Agricoltura 4.0 entra a far parte del mercato globale

L’agricoltura smart raggiunge un valore di 540 milioni di euro nel 2020, sostenendo il 4% del mercato globale. L’Internet of things, i big data e tutte quelle innovazioni tecnologiche che permettono il monitoraggio e il controllo delle attività di campo, sono il futuro dell’agricoltura italiana. Il 60% delle aziende agricole utilizza almeno una soluzione digitale, e il 38% ne impiega due o più. 

Crescita nonostante la pandemia

Sebbene il mercato dell’Internet of Things, ovvero quel mercato che estende internet e la rete al mondo concreto, abbia avuto un declino del 3% nel mercato globale, l’agricoltura tecnologica supera le aspettative. Raggiunge così più di mezzo miliardo di euro e sale del +17% rispetto al 2019. L’IoT è un sistema innovativo che si è esteso al mondo agricolo permettendo di modificare considerevolmente la struttura del lavoro sul campo. Le nuove tecnologie hanno permesso, durante la pandemia, di monitorare i campi italiani rimasti senza lavoratori a causa delle intermittenti misure restrittive. Robot e droni sono i protagonisti, ma non solo. Il così detto Internet of Farming produce un’analisi incrociata di fattori ambientali, climatici e colturali in modo tale da consentire di stabilire il fabbisogno irriguo e nutritivo delle coltivazioni. Un sistema, questo, per agire in modo mirato ed evitare grandi sprechi di risorse e materiali.

Massima qualità dei prodotti

Grazie alle tecnologie digitali è possibile stabilire il momento più opportuno per la raccolta dei prodotti agroalimentari. La gestioni di quest’ultimi potrà poi essere gestita, se necessario, in più fasi, in base al bisogno della filiera. L’aiuto che questi sistemi digitali portano con loro è strettamente legata anche al rispetto ambientale. Una dimostrazione è il progetto GRAPE. In collaborazione con il Politecnico di Milano questo progetto si lega all’agricoltura di precisione che riduce l’impatto ambientale negativo generato dall’utilizzo di prodotti chimici. Lo scopo è quello di individuare i problemi prima che si diffondano: con i monitoraggi robot tutto questo è possibile. Estirpare il problema alla fonte, evitando contagi da batteri alle colture e controllando l’utilizzo di pesticidi in maniera mirata. Il piano tecnologico riguarda in particolare le aziende vinicole e mira a creare un sistema di lavoro nei vigneti completamente digitale e robotizzato. Dalla potatura all’irrigazione e con l’ausilio di veicolo terrestri senza pilota.

La diffusione digitale

Nonostante la visione di un futuro agricolo smart e robotizzato sia un grande vantaggio economico e ambientale, non sono molte le aziende italiane che investono in questo progetto. Sicuramente il divario digitale è una delle cause: basti pensare che secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi ai comuni con meno di duemila abitanti nel 2019, si è rilevato che 1 famiglia su 3 che vive in campagna, non possiede una connessione internet a banda larga. Ma il freno non è solo questo. Sul tavolo ci sono anche le enormi difficoltà legate alle dimensioni delle aziende agricole italiane. Un rapporto Eurostat del 2015 segnala che la dimensione media aziendale è dell’ordine dei 12 ettari coltivati, dato decisamente inferiore a quello di altri paesi, europei. Dimensioni inferiori significa maggiori difficoltà ad investire. C’è poi da aggiungere l’elevata inconsapevolezza sull’argomento. Molti lavoratori del settore non conoscono esattamente i benefici che può produrre un sistema di lavoro così innovativo. La disinformazione a riguardo è molta ma consolano i dati. Le soluzioni totali di Agricoltura 4.0 sono 538, con i settori ortofrutticoli ,vitivinicol e cerealicoli ai primi posti. Circa il 60% delle aziende agricole utilizza almeno una soluzione digitale, e il 38% ne impiega due o più di due.

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