Cisgiordania, Il Patto del Secolo al centro degli scontri tra Iran e Israele. Il parlamento italiano si spacca in due (VIDEO)

Si fa sempre più viva la discussione tra Netanyahu e Khamenei. Il Medioriente sembrerebbe essere messo in serio pericolo. Le parole dell’Ayatollah iraniano hanno provocato la reazione verbale del governo sionista, pronto ad un conflitto contro gli acerrimi rivali. La causa del botta e risposta tra Teheran e Israele è il “Patto del Secolo” e la volontà di quest’ultimo di annettere a sé alcuni territori della Cisgiordania. Lo scontro si sta ripercuotendo anche all’interno dei confini italiani. Il parlamento si divide in due e Conte, ora, è chiamato a enunciare la posizione del suo governo su di una questione estremamente delicata

 

 

23 Mag. – Nel corso degli ultimi giorni del mese sacro di Ramadan, venti freddi di guerra soffiano sul Medioriente. Il botta e risposta di ieri tra la Guida suprema della Repubblica Islamica dell’Iran, Ali Khamenei, e il Primo Ministro israeliano uscente, Banyamin Netanyahu, lasciano presagire mesi difficili per l’intera zona. La volontà del governo sionista di occupare i territori della Cisgiordania, con l’appoggio degli alleati americani guidati dal Presidente Donald Trump, sta spingendo i più acerrimi rivali dello stato ebraico a sostenere ancora con più enfasi il popolo palestinese. Una discussione che sta dividendo l’intero pianeta e che si ripercuote anche negli scranni parlamentari italiani. Infatti, da un lato ci sono 70 parlamentari del centro sinistra e del movimento 5 stelle che hanno chiesto al Premier Conte, nella giornata di ieri, di condannare Israele per l’annessione della Cisgiordania. Dall’altro il centro destra che con Forza Italia ha dichiarato di prendere le distanze dal governo iraniano.

 

 

L’Iran è pronta a fronteggiare lo stato ebraico. Nel frattempo, per lunedì prevista la riapertura dei luoghi sacri e l’avvio della quarta fase post coronavirus

Le parole di ieri di Khamenei, durante il suo annuale discorso al popolo iraniano per la giornata internazionale Al Quds, non ha lasciato scampo all’immaginazione. Diretto come sempre, il massimo esponente iraniano del clero sciita, ha sottolineato la volontà di contrastare Israele, nell’eventualità si proseguisse con l’occupazione militare della Cisgiordania. Khamenei non è nuovo ad attacchi del genere. Il suo sostegno alla lotta di liberazione della Palestina è nota tutti, il suo essere vicino alla battaglia attraverso i gruppi islamici sciiti non rappresenta una sorpresa per il mondo. Soprattutto in un periodo storico dove, da un lato, Teheran è costretta a convivere con le sanzioni di Washington che la stanno limitando nella crescita economica, mentre dall’altro vede rafforzarsi sempre di più l’alleanza tra Israele e Trump. Un’unione che vede il Presidente degli States poter contare su un valido aiuto per limitare la Repubblica Islamica in Medioriente e, invece, allo stesso tempo permette ad Israele di poter provare ad allargare i confini dello stato sionista all’interno della Cisgiordania. Un’alleanza che ha spinto nei giorni scorsi il capo dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, ad annunciare ufficialmente la fine di tutti gli accordi siglati con Israele e Stati Uniti. Un fatto che permette alla Palestina di non seguire più gli obblighi imposti, compresi quelli sulla sicurezza. Le parole di sostegno di Khamenei, quindi, sembrano tracciare quel solco che potrebbe spingere in un sanguinoso conflitto, salvo che il nuovo governo di Israele non faccia un passo indietro riguardo all’occupazione della Valle del Giordano. Il Medio Oriente, quindi, si divide. Da una parte gli sciiti capeggiati dall’Iran e sostenuti, tra gli altri, dal movimento libanese, Hezbollah, dall’altro Israele e Stati Uniti. Le parole di ieri del leader sciita libanese del Partito di Dio, Hassan Nasrallah, hanno evidenziato che il problema principale, per il paese dei cedri e per il mondo arabo, è l’America guidata da Trump.

Nonostante tutto la vita all’interno dei confini iraniani prosegue senza problemi. Infatti, è prevista per lunedì la riapertura di tutti i luoghi sacri dell’Iran. Una decisione riferita dalla presidenza della repubblica islamica nella giornata di ieri. Un avvenimento storico che avverrà nel rispetto delle regole sanitarie. I luoghi sacri, quindi, riapriranno il giorno dopo l’Eid al-Fitr, la festa musulmana che si tiene alla fine del mese di Ramadan. “Possiamo dire che abbiamo superato le tre fasi relative al coronavirus”, ha spiegato il presidente iraniano, Rohani. Ora, quindi, il paese si accingerà ad avviare la quarta fase che è quella del contenimento del virus.

 

 

Israele non resta a guardare e risponde alle minacce. Netanyahu: “Il governo ha due obiettivi: sconfiggere il covid e annettere parte dei territori della Cisgiordania”

Non è tardata la risposta dell’ex Primo Ministro israeliano, Bejamin Netanyahu, alle parole dell’Ayatollah Khamenei. “Chiunque minacci di distruggere Israele si metterà nello stesso pericolo”, così l’ex presidente israeliano che nei prossimi mesi sostituirà l’attuale primo ministro, Benny Gantz. “Conoscendo la questione iraniana molto bene e avendo preparato il nostro esercito in merito, suggerisco di non metterci alla prova”, ha dichiarato il momentaneo neopresidente del consiglio del governo di unità nazionale israeliano nato dalla coalizione tra il Likud di Netanyahu e il suo partito il Kakhol Lavan. Il Knesset, lo scorso 17 maggio, ha votato favorevolmente all’esecutivo di unità nazionale e emergenza. Quello in carica è il 35esimo governo per Israele ed è entrato nella storia del paese per essere il più grande e il più variabile mai esistito all’interno dei confini nazionali. Critiche vengono mosse dall’opposizione parlamentare. “Abbiamo più ministri che pazienti con coronavirus in terapia intensiva nel nostro paese”, ha sottolineato il leader dell’opposizione, Yair Lapid, commentando la nomina di 36 uomini per altrettanti posti nei dicasteri dello stato. Come sottolinea il Presidente del Consiglio uscente, Netanyahu, questo governo avrà come principali obiettivi quelli di contrastare definitivamente l’epidemia e di annettere parzialmente i territori della Cisgiordania. “Queste regioni sono la culla del popolo ebraico. E’ tempo di estendere la legge di Israele su di esse. Questo passaggio non ci porterà via dalla pace. La verità è che le centinaia di migliaia di coloni in Giudea e Samaria rimarranno sempre nel quadro di qualsiasi accordo di pace ed è tempo che i palestinesi riconoscano questo”, ha detto domenica scorsa Netanyahu difronte ai deputati del Knesset.

L’ultima parola per mettere in atto il “Piano del Secolo” spetterà al parlamento israeliano il prossimo primo luglio. Questo sarà chiamato a votare sulla questione e a decidere sull’entrata nei territori della Valle del Giordano da parte del governo israeliano. Nel frattempo, però, come riportano le immagini pubblicate sulla pagina facebook “Giovani Palestinesi d’Italia”, il governo sionista si sta portando avanti per sgomberare le aree occupate dai palestinesi. Solo nella giornata di giovedì, infatti, le forze israeliane hanno arrestato in diverse città della Cisgiordania 22 palestinesi. Persone che sono state strappate dai propri cari attraverso irruzioni violente all’interno dei villaggi di Singil, vicino Ramallah.

 

 

L’Europa prende le distanze dall’Iran. In Italia, invece, il Parlamento si spacca in due

Subito dopo le parole di Khamenei, l’Unione Europea ha preso le distanze per rimarcare la necessità di non buttare benzina sul fuoco su di un territorio già afflitto da una lunga guerra che coinvolge tutto il Medioriente. In Italia, invece, il parlamento si divide in due frange: quella che chiede al Premier Conte di prendere le distanze dalla Repubblica Islamica iraniana, rea di sostenere con armi ed eserciti il terrorismo islamico, e quella che, invece, voca una netta presa di posizione contro il cosiddetto “Patto del Secolo” stipulato da Trump e Netanyahu. Un accordo che offre la possibilità al governo ebraico di annettere ad Israele i territori della Valle del Giordano.

E’ quanto mai necessario che il governo italiano prenda le distanze dal regime iraniano e ne condanni le dichiarazioni esprimendo solidarietà e vicinanza ideale e sociale a Israele e al suo popolo”, così il deputato di Forza Italia, Luigi Dell’Osso, commentando le dichiarazioni di Khamenei. Per il parlamentare nelle ultime ore è dilagato vertiginosamente l’incitamento anti-sionista da parte di Teheran. Un paese che, come sottolinea Dell’Osso, nasconde oltre cinquanta sigle terroristiche anti israeliane. “E’ fantasioso e assurdo pensare che l’area C possa diventare come la Striscia di Gaza rischiando di sdoganare il terrorismo ed ogni azione di violenza contro Israele da parte dell’Iran”, ha concluso. Della sua stessa opinione il compagno di partito, Malan. L’esponente azzurro ha sottolineato come le parole di Khamenei erano indirizzate, non solo ad Israele, ma anche agli USA e ai suoi alleati occidentali. “Il Ministro degli Esteri Di Maio, come il suo predecessore del resto, non ha mai risposto alle mie interrogazioni sulla posizione italiana rispetto all’Iran. Lui e il Premier Conte devono spiegare come il governo sta reagendo difronte a queste dichiarazioni di guerra”, ha dichiarato l’Onorevole forzista, Malan.

Il ministro Di Maio e il premier Conte, quindi, si trovano al centro di due fuochi. Infatti, se da un lato le loro giacchette vengo tirate dall’opposizione, che chiede a gran voce di comprendere la posizione dell’esecutivo italiano sulla questione, la stessa cosa la stanno facendo alcuni esponenti della maggioranza. Settanta parlamentari, membri del centro sinistra e del M5S, hanno chiesto a gran voce a Conte di condannare lo stato di Israele per l’annessione dei territori della Cisgiordania. La richiesta è arrivata al Primo Ministro attraverso una lettera firmata dalle deputate e dai deputati in Parlamento. “Il nuovo governo di unità nazionale israeliano ha nel suo programma il progetto, ispirato dal Presidente americano Donald Trump, da apporre al Knesset il prossimo 1 luglio, di annessione del territorio della Valle del Giordano”, si legge nella lettera recapita a Conte. Al suo interno i deputati di maggioranza evidenziano come molte sono state le reazioni critiche verso la decisione che Israele vuole portare avanti. Dissensi che sono arrivati, tra gli altri, dal segretario generale dell’ONU, António Guterres e dall’Alto rappresentante per la politica estera europea, Josep Borrell. Tra i firmatari della lettera si possono trovare Laura Boldrini, Guglielmo Epifani, Stefano Fassina, Piero Fassino, Giuditta Pini, Stefania Pezzopane, Nicola Stumpo e tanti altri.