, manca anche il raccolto. Inoltre quando non ci sono le filiere che possono garantire una provenienza tracciata che garantisca soprattutto le tutele minime dei diritti umani è giusto che non compari nemmeno nelle nostre tavole.

 

 

Una verità che fa riflettere

I lavoratori e lavoratrici della terra sciopereranno. Per un giorno non raccoglieranno né frutta né verdura. Non si tratta di protestare solo per un permesso di soggiorno rilasciato per soli 6 mesi, che non rende le persone da invisibili a visibili come ha raccontato la ministra Bellanova, ma si tratta di porre il tema inerente al fatto che oggi in Italia un bracciante guadagna mediamente 20 euro per 12h di lavoro ininterrotto, in una filiera (quella del cibo) che produce circa 90 miliardi di euro l’anno.

Nessuno avrebbe dovuto essere escluso da una regolarizzazione che era necessaria estendere a tutti per tutelare la salute, la sicurezza, i diritti dei 600 mila migranti  che vivono e lavorano in condizione di irregolarità nel nostro paese. Cifra che potrebbe salire fino a quasi 800 mila presone man mano che i decreti sicurezza continueranno a produrre i loro effetti (come la cancellazione della protezione umanitaria).

Decreto Rilancio, Braccianti in sciopero contro i termini della regolarizzazione

 

 

 

Come aderire allo sciopero?

Il minimo che si può fare è essere al loro fianco. Pretendere prodotti non solo sani e buoni, ma anche etici. La regola da seguire è non comprare frutta e verdura nella grande distribuzione e lasciare una cassetta di frutta-verdura vuota davanti a un supermercato scrivendo “#NONSIAMOINVIBILI, se i braccianti sono invisibili, sono invisibili anche frutta e verdura”.