Arrestato simpatizzante Isis: era pronto a compiere attentato

All’alba di questa mattina la Digos di Palermo ha arrestato G.F., palermitano di 26 anni attualmente domiciliato presso il Comune di Bernareggio (MB) e O.G., cittadino marocchino di 18 anni, residente a Cerano (No), responsabili a vario titolo di reati in materia di terrorismo. I due giovani, simpatizzanti dell’Isis, erano pronti a fare attentati ed erano in possesso di materiale che inneggiava all’organizzazione jihadista.

Da quanto detto dal Pm nel provvedimento di fermo, i due giovani si erano “addestrati, sia in concorso tra loro che separatamente, per il compimento di atti di natura terroristica, avendo acquisito, anche autonomamente, istruzioni per il compimento di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, anche rivolti contro uno Stato estero, e in particolare addestrandosi all’uso di armi, allenandosi per raggiungere una preparazione fisica e militare idonea a combattere a fianco dei miliziani dell’Isis in Siria o in altre località”.

In una conversazione avvenuta tra i due ragazzi e registrata dalla polizia, sono emersi dialoghi riguardanti questioni politico-religiose. Il palermitano, inoltre, prima di salutare il suo interlocutore gli chiedeva di pregare affinché lui potesse avere la vittoria sui miscredenti, aggiungendo di voler accarezzare le loro gole con il coltello che portava sempre con sé.

Gli inquirenti hanno acquisito altresì “materiale video contenente istruzioni per la partecipazione a tali combattimenti anche attraverso lo studio di tecniche di guerriglia e materiale relativo ad azioni di martirio con le tecniche dei kamikaze cui si ispirano”.

A tradire il palermitano un selfie, pubblicato sui social, in cui teneva in mano un coltello lungo 26 cm. L’uomo, convertito all’Islam con un processo di radicalizzazione avviato già nel 2017, si era fatto crescere la barba e inneggiava alla vendetta dei combattenti Isis morti in battaglia. Attraverso i social più noti, il palermitano condivideva materiale propagandistico dell’estremismo jihadista e soprattutto dello Stato Islamico (Daesh) sia di tipo documentale sia di tipo video-fotografico.

L’indagato, detto ‘Yusuf’, litigava spesso con i propri genitori che non accettavano la sua scelta di radicalizzazione e li definiva miscredenti. “L’estremo livello di radicalizzazione di G.F.” dicono gli inquirenti, “era altresì comprovato dal conflittuale rapporto con i propri genitori a seguito della sua conversione e adesione ai rigidi canoni della religione salafita”.