No ai lavori usuranti: arrivano le braccia robotiche

All’Istituto Italiano di Tecnologia (lit) è stato potenziato il sistema robotico di arti sovrannumerari, un dispositivo che va a facilitare il compito di molti operai.
Il sistema è composto da una sorta di zaino, a cui sono collegate due braccia e mani robotiche che vanno a giovare sulle condizioni fisiche del lavoratore. L’operaio non andrà così ad affaticare spalla, gomito e polso ogni volta che dovrà sollevare pesi oppure muoversi ripetitivamente.
“Tutto nel laboratorio ruota intorno al comfort del lavoratore”, lo affermano i ricercatori, mentre esibiscono robot che controllano lo sforzo fisico dell’uomo e si adattano alle sue attività, prevedendone i movimenti.
Attualmente l’intelligenza artificiale trova applicazioni in diversi campi, quali retail, trasporti, ricerche su internet, assistenti personali come Alexa e Siri e addirittura il settore medico.
La maturazione tecnologica degli ultimi anni ha spinto le aziende ad utilizzare ampiamente l’AI in una varietà di impieghi.
Il 30 aprile, vigilia della festa dei lavoratori, il rumore di un trapano va ad annunciare l’avvio dei primi test del dispositivo.
Il sistema è nato dai laboratori Hrii (Human Robot Interfaces and physical Interaction), coordinati da Arash Ajoudani, in collaborazione con i laboratori di SoftBots ( (Soft Robotics for Human Cooperation and Rehabilitation), coordinati da Antonio Bicchi.
“Il più delle volte i robot vengono progettati per condividere l’ambiente di lavoro con l’uomo in sicurezza, evitando collisioni accidentali o contatti sporadici, ma pochi sono pensati per dare assistenza attiva, ridurre gli sforzi e migliorare la produttività del lavoratore. -afferma Ajoudani- Il nostro obiettivo è introdurre nell’industria dei sistemi robotici in grado di aiutare fisicamente i lavoratori a svolgere le proprie mansioni in modo sicuro e confortevole”.
“Si tratta di una questione di grande rilievo, se pensiamo che le patologie del sistema muscolo-scheletrico derivanti dallo svolgimento prolungato e non ergonomico di mansioni usuranti costano all’Unione europea circa 240 miliardi di euro all’anno in termini di perdita di produttività e assenza per malattia”, spiega Arash Ajoudani.