Lola Darling per Netflix

Spike Lee ha un nuovo progetto: sviluppare una serie per Netflix che prende spunto direttamente dal suo primo lungometraggio, Lola Darling.

Lee dirigerà i dieci episodi e come produttore sarà affiancato dalla moglie Tonya Lewis. I due insieme svolgeranno anche il ruolo di produttori esecutivi.

Sulla trama sembra che non ci si discosti molto dalla sua opera di riferimento. Infatti, dovremmo trovare ancora il personaggio di Nola Darling, artista di Brooklyn in lotta per la propria indipendenza con il lavoro e in compagnia di molti amici e amanti. E poi Greer Childs, il modello, il banchiere Jamie e naturalmente Mars Blackmon interpretato da Lee.

Secondo il magazine Screen, la storia dovrebbe colorirsi del tempo attuale, ovvero utilizzare un cast con ruoli chiave affidati ad attori latino americani.

Il commento di Spike Lee sul nuovo progetto: “Lola Darling – She’s Gotta Have It  ha un posto speciale nel mio cuore. Abbiamo girato il film in solo 12 giorni, nelle strade di quella infuocata estate che fu il 1985. Il tutto spendendo appena 175mila dollari. Tutti fondi che abbiamo ottenuto con preghiere o in prestito. Adesso con il 30mo anniversario, abbiamo l’occasione di rivisitare quei memorabili personaggi che sono ancora attuali dopo oltre tre decadi… (…) Io e Tonya, che ha seguito questo nuovo progetto, siamo contenti che sia stato accolto da Netflix”.

Lola Darling era davvero un pugno nello stomaco allora, lontano dal cinema mainstream di Hollywood, con la New York della razza afroamericana, del genere sessuale non etero e delle autentiche relazioni umane. Il film fu un successo guadagnando 7 milioni di dollari e di sicuro consentì a Lee di continuare con successo la sua carriera di cineasta.

La produzione

L’idea del film venne a Spike Lee dopo il fallimento di The Messenger, storia di una famiglia interrazziale, dai risvolti autobiografici, che non si realizzò. Insieme all’amico Monty Ross, Lee cercò dei contributi tra gli amici, con la promessa che il denaro non sarebbe stato a fondo perduto, bensì un investimento. «Volevo fare un film per cui io stesso avrei pagato sei milioni di dollari per andarlo a vedere. Per prima cosa mi venne in mente il titolo: She’s Gotta Have It. La gente si sarebbe chiesta: che cosa deve avere lei? E per scoprirlo sarebbe andata al cinema».

Come prima cosa, Lee chiese a una sua compagna di college di aiutarlo a stendere un questionario da sottoporre alle sue amiche. Il questionario conteneva domande sulla sessualità femminile. Ottenute le risposte, Lee iniziò a organizzare il film. Il budget era di 165.000 dollari, 4.000 provenienti dalla nonna materna di Lee, Zimmie Shelton.

Il film fu distribuito dalla Island Pictures, che però aveva posto come condizione il taglio di tre scene. Per due di queste, incluso il finale nel quale Nola dichiara a Opal che non avrebbe rinunciato mai ai maschi neri, Lee accettò senza problemi. Per la terza scena, quella dello stupro subito da Nola, Lee fu irremovibile, e a quel punto la Island dovette cedere e ritirare la richiesta. Comunque Spike Lee ha dichiarato nella sua autobiografia che oggi girerebbe diversamente quella scena: «Di tutti i miei film, la scena dello stupro in Nola Darling è sicuramente la prima che farei diversamente. Non sono riuscito a mostrare cosa sia la violenza sessuale. Ero troppo immaturo».

Prima dell’uscita del film, si doveva superare l’ostacolo della MPAA, l’organo della censura statunitense. La MPAA si impuntò soprattutto sulle scene di sesso, in particolare la lunga scena di sesso tra Lola e Greer. Per questa scena pare che in un breve fotogramma si vedesse un pene. Comunque Barry Brown, che nel film è accreditato come tecnico del suono, ma che ha dato anche una mano a Lee al montaggio, ha affermato che in nessuna inquadratura si vedeva un pene. Senza l’autorizzazione della MPAA il film rischiava di uscire nelle sale statunitensi con una “X”, cioè il divieto assoluto ai minori, data per la maggior parte a film pornografici.

Dato che la MPAA tentennava, il film uscì senza aver ottenuto formalmente una classificazione dalla censura. Sulla locandina, però, fu scritto che il film era “R-Rated”, vale a dire il divieto ai minori di 17 anni non accompagnati. Questo provocò la reazione della MPAA, che minacciò di querelare la Island Pictures per violazione del copyright, se non avessero tagliato metà della scena di sesso. Lee quindi telefonò a Barry Brown, per tagliare la scena. Il film era già stato proiettato due volte senza tagli, quindi Lee e Brown tagliarono la scena direttamente in sala proiezione. Alla fine il film ebbe la “R”