Coronavirus, Internet e i social sono sotto pressione

Cala la definizione di YouTube e Netflix. Con lo smart working il traffico in rete ha avuto un aumento del +40%

 

23 mar.- In questo periodo, targato Coronavirus, sono in crescita lo smart working, le videoconferenze, la scuola digitale sulle varie piattaforme offerte, i social network, le videochiamate con amici e familiari, i film in streaming e i videogames, tutto per riempire le lunghe giornate in casa.

La pandemia da Coronavirus, oltre a cambiare lo stile di vita della comunità mondiale, ha portato all’incremento dello smart working, ossia del lavoro da casa che sta mettendo a dura prova la rete Internet, la quale sta subendo un vero e proprio “stress test”. L’Europa pertanto ha chiesto a YouTube e Netflix, piattaforme che erogano contenuti video e multimediali, di abbassare la definizione per occupare meno banda. A questi due colossi si è aggiunto anche Disney+. In aree come Milano e Roma il traffico in rete è aumentato del 40%.

Queste le parole di Google dopo la richiesta del Commissario Ue, Thierry Breton: “Con questa decisione ci uniamo alle misure già adottate da Netflix e richieste da Bruxelles per far fronte al sovraccarico che le infrastrutture stanno affrontando dall’inizio della pandemia”.

 

Netflix aggiunge: “Abbiamo deciso di ridurre la velocità di trasmissione in Europa per 30 giorni, alleggerendo del 25% l’impatto del traffico sulle reti europee”, soltanto che su tale piattaforma digitale l’alta definizione si paga.

Coronavirus, Internet e i social sono sotto pressione

Tutti i dati mostrano una congestione nei flussi di trasmissione dei pacchetti nella rete. In Italia secondo uno studio del Garr, il consorzio della comunità dell’istruzione e della ricerca, in zone come Milano e Roma il traffico Internet è aumentato del 40% e la saturazione porta ad un abbassamento della connettività, ossia che dai 100 Megabit garantiti dal gestore, l’utente arrivi ad averne 40.

L’accesso degli studenti alle classi virtuali e alle lezioni in video ha provocato nell’ultima settimana un aumento del traffico in upload del 60% rispetto alla media annuale.

Questo è quanto dichiarato da Massimo Carboni, dirigente del Dipartimento Infrastrutture del Garr: “E’ indubbio che siamo di fronte a limitazioni della banda e che, se quello che abbiamo ora è frutto di dieci anni di investimenti, non possiamo girare la manopola in due settimane e fare ciò che richiederà, invece, dai 24 ai 36 mesi”.

Coronavirus, Internet e i social sono sotto pressione
Massimo Carboni, dirigente del Dipartimento Infrastrutture del Garr

Venerdì 20 marzo l’Agcom ha chiesto agli operatori tlc di sforzarsi al fine di assicurare e garantire nel più breve tempo possibile un aumento della banda media per cliente, su rete fissa, di almeno il 30%.

Secondo i dati del Cloudflare, la società Usa, responsabile di reti e sicurezza, dal lockdown in Italia il traffico Internet è salito del 20-40%. A Milano il picco si è registrato il 9 marzo (40%), data dell’inizio delle misure restrittive del governo. In Asia, precisamente ad Hong Kong, la crescita esponenziale si è avuta a fine gennaio, quando appunto venne chiuso il distretto di Hubei. Negli Stati Uniti il traffico in rete è salito dal 10 al 20% dalla prima settimana di febbraio, dati che si raggiungono solo in eventi importanti come il Super Bowl.

Nel nostro Paese stanno aumentando le dirette Facebook, Instagram e le videochiamate su WhatsApp. L’unico servizio che sta segnando un calo del bacino d’utenza è la musica in streaming, con l’ascolto delle canzoni popolari diminuito del 23%. Questo decremento è dovuto probabilmente al fatto che l’utente ascolta brani quando va a lavorare o fa attività fisica, azioni che in un periodo di pandemia vengono meno.