Hong Kong, Carrie Lam ritira la legge sull’estradizione

Roma, 4 settembre –  La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha ritirato formalmente la contestata legge sull’estradizione in Cina, causa scatenante delle proteste che in queste settimane hanno fatto precipitare nel caos l’ex colonia britannica. Il ritiro della norma, fin qui solo sospesa, è una delle cinque richieste dei manifestanti.

 

 

Le proteste

 

Anche questa volta la protesta non si fermerà, annunciano gli organizzatori delle manifestazioni. Per Bonnie Leung, del Fronte dei diritti umani e civili, la semplice rinuncia alla legge non sarà sufficiente. Nel corso dei mesi le richieste degli studenti sono infatti andate aumentando. 

 

“E’ lo slogan che è risuonato nelle strade, come il 18 agosto quando 1,7 milioni di persone hanno scandito. ‘Cinque richieste non meno'”, ha dichiarato, ricordando che la folla vuole le dimissioni del capo dell’esecutivo, la creazione di una commissione indipendente che indaghi sulle violenze politiche, la cancellazione dell’accusa di sommossa per i manifestanti arrestati, riforme politiche ed elezioni democratiche.

 

“Senza un’indagine indipendente, la nostra società semplicemente non potrà andare avanti. Ciò che vediamo ora è la polizia che pesta indiscriminatamente le persone ogni giorno. Fanno uso eccessivo della forza, si servono di armi letali contro i manifestanti tutti i giorni”.

 

La lettera ad Angela Merkel 

 

I leader della protesta di Hong Kong hanno chiesto un incontro alla cancelliera tedesca Angela Merkel alla vigilia della partenza di quest’ultima per la Cina. In una lettera aperta l’ex leader studentesco Joshua Wong chiede aiuto al capo dell’esecutivo tedesco per via del suo passato nella Repubblica democratica tedesca. Ritiene infatti che la Merkel possa comprendere i manifestanti. 

“Ci troviamo di fronte ad un potere dittatoriale che non consente l’esercizio delle libertà individuali e ricorre a misure sempre più violente che vanno nella direzione di un nuovo massacro come quello compiuto in Piazza Tienanmen”, scrive.

Il riferimento è alla repressione violenta attuata dal governo cinese delle manifestazioni pacifiche che nel 1989 si tennero a Pechino per chiedere maggiore democrazia in Cina. Nella lettera si chiede pertanto al capo del governo tedesco di affrontare il tema della situazione a Hong Kong, nel corso del suo viaggio in Cina, una visita di tre giorni in programma a partire dal 5 settembre.