Al via la didattica 2.0

Come già detto, in seguito al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo, le scuole italiane resteranno chiuse almeno fino al 3 aprile.

Il Ministero dell’Istruzione ha prontamente allestito una pagina sul proprio sito web in cui suggerisce piattaforme per l’insegnamento a distanza e le risorse utili a studenti e docenti. Quest’ultimi nel frattempo si stanno attrezzando con modalità più o meno simile per la prosecuzione dei loro programmi, tramite l’invio di materiali e video-lezioni. Purtroppo però c’è molta disorganizzazione.  Agli insegnanti delle scuole è concesso scegliere le proprie piattaforme mandando i ragazzi, soprattutto quelli più piccoli, in totale confusione (ritrovandosi a gestire 5/6 diverse). A livello universitario c’è più uniformità grazie a piattaforme native delle stesse o all’ utilizzo di Microsoft Teams, ma i grandi problemi restano i corsi avviati in netto ritardo(alcuni hanno iniziato i corsi online solo lunedì) e le domande inascoltate dei ragazzi per quanto riguarda la gestione degli esami.

La chiusura fisica di Università è una delle conseguenze più evidenti della rapidissima diffusione del coronavirus nel mondo. Secondo un report Unesco sono già 102 i paesi che hanno chiuso scuole e università lasciando 849, 4 milioni di ragazzi a casa. Altri 11 paesi (tra cui Stati Uniti, Brasile e Filippine) hanno invece optato per la chiusura localizzata degli istituti, in base alle aree più colpite dal Covid-19.

Più della metà degli stati totali (113 su 1196) hanno quindi adottato questo tipo di misure per contenere e contrastare la pandemia.