Incendi in Amazzonia, a rischio il 20% di ossigeno della Terra

Roma, 23 agosto – Il 2019 sta battendo ogni record per gli incendi nella foresta pluviale amazzonica. L’Istituto nazionale per la ricerca spaziale del Brasile (Inpe), attraverso i satelliti ha rilevato un aumento dell’83% dei roghi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: 73 mila incendi contro 40 mila.Risultati immagini per carbon monoxide forest amazon fire

La concentrazione di monossido di carbonio nell’atmosfera a causa degli incendi 

 

Le accuse

 

 Il direttore dell’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile, Ricardo Galvão, ha denunciato il vertiginoso aumento del tasso di disboscamento dell’Amazzonia nell’ultimo anno, coincidente con l’insediamento del presidente populista Jair Bolsonaro. Il governo Bolsonaro avrebbe incoraggiato la deforestazione, tanto da avere unificato il ministero dell’Ambiente e quello dell’Agricoltura.

“È colpa delle Ong”, ha attaccato presidente, sostenendo che loro appiccano i fuochi per vendetta, perché sono stati tagliati i fondi. Interrogato dai giornalisti, il presidente ha poi precisato: “non sto dicendo che le Ong sono responsabili degli incendi. Esiste però un interesse delle Ong, che rappresentano interessi diversi da quelli del Brasile. Noi abbiamo gli abbiamo tolto molti soldi: dei fondi che venivano da fuori, il 40% andava a loro, e ora non ce l’hanno più. E abbiamo messo fine anche ai contributi pagati con fondi pubblici”.

 

La risposta delle Ong

 

“Queste dichiarazioni di Bolsonaro sono completamente irresponsabili”, ha detto Carlos Bocuhy, presidente dell’Istituto brasiliano di protezione ambientale (Ibpa), secondo il quale “le Ong hanno come obiettivo statutario e prioritario la difesa dell’ambiente, e dunque non ha nessun senso dire che sono loro che stanno dando fuoco alle foreste: è totalmente assurdo”. Da parte sua, il responsabile per la giustizia socio-ambientale di Wwf Brasile, Raul Valle, ha definito “superficiali e irresponsabili” le dichiarazioni del presidente. “Non si capisce chi sta cercando di ingannare”, ha aggiunto Valle, osservando che “i dieci comuni con il maggior numero di incendi sono gli stessi dieci comuni con la maggior quantità di aree deforestate: questo non lo vede solo chi non vuole vederlo”.

 

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I rischi

L’area dell’Amazzonia deforestata che è stata monitorata a luglio via satellite corrisponde a una superficie di 2.254 chilometri quadrati. Ciò equivale a oltre un terzo di tutto il volume disboscato negli ultimi 12 mesi. Il totale della deforestazione ha raggiunto infatti i 6.833 chilometri quadrati. Si sta perdendo una superficie equivalente a oltre tre campi da calcio al minuto.

Le foreste pluviali svolgono un ruolo fondamentale di contrasto al riscaldamento globale. Senza la loro presenza rischiamo di perdere fra il 17 e il 20% di risorse di acqua, un numero pari a 6,7 milioni di km quadrati di territori boschivi, e il 20% della produzione di ossigeno della Terra. A questo si aggiunge il rischio della perdita di habitat per 34 milioni di persone e del 10% di tutta la biodiversità mondiale.

 

“Siamo sempre più vicini a un punto di non ritorno per quello che rappresenta uno dei pilastri degli equilibri climatici”, scrive il WWF in un comunicato.

Isabella Pratesi, responsabile di Conservazione del WWF Italia, ha inoltre commentato il “drammatico aumento delle violenze verso le popolazioni indigene che vivono in quei territori. Cacciate dalle loro foreste, assassinate e torturate, le tribù amazzoniche sono le prime vittime di un efferato crimine contro l’umanità e il pianeta rispetto al quale i nostri occhi e le nostre orecchie rimangono sigillati”. 

La foresta, ricorda il Wwf, “è un ambiente delicatissimo e irripetibile. Una volta scomparsa sarà scomparsa per sempre e nessun intervento di rinaturalizzazione potrà mai creare la straordinaria varietà, ricchezza e complessità di una foresta tropicale non violata dall’uomo”.