I 24 anni della “Mucca Pazza”

Chi si ricorda una delle più famose emergenze sanitarie?

Era il 25 marzo 1996 e l’Unione Europea  vietava l’esportazione di carne bovina inglese, in seguito ai numerosi casi di quello che venne ribattezzato come “morbo della mucca puzza”. Per la prima volta si ammetteva che quella malattia dei bovini poteva contagiare le persone e provocarne la porta. E il mondo iniziò a reagire per isolarlo.

L’Encefalopatia Spongiforme Bovina, così si chiamava, venne scoperta nel 1986: è una malattia degenerativa dei bovini che porta alla progressiva paralisi motoria. La causa principale è individuata nelle farine animali con cui venivano nutriti gli animali a partire dagli anni 70: erano farine prodotte attraverso l’incenerimento di carcasse di altri animali, tra cui anche mucche. La situazione peggiorò quando il governo britannico decise di abbassare la temperatura di produzione delle farine, favorendo involontariamente  le probabilità di contagio . La malattia così si diffuse, seppur con numeri minimi, anche tra gli uomini, causando una sindrome celebrale degenerativa molto rara. E tra i 1998 e il 2002 uccise più di duecento persone in tutto il mondo, soprattutto nel Regno Unito.

Ma la risposta fu decisa. Il mondo scientifico si mobilitò immediatamente e i leader europei imposero nuove misure di igiene veterinaria, vietando immediatamente la produzione di farine animali di quel tempo. La trasmissione dai bovini agli animali scomparve progressivamente. “oggi la mucca pazza non ‘è più”, ha spiegato il professor Gianluigi  Zanusso, del dipartimento di Neuroscienze dell’università di Verona. Con risposte pronte e basate sulle ipotesi degli scienziati, abbiamo superato l’emergenza. Quando facciamo così, ce la facciamo sempre.