Alitalia, arrivano i ristori Covid tanto attesi dalla compagnia

Procedono senza sosta le proteste dei lavoratori affinché il presidente del Consiglio, Mario Draghi, blocchi il flusso dei licenziamenti che sta colpendo la ex compagnia aerea di bandiera. Indispensabile la creazione di una NewCo, capace di rispondere all’attuale programma industriale e alle richieste di Bruxelles

 

Alitalia ha ottenuto l’obiettivo tanto sperato da tempo. Oggi la ex compagnia aerea di bandiera ha ricevuto i tanto attesi ristori Covid che consentiranno il pagamento del restante 50% degli stipendi di marzo. A comunicarlo sono i commissari ai loro dipendenti: “Vi informiamo che a seguito dell’accredito dei ristori ritenuti adeguati dalla Commissione Europea, siamo in grado di procedere al pagamento del rimanente 50% degli stipendi di marzo, che riceverete con valuta 8 aprile”, secondo quanto riportato dalla terna dei commissari dell’amministrazione straordinaria Alitalia composta da Giuseppe Leogrande, Daniele Santosuosso e Gabriele Fava.

 

Le proteste dei dipendenti proseguono e l’obiettivo è la creazione della New Company

Se da una parte arrivano i ristori Covid ,dall’altra continuano le proteste dei lavoratori aventi un unico obiettivo; chiedere ed ottenere dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, il blocco dei licenziamenti che stanno minando la ex compagnia aerea di bandiera. Lo stop può concretizzarsi con la creazione di una New Company (NewCo), il tutto in accordo all’attuale piano industriale e alle richieste di Bruxelles. Le manifestazioni sono state portate avanti anche ieri, 6 aprile, quando circa trecento dipendenti della compagnia Alitalia, tra i quali operai, impiegati e hostess, si sono radunati in corteo presso l’aeroporto di Fiumicino. “I lavoratori di Alitalia chiedono a Draghi una risposta, un intervento autorevole che sia in linea con l’autorevolezza che il Parlamento ha riconosciuto al Premier italiano. Presidente Draghi, se c’è, batta un colpo”, stando alle parole del presidente di Naca piloti Alitalia, Franco Zorzo. Su una medesima linea di pensiero, s’inserisce anche la denuncia, avente ad oggetto il “silenzio governativo” in merito alla questione Alitalia, mossa dal leader di Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, il quale invita l’esecutivo a prendere una posizione nei confronti dell’Ue. Questo contesto di proteste si completa nell’espressione “Alitalia è la nostra Ilva”, frase capace di radunare l’intero comune di Fiumicino a difesa di Alitalia, la quale sul territorio in questione dà lavoro a migliaia di persone.

 

La crisi di Alitalia va avanti da anni ma la pandemia ha anche ridotto il flusso della mobilità

La crisi di Alitalia va ormai avanti da anni. Si pensi soltanto al 2016, un anno durissimo da fronteggiare per la compagnia in questione; 5 anni fa, infatti, Alitalia aveva perdite che ammontavano a quasi un milione di euro al giorno e aveva quasi terminato tutta la liquidità utile ad acquistare il carburante per alimentare i proprio aerei. Nell’aprile del 2017 i dipendenti Alitalia votarono “NO” al referendum, nel cui testo si chiedeva di approvare un programma di tagli ed esuberi che avrebbe dovuto consentire il rilancio della compagnia. Nel documento si contemplava la riduzione degli esuberi del personale di terra da 1 338 a 980 e la riduzione del taglio degli stipendi del personale navigante dal 30 all’8%. Con la vittoria del “NO” al referendum e senza automaticamente un piano industriale approvato dai dipendenti, le banche, che negli ultimi anni avevano perso circa 500 milioni di euro investiti nella compagnia, decisero di non concedere più nuovi finanziamenti. In tale quadro Alitalia si trovò costretta ad avviare un iter per richiedere il commissariamento consistente nella nomina di amministratori da parte del Governo. Queste figure dovevano essere in grado di indirizzare la società nel futuro. Lo step che Alitalia doveva percorrere non era altro che un bivio; la vendita ad un’altra compagnia oppure il fallimento con vendita dei beni per ripagare i creditori. Questo contesto si è dimostrato ancora più critico con l’esplosione della pandemia da Coronavirus che ha accentuato maggiormente le difficoltà della compagnia. Le restrizioni della mobilità hanno e stanno avendo degli effetti negativi sulle compagnie aeree, tanto che nel 2020 circa 30-40 di queste hanno dichiarato fallimento. Per non far “cadere” Alitalia nel medesimo “tunnel” venne presentato al ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, un piano che avesse come parola d’ordine “liquidità” utile a tenere in piedi il sistema-Alitalia.

 

Accordo Alitalia-Freccia Rossa per rilanciare il turismo italiano

L’accordo stipulato tra Alitalia e Frecciarossa è utile sia per rilanciare il turismo in Italia, settore in crisi sempre a causa della pandemia, sia per rendere più agevoli i collegamenti fra le tre porte di accesso del Paese. Il patto è stato stipulato per far crescere la mobilità, rendendola più sicura, veloce e pratica. I collegamenti oggetto di accordo riguardano gli aeroporti di Trieste, Roma-Fiumicino, Cagliari-Elmas, Palermo-Punta Raisi, Ancona-Falconara, Catania-Fontanarossa, Bari-Palese e Milano-Malpensa (questi ultimi due aeroporti non sono di competenza delle Ferrovie dello Stato bensì rispettivamente di Ferrotramviaria NordBarese e Ferrovie Nord Milano). Nell’accordo è previsto anche un ampliamento degli investimenti destinati a creare 6 scali dei quali 2 da potenziare e 4 da collegare ex novo. Gli aeroporti interessati da questi investimenti saranno: Fiumicino e Malpensa (da potenziare) e Bergamo, Venezia, Genova e Brindisi (da collegare ex novo).

 

I nodi del negoziato Alitalia-Ue: cessione degli slot di Linate, divieto di utilizzare il marchio Alitalia per la New Company Ita e lo spezzatino

Il primo nodo che genera contrasto tra l’Ue e il Governo riguarda gli slot di Linate; la proposta dell’Ue è quella di procedere ad un taglio degli slot. Bruxelles vorrebbe che la New Company Ita rinunciasse a metà degli slot Alitalia a Linate. In questo quadro si è già mossa la compagnia low cost Ryanair, la quale ha chiesto parte degli slot che Alitalia detiene a Linate. Il secondo punto di divergenza riguarda il divieto, avanzato dall’Ue, per la New Company Ita nell’utilizzo del marchio Alitalia per almeno due anni. Al suo posto dovrebbe essere impiegato il codice “Az”. Terzo punto ed ultimo punto di non accordo fra Ue e Governo ha ad oggetto il cosiddetto “spezzatino” consistente nella richiesta della commissaria europea per la Concorrenza, Margrethe Vestager, di non trasferire l’intero comparto delle attività di Alitalia alla New Company Ita ma solo quelle inerenti ai voli.

 

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