Disoccupazione: Calabria tra le “regine” d’Europa

Il nostro paese è tra gli ultimi per livello di occupazione in Europa insieme ad altri stati del sud. Riguardo l’occupazione, il nord Italia è uscito dalla crisi, con dei risultati spesso in linea se non al di sopra della media europea in quasi tutti gli indicatori considerati. Al contrario, il mezzogiorno continua a retrocedere, allargando lo storico divario tra nord e sud del paese. I dati Eurostat collocano la Calabria tra le regioni con il più alto tasso di disoccupazione in Europa.

L’Italia è al penultimo posto per tasso di occupazione in UE. L’Italia ha il tasso di occupazione più basso dopo quello della Grecia. Si posiziona a 10 punti percentuali di distanza dalla media UE e a circa 20 dalla Svezia, che emerge al primo posto della classifica per numero di occupati. Storicamente, in Italia esistono gravi disparità a livello di condizioni economiche e sociali tra le regioni del paese. In questo contesto, il tasso di occupazione non costituisce un’eccezione. Le regioni del nord si trovano tutte al di sopra della media italiana del 63%, mentre le regioni del sud presentano i tassi di occupazione più bassi del paese.

Osservando l’andamento del tasso di occupazione regionale nel corso di 10 anni, emerge non solo una mancanza di crescita, ma un grave calo nella percentuale di occupati in molte regioni italiane. Variazioni positive si registrano solo in regioni del nord e centro Italia. Dal 2008 a oggi, solo Bolzano si è avvicinata a un simile aumento, mentre la Sicilia ha perso 4 punti invece di guadagnarli. Il tasso di occupazione divide il paese in due, tra le regioni del nord che negli anni sono uscite dalla crisi economica e le regioni del sud che continua a retrocedere.

Eclatante è il caso della Calabria, “eletta” come la regione italiana con la maggior disoccupazione giovanile. La Calabria ne ha un tasso molto alto, pari al 55,6%, ma più basso rispetto a quello dell’anno precedente, quando si arrivava a quasi il 59%. La punta dello Stivale passa dunque alla quinta posizione dalla terza del 2016. Peggio della Calabria fanno l’enclave spagnola in Marocco Melilla (62,7%), l’isola greca di Voreio Aigaio (58,2%), la regione ellenica di Ipeiros (58%) e il territorio francese d’oltremare Mayotte. In questa “top ten” negativa di regioni con il numero più alto di disoccupati, per quel che riguarda l’Italia, ci sono anche la Campania (54,7%, in settima posizione) e la Sicilia (52,9%, decima).

La provincia che ha registrato una maggiore occupazione in Calabria è Catanzaro. Qui il 43,7% lavora, tra questi la percentuale di giovani è pari al 46%. Se analizziamo il dato della disoccupazione, la provincia con il maggior numero di disoccupati è Cosenza (58 mila). Reggio Calabria, invece, è quella con la minore percentuale di disoccupazione (20,5%). La provincia con il più alto tasso di disoccupazione giovanile e femminile è Vibo Valentia (41,2% – 50,6%).

La Calabria, infine, è tra le 10 regioni europee con il tasso di NEET (giovani tra i 18-24 anni che non sono in percorsi di studio, tirocinio o lavoro) più elevate con un tasso pari al 27,8%, insieme a Sicilia (30,9%), Campania (30,6%) e Puglia (27,7%), le regioni greche di Voreio Aigaio, Peloponneso, Ionia Nisia e Sterea Ellada, Guyane e La Réunion (entrambe le regioni francesi d’oltremare); e la regione spagnola di Ciudad Autónoma de Melilla.

La persistenza di preoccupanti fenomeni all’interno del mercato del lavoro calabrese – che ha registrato negli ultimi 10 anni un raddoppio del tasso di disoccupazione, nonostante i timidi segnali di miglioramento dell’ultimo anno – dovrebbe indirizzare l’azione dei policy maker e del mondo delle imprese verso interventi a sostegno dell’occupazione, con tempistiche utili ad evitare ulteriori distorsioni socialmente insostenibili.

Tutto ciò è dovuto, in primis, all’arretratezza culturale delle regioni meridionali, poco supportate da interventi incisivi in campo economico-finanziario, e, in secondo luogo, alla mancanza in dotazione di infrastrutture, che possano permettere di adempiere alle funzioni di manodopera e lavoro, al fine di garantire ai cittadini una vita gratificante. A tal scopo, il governo si sta mobilitando con diverse manovre (vedi reddito di cittadinanza) per aiutare le persone, economicamente, più in difficoltà. Inoltre lo Stato cerca di promuovere ingenti investimenti nelle regioni più a rischio per evitare lavori illegali, prestazioni insufficienti e servizi inaffidabili.

In altre parole, non esiste dubbio alcuno che la priorità regionale e nazionale debba essere quella di creare in Calabria opportunità di lavoro stabile e qualificato. La Calabria chiede di essere “normale”.