Faber Nostrum, quanto manchi

Che la nuova scuola italiana di cantanti Indie fosse cresciuta a pane e cantautorato lo si era capito da un po’. Oggi ne abbiamo avuto una conferma con Faber Nostrum, un album/tributo che raccoglie quindici brani dell’immenso De Andrè ri-arrangiati da altrettanti artisti della nuova scena. Intorno al progetto si erano alzate delle aspettative abbastanza alte. Per gli artisti che vi partecipano è infatti una sfida cantare quei brani, essendo Faber considerato un intoccabile da molti che, molto spesso, tendono a rifiutare in blocco la nuova scuola in maniera abbastanza pregiudiziosa.
L’ album era stata anticipato da 4 estratti: Canzone dell’amore perduto, interpretata senza particolari stravolgimenti da Colapesce, Verranno a chiederci del nostro amore, cantata magistralmente da Motta, Inverno, ben ri-arrangiata dal trio Ministri – tra le migliori dell’album – e Amore che vieni, amore che vai sulla quale passano, non senza lasciare traccia, gli Ex Otago. Se i quattro estratti avevano fatto ben sperare, il disco non viene però aperto nei migliori dei modi: Gazzelle ci prova, ma Sally è davvero fuori portata. Stupisce invece, scorrendo la tracklist, leggere il nome di Willie Peyote poiché è una voce fuori dal coro. L’artista non è tanto ascrivibile alla scena indie quanto, piuttosto, a quella rap. Fa una scelta coraggiosa: non una semplice cover, ma riscrive la canzone attenendosi al tema. Scelta da molti criticata, non tanto per la canzone finale in sé per sé, ma perché poco attinente a quello che è lo svolgimento dell’album. Vi è però da dire che per un rapper fare cover è pressochè impossibile e che è comunque da apprezzare la ben riuscita modernizzazione della canzone.
Altra pezzo degno di nota è Se ti tagliassero a pezzetti suonata da The Leading Guy talento italiano che canta solitamente in inglese. Lo stile dell’artista si addice perfettamente alla canzone di De Andrè dove ripristina il verso originale “signorina libertà, signorina anarchia” che fu uno dei tanti censurati al grande cantautore. Deludono Fadi e Artù ma sopratutto Cimini e Lo Stato Sociale, in featuring sulle note di Canzone per l’estate. Male anche i The Zen Circus: la loro versione di Hotel Supramonte dura quasi due minuti in più dell’originale per una – insensata – scelta di rallentarla. Spiccano invece La Mùnicipal, che “incupiscono” La canzone di Marinella lasciando intatte le emozioni che il grande capolavoro è in grado di trasmettere, ed i Pinguini Tattici Nucleari con una personalissima Fiume Sand Creek. Chiude il tutto Vasco Brondi, frontman dei disciolti Le Luci Della Centrale Elettrica, con Smisurata preghiera.
L’album ha quindi numerosi alti e bassi, ma merita sicuramente un ascolto anche solo per ricordare e per esclamare: “Perdona Faber se non tutti sono stati all’altezza, ma grazie di aver trapassato e segnato un’altra generazione. Non ti dimenticheremo mai, noi che viaggiamo e viaggeremo in direzione ostinata e contraria.”