Caso Regeni, c’è uno sprazzo di verità

ROMA 5 Maggio- Caro Giulio, forse ci siamo. Non eri uno spacciatore, non sei morto in un banale incidente autostradale, non eri coinvolto in nessuna complicata relazione omosessuale e non sei stato ucciso da nessun gruppo di criminali comuni. Moristi torturato, e ciò fu da subito evidente, ormai più di tre anni fa. Da allora solo ipocrisia dei governi intorno a te – a patire dall’inutile chiusura del dialogo tra parlamento egiziano e Camera dei Deputati, passando per la stessa vergognosa aula vuota al momento del dibattito sull’istituzione della commissione d’inchiesta – ma tanta solidarietà popolare, nelle scuole e nelle università, ed in tutti quei comuni che hanno appoggiato la campagna di Amnesty ed hanno esposto, ed espongono, lo striscione giallo “Verità per Giulio Regeni”.
Il potere ed il mantenimento del tale si base sull’economia ed essa ci impedisce uno scontro frontale contro un regime menzognero e totalitario, e la verità per te tarda ad arrivare.
Qualcosa finalmente però si è mosso, qualcosa sta per cambiare. Spunta un superteste che al Corriere della Sera ed a La Repubblica racconta di aver sentito degli agenti della National Security egiziana parlare di quel “ragazzo italiano”, del suo pedinamento e del suo sequestro dove è stato poi picchiato. Tutto ciò perché ti avevano preso per una spia inglese, tu eccellente dottorando ed esperto del mondo orientale, due volte vincitore del premio “Europa e Giovani” per un lavoro sui movimenti sindacalisti egiziani sorti dopo la rivoluzione.
Queste dichiarazioni sono ora in mano al PM Pignatore che ha inoltrato una rogatoria al Cairo. Sappiamo che non è molto, sappiamo che meriti di più, sappiamo che la burocrazia ci metterà del suo per rallentare il tutto. Siamo fiduciosi però, vogliamo esserlo. Il potere è stato ingiusto con te, ma se è vero che la verità è un atto rivoluzionario, che la rivoluzione abbia inizio da oggi.