Confindustria, Bonomi contro il Governo

Il neoeletto Presidente degli industriali sembrerebbe avere le idee chiare sull’operato del Governo. Ma fino a che punto potrà esporsi così liberamente? Il legame che c’è tra lo Sato e la confederazione potrebbe far vacillare la credibilità delle sue parole


23 Giu. – Storicamente il rapporto tra Confindustria e Governo è sempre stato altalenante. Il neopresidente Carlo Bonomi, dalla data della sua recente elezione di fine maggio, ha chiarito che questo mandato non sarà facile da gestire per i Governi del nostro Paese che si susseguiranno nei prossimi 4 anni.



Bonomi mette subito in chiaro ciò che vuole

L’ultimo colpo è arrivato settimana scorsa agli Stati Generali. Gli industriali hanno chiesto: il pagamento dei 50 miliardi di debito arretrati della Pubblica Amministrazione, la restituzione dei 3,4 miliardi di accise, una macchina pubblica che sia più celere per il pagamento della cassa integrazione. Inoltre Bonomi ha denunciato i ritardi nelle procedure a sostegno della liquidità. Nelle scorse settimane era addirittura arrivato a dichiarare una frase molto pesante: “questa politica rischia di fare più danni del Coronavirus”, e considerando tali parole sembrerebbe che la rottura tra Governo e Confindustria sia insanabile. In realtà però ci sono elementi che fanno dedurre che sia una crisi più di forma che di fatto.



Il vero rapporto tra Stato e Imprese

In Italia il legame tra potere statale e il sindacato degli imprenditori è molto stretto. Il motivo è molto semplice: Confindustria non è un espressione diretta degli industriali privati. A partire da metà anni 90 sono entrate a far parte molte imprese a partecipazione pubblica. Le prime a confluire a Confindustria furono le aziende dell’ex Iri. Poco dopo entrarono nel gruppo le maggiori partecipate del tesoro. Oggi lo Stato è quindi parte integrante di Confindustria, mentre grandi holding come Fincantieri, Rai, Post Italiane, Leonardo iniettano nella confederazione i soldi necessari alla sua sussistenza, nel corso degli anni soci privati come Fiat e Luxottica sono usciti. Da un lato quindi le partecipate del tesoro riempiono le tasche di Confindustria, dall’altra le piccole e medie imprese (spina dorsale del nostro paese) faticano a pagarne la quota associativa. Per questo motivo il rapporto tra aziende pubbliche e private, in Viale dell’Astronomia, è sbilanciato a favore delle prime. A ciò consegue l’influenza dello Stato sull’operato di Confindustria.

Ad Aprile, durante il lockdown, i manager delle principali partecipate statali sono stati riconfermati dal Governo. I grillini hanno anche ingoiato il rospo di Scalzi alla guida dell’Eni: il suo nome era tra i primi nella loro black list, dato che si trova al centro di in numerose vicende giudiziarie. La Confindustria del 2020 si trova a difendere gli interessi di aziende guidate da manager che sono stati appena riconfermati dal Governo.

Quello del presidente Bonomi potrebbe essere pura e semplice propaganda, ma i temi che ha portato alla luce nel dibattito sono molto positivi e potrebbero spingere il nostro Governo a cercare di fare meglio.